Quelle strade roventi e le ginocchia sbucciate
col viso rigato e le madonne implorate
correvo nel vento, chiamando mio padre
e poi mi trovavo in braccio a mia madre.
sui quaderni a righe, scrivevo i miei sogni
e su quelli a quadretti non tornavano i conti.
le lune d'estate guardavano i giochi
di me spensierato, di noi così giovani.
poi il grande dolore, un sogno d'amore
l'addio ai miei cari, tra sbuffi e vapore.
ho dato l'amore in ogni passione
tutto me stesso, così poco rancore.
negli occhi di un bimbo riflesso il mio nome
ho cura di lui, che splende d'onore.
spesso mi fingo tra versi e parole
i miei veri amici, le mie vere storie.