Sorge il canto dalle viscere brune,
dove il tempo non calpesta l’erba
ma s’inchina al passo del custode.
È terra che stilla antico respiro,
impasto di roccia e memoria,
dove ogni solco è un verso
inciso con l’inchiostro della vita.
Non v’è tregua nel vento che la scuote,
ma un vigore che tempra lo spirito,
come ferro battuto sul petto
nella disciplina delle albe.
Qui il silenzio ha voce di sangue,
sangue che scorre nelle vene
denso di verità, privo di maschere,
puro come l’urlo che sale dal mare.
Orizzonti di terra e di cielo
si specchiano in occhi che sanno guardare,
mentre l’anima dimora nell’ombra
di una quercia che non teme inverno.
Tutto questo è la mia terra:
altare di fango e di stelle,
dove a parola è carnale,
e la promessa prende forma di destino.
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