La vista si assottiglia,
dove l’azzurro più tenue
lotta con il grigio profondo:
un taglio netto
sul bordo del mondo.
Nessun abbraccio di cielo con mare,
nessun bacio d'amante,
solo il confine senza emozione
di due vastità indifferenti.
Là non c’è voce,
né respiro,
né il calore dell’amore
o dell’odio umani.
Solo una tensione
di luce e ombra,
l'ultimo baluardo della vista
prima che l’occhio ceda
all’infinito,
alla curvatura massiccia
e inosservata del limite.
Le onde, lì,
non hanno cresta.
Le nubi non hanno forma.
Solo la promessa
di un viaggio mai compiuto,
di navi che svaniscono
come pensieri dimenticati.
E l’uomo che fissa quel punto,
in piedi sulla roccia,
è meno di un granello di sabbia:
un’eco silenzioso
di un’esistenza
che si dissolve
nel vento salmastro.
Quella linea fredda
è la sua sofferenza,
un’illusione fugace
contro la nuda eternità.
Questo è Dio:
un orizzonte
immobile
e severo.
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