Sono albero,
ho radici nel suolo,
succhiano acqua, minerali e amore materno.
A dar foglie protese al cielo a marzo e poi fiori e frutti.
Ma non bellezza d'aiuola
colorata e variopinta
che fa lanciar grida
di meraviglia.
Saprò che prima o poi
dovrò perdere petali e foglie.
E tutto ciò mi si conficca
in quel pertugio che è il tramonto.
Stasera, al minimo lume
delle eterne stelle ho capito.
Capito la vanità di tutto.
Penso, a volte, che mentre dormo i miei pensieri
si tramutano in nebbie fitte.
Fossi sdraiato...
il cielo sarebbe in muto colloquio con me.
Troverei pace e, forse,
fiori di campo, lombrichi e lucertole troverebbero tempo per me, per darmi
un senso a Vita e Morte
in questo tempo profondo
che chiamiamo realtà.