Non è acqua
il pianto
che stria la polvere,
ma l’urlo
di un livido cielo
che si sventra.
Il fulmine cala
come scure divina;
non cerca la via,
la scava,
martirizzando
l'utero della terra
del suo sperma.
In quel colpo,
la roccia
si fa specchio del sacro:
fessura aperta
che incrina
l'aria
e il suolo,
scintilla accesa
che sospende
il tempo.
È ’istante nudo,
sotto il maglio,
dove cenere
e fiamma
si divorano.
Lo senti
l'urto
dentro le tue
stesse ossa:
la terra ora è viva,
gravida
nel profondo.
È la ferita
che permette
alla luce
di abitare
il ventre oscuro
delle tue radici.
*** La crisi, la violenza, il trauma sociale non sono solo eventi da rimuovere o correggere.
Sono la condizione ineludibile per qualsiasi possibilità di rinnovamento o rigenerazione.*****
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