Riposa vecchia carne ,
dove la roccia
spacca il promontorio.
L'occhio cede
al peso del dirupo,
l'ultima firma del Padre,
scritta col sale.
Nessun incenso,
solo l'odore acre
della terra che divora le radici.
Il tuono rotola
sopra le creste di granito ,
polvere
che riconosce la polvere.
La sua voce
è un attrito di ghiaia.
>
Sei il Dio
di un cielo che non lacrima,
l'indifferenza maestosa
delle maree .
Di quale luce
vestirai oggi
i tuoi silenzi?
Affonda ora la tua mano
nel mio ventre,
mentre l'ombra del tuo braccio
oscura il mondo.
Scava il budello
fino a trovare l'oro.
>
Mi arrendo alla tua fame,
Dio delle rocce.
Diventa la lama
che monda la mia cenere.
Sia il mio grido
l'ultima sferzata sulla costa,
finché il sangue
non torni a essere mare
e l'anima
non s'inchini,
nuda e vinta,
sotto il passo immenso della Tua assenza.
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