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Pubblicata il 27/01/2026
Mastica il fango del tempo, anima mia,
che ti sei fatta pietra per non sentire il gelo.
Vivi ora ,trascinata fuori da un sempiterno dolore,
mentre il sogno ingoia la notte,volo di passero che
spacca il cielo.

Non è un bacio.
Dio entra come una lama nel costato del mondo,
logora il nostro buio, quello denso delle vene,
dove abbiamo ammassato paure come carbone vecchio.
Li, nel battito lento del polso,lui pianta il suo grido.

Siamo cattedrali di nervi e cenere ,
architetture di fango verso l'eterno .
Ma guarda:dalle crepe delle nostre mani indurite,
dal cuoio bruciato di aride facce stanche ,
c'è un pugno di luce che ci sventra il petto.

È la vita che morde la morte per farsi verbo.
È il Dio-Sempre-Vivo che scortica il silenzio
e ci costringe, finalmente,
a sanguinare amore.
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