Il testo trasmette un’intensa nostalgia e un desiderio di presenza: l’ansia e il vuoto convivono, ma c’è anche delicatezza, come nella piuma che galleggia leggera. La voce cerca un contatto con l’anima assente, un gesto di speranza in mezzo all’assenza. Il finale, “dio eccoti fiore”, trasforma il dolore in meraviglia, trovando bellezza e sacralità nella fragilità della vita. Molto bella, saluti mitri...
Vedo un'anima libera che vaga nel vuoto dell'attesa e all'improvviso trova Dio in fiore. Trionfa la bellezza che dà a quel vagare un riferimento, una certezza. Molto bella!