Caro Jean ,quando la consapevolezza è totale,non serve più guardarsi allo specchio per giudicarsi. L'identità non è più nell' l'immagine che abbiamo di noi stessi, ma in ciò che resta quando tutto il superfluo svanisce. Mi hai ricordato certe atmosfere della poesia del secondo Novecento, dove il linguaggio cerca di scavare nelle macerie della coscienza. Questo poetare e in assoluto quello che più mi affascina. A rileggerci sempre.Magic
Caro Magic, sono d'accordissimo. D'altra parte, io ho sempre cercato non tanto nello specchio, ma dietro ogni specchio. Penso che abbia ragione, la poesia onirica, introspettiva, ermetica e surreale mi ha sempre affascinato, riesce ad arrivare lì dove la mente e la ragione non possono, lasciando percorrere i sentieri della percezione, le sensazioni e l'immaginazione simbolica e rappresentativa. Grazie mille per questo acuto, suggestivo e sensibile commento. Sempre a rileggerci...
Gli specchi possono essere...segreti,nel calcolo probabilistico.Una professionista,dopo un rapporto men che sufficiente,mi chiese una foto su telefonino,da inoltrare ad amici lontani.Dato il grado di affinita' raggiunto,gliela concessi,ma non potevo sapere di avere un artista in rubrica:Pablo Picasso,l'avranno fatta stampare.
Ah ah ah, più "riflesso" di così... ma tu di carte "segrete" mi sa che ne hai un'infinità da giocare. Grazie e un caro saluto.
Grazie carissima, sempre un piacere anche per me. Un saluto e a presto.