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Pubblicata il 14/01/2026
La pioggia cadeva su Caerwyn come una cortina di aghi d’argento, spinta da un vento gelido che sembrava voler strappare via ogni traccia di calore dalla città.
Le strade erano quasi deserte: solo qualche mercante in ritardo correva verso casa, stringendo il mantello al petto, mentre le guardie cittadine si rifugiavano sotto le tettoie delle torri di guardia, maledicendo il turno notturno.
Fu in quel silenzio bagnato che si udì il primo suono: un passo di zoccoli, lento e pesante, che risuonava come un tamburo lontano.
La guardia più giovane, un ragazzo dai capelli rossi di nome Bran, si sporse oltre il parapetto.
— Chi viaggia con questo tempaccio? — borbottò, asciugandosi il viso.
Il cavallo emerse dalla nebbia come un’ombra viva. Era enorme, nero come una notte senza stelle, con il vapore che gli usciva dalle narici come fumo di un drago.
In groppa, una figura avvolta in un mantello scuro avanzava senza fretta, come se la pioggia non lo toccasse affatto.
Quando il cavaliere sollevò il volto, Bran sbiancò.
Una barba grigia, folta e incolta.
Una cicatrice che attraversava la guancia sinistra come un fulmine.
Occhi duri, color acciaio, che sembravano aver visto troppo.
— Per tutti gli dei… — mormorò Bran. — È lui. È Sir Percivalle.
Il cavaliere che aveva guidato le armate di Albión nella Guerra delle
Tre Lame.
L’uomo che aveva salvato la regina Elowen quando era ancora una principessa.
Il guerriero che, cinque anni prima, era scomparso senza lasciare traccia.
La guardia più anziana, Sir Aldric, uscì dalla torre con passo pesante.
— Non dire sciocchezze, ragazzo. Sir Percivalle è morto.
Ma quando vide il cavaliere, si fermò come se avesse preso un pugno allo stomaco.
— Aprite il portone — disse Percivalles, con una voce roca, profonda, che sembrava provenire da un luogo lontano.
Aldric deglutì.
— Sir Percivalle… siete davvero voi?
Percivalle non rispose. Non ne aveva bisogno.
Il portone si aprì con un gemito metallico.
Il cavaliere entrò nella città, e la pioggia sembrò intensificarsi, come se il cielo stesso volesse nascondere il suo ritorno.
Caerwyn non era più la città che Percivalle ricordava.
Le strade erano più vuote, le case più fredde, e un’aria di paura aleggiava come una nebbia invisibile.
Le persone che lo incrociavano abbassavano lo sguardo, come se temessero di riconoscere in lui un presagio.
Percivalle non si fermò. Non salutò nessuno. Non guardò nemmeno i luoghi che un tempo gli erano familiari.
Aveva un solo obiettivo. Raggiungere la regina.
Il castello di Caerwyn svettava sulla collina come un gigante di pietra, illuminato da torce tremolanti.
Le guardie all’ingresso si irrigidirono quando lo videro avvicinarsi.
— Identificatevi — disse una di loro, più per protocollo che per reale necessità.
Percivalle sollevò lentamente il cappuccio.
La guardia fece un passo indietro.
— Aprite i cancelli! Subito!
Il cavaliere attraversò il cortile interno, scese da cavallo e si incamminò verso la Sala del Trono.
Ogni passo risuonava come un colpo di martello.
Ogni guardia che lo vedeva si irrigidiva, come se stesse assistendo al ritorno di un fantasma.
Quando le grandi porte si aprirono, la regina Elowen si voltò.
Era cambiata.
Non era più la giovane donna che lui ricordava.
Ora era una sovrana: fiera, elegante, ma con un’ombra negli occhi che non aveva mai avuto prima.
— Percivalle… — sussurrò. — Credevo fossi morto.
Lui si inginocchiò, con un movimento lento, quasi doloroso.
— Non ancora, Maestà.
Lei scese dal trono e gli posò una mano sulla spalla.
— Perché sei tornato?
Percivalle sollevò lo sguardo.
— Perché il regno è in pericolo. E perché qualcuno deve fare ciò che nessun altro può.
Elowen trattenne il respiro.
— È per la Corona, vero?
Percivalles annuì.
— È stata rubata. E so dove si trova.
La regina si irrigidì.
— Nella Foresta di Nox.
— Sì — rispose. — E se non la recuperiamo… Albión cadrà.
Un tuono esplose fuori dal castello, come se il cielo avesse ascoltato quelle parole.
E approvato.
Il limitare della Foresta di Nox non era segnato da un confine netto, ma da una lenta agonia della terra.
L’erba verde di Albión cedeva il passo a steli grigi e fragili, che si spezzavano sotto gli zoccoli del cavallo con un rumore simile a ossa frantumate.
Percivalle tirò le redini. Davanti a lui, gli alberi si intrecciavano in una cupola di rami neri, così fitti da sfidare persino la luce del mattino.
Non c’era canto di uccelli, né fruscio di prede. Solo il respiro pesante del suo stallone e il battito del proprio cuore.
— Resta qui, Moros — sussurrò il cavaliere, accarezzando il collo dell'animale. — Se non dovessi tornare entro il tramonto, corri verso sud. Non voltarti.
Scese di sella e controllò l'elsa della spada. Non era un'arma da cerimonia: era acciaio brunito, segnato da tacche che raccontavano storie di duelli dimenticati.
Mentre si addentrava nel primo cerchio d'ombra, una voce lo fermò.
— Sapevo che non avreste aspettato l'alba, Sir Percivalle.
Il cavaliere si voltò di scatto, la mano già sull'arma.
Dalla nebbia alle sue spalle emerse una figura sottile, avvolta in una tunica di cuoio e velluto verde scuro.
Era Kaelen, la cercatrice della Regina, nota per essere capace di leggere le tracce del vento.
— La Regina mi ha mandato per assicurarmi che non moriate nel primo miglio — disse lei, incrociando le braccia. — Conoscete la Foresta, ma io conosco ciò che è diventata. La Corona non è stata solo portata qui.
È stata nutrita con l'oscurità di questo posto.
Percivalle strinse gli occhi. — Non ho bisogno di una balia, ragazza.
Ho affrontato demoni mentre tu imparavi a camminare.
— I demoni di allora avevano carne e sangue — ribatté Kaelen, indicando il fitto degli alberi. — Quelli che troveremo lì dentro hanno solo fame.
E ricordano il vostro odore.
Un brivido innaturale percorse la schiena di Percivalle.
Un sussurro, simile a mille voci che grattavano contro la corteccia, sembrò sollevarsi dal cuore della foresta.
Mentre facevano i primi passi nel sottobosco, notarono qualcosa appeso a un ramo di frassino morto.
Era un vessillo reale di Albión, logoro e sporco di qualcosa che somigliava a catrame nero.
Sotto di esso, incise nel legno, c'erano tre rune che Percivalle riconobbe immediatamente.
"Il Re di Cenere rivendica ciò che è d'oro."
— Il Re di Cenere... — mormorò Percivalle, la voce che tremava per la prima volta. — Allora le leggende della Guerra delle Tre Lame non erano concluse.
Abbiamo solo sepolto il nemico vivo.
Kaelen estrasse un pugnale d'argento che emanava una debole luce azzurrina. — Allora faremo meglio a sbrigarci. La foresta si sta muovendo.
Dietro di loro, il sentiero da cui erano venuti sparì, inghiottito da una nebbia improvvisa e densa come fumo.
La Foresta di Nox aveva appena chiuso la sua trappola.
Il sentiero si faceva sempre più stretto, soffocato da radici nodose che sembravano artigli pronti a scattare.
L'aria all'interno della Foresta di Nox era densa, satura di un odore metallico, come sangue antico versato sulla terra fredda.
Kaelen si fermò di colpo, sollevando la mano. Il suo pugnale d'argento pulsava di una luce febbrile. — Sentite? — sussurrò.
Percivalle non rispose, ma la sua mano corse all'elsa della spada.
Davanti a loro, in una radura dove la nebbia si diradava rivelando un terreno cosparso di cenere, sorgeva un antico altare di pietra.
Al centro dell'altare, incastonato in una morsa di rovi neri come l'ebano, brillava un riflesso dorato: la Corona di Albión.
Ma non era incustodita.
Dall'oscurità dietro l'altare emerse una figura imponente.
Indossava un'armatura a scaglie, un tempo splendente, ora arrugginita e ricoperta di rampicanti parassiti.
Il volto era celato da un elmo chiuso, ma dagli spiragli della celata non brillavano occhi umani, bensì due fiamme fatue di un azzurro gelido.
Percivalle sentì il sangue gelarsi nelle vene. Riconobbe lo stemma sbiadito sul pettorale: un leone rampante trafitto da una lancia.
— Non può essere... — mormorò il cavaliere, la voce ridotta a un soffio. — Sir Galahad?
Kaelen guardò Percivalle, sorpresa. — Sir Galahad? Il vostro scudiero?
Quello che dicono sia morto per proteggervi durante la ritirata dalla
Valle dei sospiri?
Il mostro in armatura emise un suono che era a metà tra un gemito e un ringhio metallico. Sollevò una pesante ascia bipenne, la cui lama era incrostata di icore nero.
Ogni suo movimento era accompagnato dal sinistro scricchiolio del metallo corroso.
— Non è morto — disse Percivalle, estraendo la spada con un sibilo d'acciaio. — È stato lasciato indietro.
Il Guardiano scattò con una velocità sovrumana per la sua mole.
L'ascia calò con una forza tale da spaccare il terreno proprio dove un istante prima si trovava Percivalle.
Il Guardiano non cercava solo di ucciderli; stava proteggendo la
Corona come se la sua stessa anima dipendesse da essa.
Kaelen cercò di aggirarlo per afferrare il manufatto, ma i rovi intorno all'altare si animarono come serpenti, frustando l'aria per tenerla a distanza.
— Percivalle! — gridò la ragazza, schivando un colpo. — Non è più l'uomo che conoscevate! È un involucro vuoto riempito dalla maledizione di Nox!
Colpitelo, o ci ucciderà entrambi!
Percivalle parò un fendente dell'ascia, sentendo le braccia vibrare fino alle spalle. Guardò quegli occhi spettrali dietro l'elmo. — Galahad, perdonami — disse a denti stretti.
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4,8/5 meriti (5 voti)

È evidente la grande abilità narrativa con la cura e la suggestione dei dettagli, dell'ambientazione, dei personaggi. Avvincente e molto piacevole in questa aura di cavalieri e leggende dove regnano rispetto e fedeltà per valori ritenuti vitali, simboleggiati da oggetti di pregio o di fantasia, o da personaggi mitici e carismatici. C'è sempre la lealtà di qualcuno a custodire la verità, la giustizia, la coerenza. Solo credendo a certi valori, avendone comunque la capacità in dote, si possono raccontare con questa passione. Continua... Un amichevole saluto.

il 14/01/2026 alle 08:50

5 C ! hai inchiostro anche per il seguito...

il 14/01/2026 alle 09:33

Spero proprio di sì, caro Poe. Ormai ci siamo immersi ed abituati in queste storie fantastiche, dalle quali attingiamo metafore e principi di vita pura ed essenziale. Caro Sir, purtroppo i calamai sono solo cinque, prova a metterci un due o un tre in alto a destra e moltiplica. Complimenti...ti...ti. Abbraccioni, carissimo amico.

il 14/01/2026 alle 15:00

Ti ringrazio molto, grande amico Poe! Ieri sera ero molto stanco, e non avrei potuto continuare il duello con Sir Galahad: mi avrebbe massacrato. Continueró appena potró, riprendendo da quel fermo immagime, determinante per la mia incolumitá! Grazie di cuore.

il 14/01/2026 alle 19:21

Grazie per l'inchiostro!

il 14/01/2026 alle 19:22

Gioia di una San! Grande amica di ventura; ti ringrazio per tutti quei contenitori d'inchiostro! Ti abbraccio con immenso affetto e ammirazione! Grazie sempre assai.

il 14/01/2026 alle 19:24

molto interessante questo racconto , il personaggio di Percival e della regina lasciano presagire una tormentata storia d'amore che rende molto intenso lo svolgersi degli avvenimenti ...Leggerò domani con grande curiosità e interesse il seguito. Ti abbraccio Eos

il 18/02/2026 alle 22:15

Ti abbraccio, cara amica Eos! Grazie sempre! A domani!

il 18/02/2026 alle 23:14