E tu osservalo.
senza giudizio
lascialo dimenarsi.
sguardo truce
intorno a squadrarti.
bava alla bocca,
sbuffi dal naso,
instabile mostro,
pericolo costante,
mina vagante,
per te stesso,
chi t'è vicino
e chi distante.
frustrante.
non puoi farci niente:
lo ha pungolato il presente.
tu e lui, ora siete
e lui è in te.
tu non lo vuoi vedere
mentre lui
ha bisogno
che qualcuno lo sente.
guardalo dimenarsi,
tirare colpi
perchè li ha subiti
e ora altri ne teme.
trema, freme, urlarti dentro
nell'inestricabile spelonca della personalità
in cui lo ha cacciato il tempo.
la dignità
è diritto all'esistenza
per chi onori ne ha
e per chi ne è senza.
per chi non è inviso
ma pure per lui
quando tu stesso,
il mondo,
il fato,
il caso,
l'altrui schiaffo o carezza,
o granello di polvere male inteso
di ferire, agitare, uscire le grida dalla grotta,
ha deciso.
e allora guardalo,
senza giudizio,
senza timore,
fai il vuoto dentro
e osservalo:
dai dignità al tuo dolore.
lui soffre e tu
non puoi farci niente.
ma ignorarlo,
criticarlo,
murarlo vivo,
per non sentirlo
è molto peggio
che stargli in silenzio di fronte
mentre si rode, dimena e duole.
accetta in pace la sua esistenza.
lui, con il suo dolore,
tu, con la sua presenza.