PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 21/12/2025
non troppa luce negli occhi.
non suoni di sirene, non voci.
niente riflettori, nessuno spot, nessun flash.
meno bombe, meno lampi.
vorrei i miei colori pastello, quelli di scuola.
quelli donati da mamma.
mi piaceva di più il colore di panna, la torta del mio compleanno.
non era così bianco da essere bianco, né così grigio.
i topi non li mangio, tanto non cresco, e poi non ci riesco.
se posso mi mangio le cose più rosse, più verdi, più gialle, più grosse.
vorrei conservare il mio sguardo gentile: color acquarello.
non troppa luce negli occhi, se no non distinguo i colori.
resto fuori per osservare, lo so che posso rischiare.
azzurro non grigio,
nascosto tra lacrime e sguardi di gioia.
che belli che sono gli incontri al tramonto.
ancora ci siamo. Ancora ci sono.
la notte risuona di silenzi interrotti.
colori bruciati dal sole che scende in collina.
la notte è vicina e mastica la sua cantilena:
“Domani finisce, domani ritorna la pace
e questa giornata l’ho già superata. È andata!”
luce ma non troppa,non troppa luce negli occhi.
vorrei dei giochi per stare tranquillo.
il tempo di crescere, giocare con i miei pennarelli,
e non temperare le matite per metter qualcosa tra i denti.
vi prego, ora basta. La guerra consuma i colori.
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Questo testo è una poesia che parla della guerra vista con gli occhi di un bambino. Il bambino non chiede cose grandi o complicate: chiede meno luce, meno rumore, meno violenza, perché tutto questo gli fa perdere i colori del mondo. I colori rappresentano la vita, i giochi, la scuola, la famiglia e la pace. La guerra, invece, “consuma i colori”, cioè rovina l’infanzia e toglie la possibilità di crescere serenamente. Il tono è dolce ma triste, e ci fa capire che la pace è necessaria per proteggere i bambini e i loro sogni.Bellissimo testo.Saluti.

il 21/01/2026 alle 19:43