Ti sento nei muscoli, nelle vene,
come acqua nera che scorre lenta,
come miele avvelenato che mi appiccica il cuore.
non sei qui —
eppure respiro il tuo fantasma
che si insinua tra i polmoni
e mi soffoca con il tuo nome.
le strade tremano sotto i miei passi,
i lampioni sanguinano luce gialla,
le case sospirano il tuo respiro
che mi segue, mi chiama, mi sbriciola.
non c’è silenzio
che non parli di te,
non c’è notte
che non ti porti via con sé
per poi restituirmi solo il bruciore
degli occhi vuoti.
ti cerco nel vento,
nei fiori marci,
nei bicchieri rotti che riflettono la tua assenza.
ti cerco nel tremito delle mani,
nelle vene pulsanti,
nelle ossa che scricchiolano
come il legno di un vecchio cimitero.
e quando penso di dimenticare,
quando credo che il tuo fantasma si sia stancato,
ritorni —
liquido, oscuro, senza corpo ma reale,
come fumo che entra nelle labbra
e brucia la lingua.
il mio cuore urla,
la mia mente implode,
il mio corpo è solo una ferita
che ti sente ovunque.
ti ho amato fino a morire e risorgere,
ti ho odiata fino a volerti spegnere,
eppure niente basta:
sei il tremore delle mani,
il nodo alla gola,
la malattia che si fa carezza,
la tua ombra che si fonde con la mia carne.
sono fango e vetro,
acqua e cenere,
sono un uomo dilaniato dal tuo ricordo
che ride e piange nello stesso respiro.
ogni notte sei un fiume che mi travolge,
ogni giorno sei la sabbia che mi soffoca,
ogni pensiero è il tuo veleno dolce
che mi tiene legato
al tuo eterno non-andarsene.
non c’è via di fuga,
non c’è luce,
solo questo tremore continuo,
questa ossessione che mi scava l’anima,
questa follia liquida
che è te,
che sei tu,
che non smetti di scorrere
tra i miei occhi e il mio cuore.