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Pubblicata il 17/11/2025
Nella terra di Vintermark, l’inverno non finisce mai.
il sole è solo un ricordo sbiadito, un occhio pallido che guarda da dietro nubi di piombo. Il vento porta con sé cristalli di ghiaccio che tagliano la pelle come lame di rimorso, e ogni anno, quando le Lune Gemelle si avvicinano fino a toccarsi nel cielo, arriva il Mese del Silenzio. È allora che i cuori più fragili sentono la pressione: una mano invisibile che stringe il petto dall’interno, che sussurra «non sei abbastanza, non sei mai stato abbastanza».
in quella landa viveva un cavaliere senza nome, perché aveva dimenticato il proprio il giorno in cui lei se n’era andata. Tutti lo chiamavano l’Errante. Aveva ancora il volto di un ragazzo, lineamenti intatti dal gelo, occhi troppo grandi per un uomo che aveva già vissuto quattro decenni. Ma dentro era vecchio. Vecchio di undici anni ripetuti mille volte, da quando, bambino, aveva sentito per la prima volta quella morsa nel petto e aveva capito che qualcosa in lui era rotto per sempre.
aveva trovato la sua luce una volta sola.
si chiamava Liora, figlia delle nevi eterne, capelli color della luna piena, voce bassa come il respiro di un lupo prima di mordere. Con lei il Mese del Silenzio diventava sopportabile. Ridevano sotto le coperte di pelliccia mentre fuori imperversava la tormenta, e il cuore dell’Errante, per la prima volta dopo ventisette inverni, smetteva di chiedere di morire. Lei era casa. Lei era calore. Lei era la prova che poteva esistere un posto dove non faceva male respirare.
poi lui l’aveva spezzata.
parole taglienti, silenzi più crudeli delle parole, mani che stringevano troppo forte quando avrebbero dovuto solo accarezzare. L’aveva spinta via senza accorgersene, giorno dopo giorno, finché una mattina di gelo nero lei aveva raccolto le sue poche cose e se n’era andata senza voltarsi. Il portone si era richiuso con un tonfo che gli aveva spaccato il petto in due.
da allora l’Errante vagava.
aveva imparato incantesimi proibiti, aveva stretto patti con le Ombre del Crepuscolo, aveva versato sangue di drago e lacrime proprie su altari dimenticati. Tutto per riportarla indietro. Tutto per meritarsela di nuovo. E ci era riuscito, a metà. Liora era tornata nella sua vita, ma da lontano. Lettere che arrivavano con il corvo delle nevi, parole gentili ma fredde, un «ti voglio bene» che non significava più «torno da te».
ogni anno, quando le Lune Gemelle si avvicinavano, lui sentiva la pressione crescere. Il cuore gli batteva contro le costole come un prigioniero che vuole evadere. Sapeva che se fosse riuscito a riportarla sotto lo stesso tetto, se anche solo per una notte le Lune li avessero trovati nello stesso letto, il prezzo sarebbe stato la sua stessa vita. Lo avevano avvertito le Ombre: «L’amore che hai spezzato può essere ricucito solo con il filo della tua anima. Quando lei dormirà tra le tue braccia, tu smetterai di respirare. È l’unico modo.»
e lui aveva accettato.
l’ultima notte del Mese del Silenzio, l’Errante la trovò ad aspettarlo sulla soglia della vecchia casa di pietra, avvolta in un mantello di pelliccia bianca. Era più bella di come la ricordava, e più triste. Non dissero nulla. Si presero per mano ed entrarono. Il fuoco crepitava nel camino, unico suono in un mondo che tratteneva il fiato.
si sdraiarono uno accanto all’altra, come un tempo. Lei si addormentò quasi subito, il respiro lieve, la testa appoggiata sul suo petto. Lui la strinse piano, sentendo il calore di lei sciogliere l’ultimo ghiaccio che gli era rimasto dentro.
poi venne il dolore.
un dolore dolce, lento, definitivo. Il cuore si fermò di colpo, come una candela spenta da un soffio. Non ci fu lotta. Solo un sospiro lungo, quasi di sollievo. Le Ombre entrarono nella stanza senza far rumore, avvolsero il suo corpo in un sudario di brina e lo portarono via attraverso il pavimento, giù, giù, dove nemmeno il ricordo del calore arriva più.
liora si svegliò all’alba.
il posto accanto a lei era freddo. Sul cuscino c’era una sola rosa di ghiaccio, perfetta, intatta. La prese tra le dita e la vide sciogliersi in lacrime nere.
da allora, ogni anno, quando le Lune Gemelle si toccano e il Mese del Silenzio cala su Vintermark, si dice che nei villaggi si oda un lamento lontano: è il vento che passa attraverso il petto vuoto dell’Errante, ancora alla ricerca di lei, ancora incapace di trovare pace.
e chi ha amato e ha perso sa riconoscerlo.
È il suono di chi ha dato tutto, anche la vita, per riavere un solo istante di calore…
e ha scoperto che nemmeno la morte è abbastanza per riavere indietro l’amore della propria vita.
perdona se non c’è luce alla fine.
a volte la verità più profonda è proprio questa: certi buchi nel cuore non si chiudono mai.
rimangono lì, a ricordarci quanto costa amare qualcuno più di se stessi.
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Personalmente non amo i racconti ma credo che ogni genere abbia valenza straordinaria e debba avere pari possibilità di esprimersi. Questo è un bel racconto.

il 17/11/2025 alle 20:31