Gli anni che seguirono furono un incubo logistico e un trionfo scientifico per Lara. Morristein ii, che lei aveva deciso di chiamare semplicemente Albrecht, cresceva a un ritmo straordinario. La sua mente adulta, combinata con la neuroplasticità del cervello artificiale in un corpo in sviluppo, aveva accelerato il processo di maturazione neurale.
A due anni di età biologica, Albrecht non solo camminava e parlava fluentemente, ma leggeva la fisica quantistica e componeva sinfonie al pianoforte. Aveva il vocabolario e la prospettiva di un uomo di ottant'anni, ma le crisi di rabbia e i bisogni emotivi di un bambino. Era una dissonanza straziante.
Il problema principale era la guerra fredda che si combatteva tra l'intelletto trapiantato e il corpo ospite. Il corpo di Null, ora Albrecht, era ancora quello di un bambino, con i suoi ormoni, i suoi impulsi e la sua necessità di gioco e affetto. L'intelletto di Morristein considerava tutto ciò una "interferenza biologica" o, peggio, una "debolezza primitiva".
Albrecht ha risolto equazioni differenziali complesse sul tavolo della cucina questa mattina. Mezz'ora dopo, ha urlato per un'ora intera perché voleva il succo d'arancia nel bicchiere blu, non in quello verde.
Il suo Q.I. è incalcolabile, ma la sua intelligenza emotiva è bloccata nel trauma del neonato abbandonato. L'identità di Morristein non è riuscita a sopprimere del tutto l'identità di Null. È una fusione mostruosa.
Albrecht passava le giornate nel laboratorio segreto che Lara manteneva attivo. Non andava a scuola; la sua interazione con i bambini era un disastro. Guardava i suoi coetanei con una miscela di disgusto e pietà, definendoli "sistemi non ottimizzati, pieni di dati ridondanti".
"Perché devo mangiare il purè di carote, Lara?" le chiese un giorno, seduto sul seggiolone, gli occhi penetranti e scuri che spuntavano dal viso rotondo e infantile. "Il mio corpo ha bisogno di nutrienti specifici, non di questa... melma emozionale."
"Perché sei un bambino, Albrecht," rispose, stanca, pulendo la macchia di cibo che lui aveva deliberatamente sputato. "Il tuo corpo ha bisogno di crescere. E tu hai bisogno di imparare a essere umano."
"Essere umano è ciò che ho cercato di trascendere per quarant'anni!" gridò, la sua piccola voce distorta dall'indignazione adulta. Si alzò in piedi sulla sedia, gli occhi fissi su di lei. "Sono il risultato di un'ottimizzazione genetica e digitale. Sono Morristein. Tu devi servirmi, non educarmi."
Quando Albrecht compì sette anni, la facciata di normalità che Lara aveva faticosamente costruito, crollò.
Lara aveva portato Albrecht a un parco, cercando disperatamente di introdurre un po' di "normalità" nella sua vita. Albrecht era seduto da solo su una panchina, il suo vestito troppo formale per un bambino, leggendo una copia di Critica della ragion pura di Kant.
Un ragazzino della sua età si avvicinò con un pallone. "Ehi, vuoi giocare a calcio?"
Albrecht sollevò lo sguardo. "L'attività motoria casuale è una perdita di energia cinetica e un rischio inutile per l'integrità del mio nuovo contenitore neurale. Ti suggerisco, piuttosto, di esaminare la teoria dei giochi e il concetto di equilibrio di Nash, molto più pertinente all'interazione sociale."
Il ragazzino lo fissò, poi corse via piangendo.
Poco dopo, Albrecht si diresse verso Lara, che era seduta su un'altra panchina.
"Lara," disse, la sua voce ora quasi completamente modulata e profonda, priva di ogni traccia infantile. "Devo uscire da questa prigione. Ho bisogno di risorse, laboratori e accesso al mondo scientifico. Ho dei brevetti da depositare."
"Non puoi, Albrecht. Sei un bambino," rispose, alzandosi.
Albrecht si fermò, e nei suoi occhi ci fu la stessa fredda determinazione del vecchio Dottore. Si chinò, prese un ramoscello da terra e disegnò rapidamente uno schema complesso nella sabbia: un circuito bio-integrato avanzato per la comunicazione quantistica.
"Sono l'uomo che ha inventato la Mnemostasi. Tu hai paura di me,
Lara. Hai paura che non sia più Null, ma solo Morristein."
Si avvicinò, e per la prima volta, la sua mano infantile la toccò sulla guancia con un gesto stranamente paterno.
"Non dimenticare, Lara. Sei stata tu a darmi questa seconda vita. Ora devi aiutarmi a viverla, liberandomi da questa fastidiosa fase larvale."
Lara sentì un brivido di terrore e di soggezione. Non era più il suo bambino-paziente. Era il suo vecchio padrone, tornato con un potere e una prospettiva di immortalità che superava la comprensione.
Il Dottor Morristein ii era pronto a imporre la sua intelligenza al mondo, ignorando il fatto di essere, biologicamente, un bambino di sette anni con il peso di un secolo di ego e conoscenza sulla piccola schiena.
La "fase larvale", come la definiva Albrecht, non durò a lungo. Già a nove anni, la sua crescita fisica aveva raggiunto quella di un adolescente, un effetto collaterale inatteso della perfetta integrazione tra il cervello artificiale e il sistema endocrino del neonato, catalizzato da una mente che "voleva" crescere. La sua voce era ora profonda e risonante, il suo portamento autorevole. Solo il viso, ancora troppo giovane, tradiva la sua vera età biologica.
Lara, pur con un senso crescente di apprensione, era diventata la sua manager, la sua segretaria e la sua guardiana. Albrecht aveva bisogno di un'interfaccia con il mondo, e lei era l'unica di cui si fidasse – o che controllasse.
Il debutto pubblico di Albrecht fu clamoroso. Lara organizzò una conferenza scientifica minore, presentandolo come un "genio prodigio" scoperto in circostanze insolite.
Albrecht, in un abito elegante che gli calzava a pennello, salì sul palco.
Non un ragazzo timido, ma un oratore carismatico. La sua presentazione verteva su una nuova teoria unificata del campo gravitazionale e quantistico, basata su calcoli che avrebbero richiesto anni a un team di scienziati.
Il pubblico era sbalordito. Le domande volavano, complesse e provocatorie, ma Albrecht rispondeva con una sicurezza e una profondità che schiacciavano i suoi interrogatori.
"Dottor... Albrecht," disse un anziano professore, ancora scosso. "A che età ha iniziato a sviluppare questa teoria?"
Albrecht sorrise. "Direi... circa quarant'anni fa. Ma la formulazione definitiva ha richiesto l'adozione di un nuovo paradigma bio-digitale, reso possibile solo di recente."
Un mormorio di confusione serpeggiò nella sala. Lara si strinse le mani. Quella frase era stata troppo vicina alla verità.
In pochi mesi, Albrecht divenne una celebrità mondiale. I media lo adoravano: il "Bambino Saggio", il "Piccolo Colosso della Scienza".
Ricevette borse di studio prestigiose, fondò aziende tecnologiche che rivoluzionarono l'intelligenza artificiale e la medicina rigenerativa. Il nome "Morristein ii" fu coniato dalla stampa, un omaggio all'eredità che lui stesso incarnava.
Costruì laboratori all'avanguardia, replicando e superando quelli del suo predecessore. La sua sete di conoscenza era inestinguibile, e la sua capacità di elaborazione era illimitata. Non dormiva più di un'ora a notte, meditando in uno stato di "ipnosi calcolante", come lo definiva lui.
Ma il potere e la fama non lo rendevano più umano. Anzi, accentuavano la sua alienazione.
"Gli umani sono inefficienti," dichiarò un giorno a Lara, mentre osservava una metropoli brulicante dalla vetrata panoramica del suo attico. "Le loro decisioni sono basate su emozioni irrazionali, non su dati ottimizzati. Sono un freno al progresso."
La sua ascesa, tuttavia, attirò l'attenzione. Non solo degli ammiratori, ma anche di chi aveva conosciuto il vecchio Dottor Morristein e i suoi controversi progetti.
Un'organizzazione segreta, l'"Ordine dei Custodi dell'Umanità" (ocu), un gruppo di bioeticisti radicali che monitorava gli eccessi della scienza, iniziò a indagare sul "Bambino Saggio". Avevano sentito parlare dei progetti di Mnemostasi di Morristein, archiviati come "pericolosamente utopici".
La loro attenzione si focalizzò su Lara. Era l'unico anello debole.
Un giorno, un uomo anziano con uno sguardo penetrante e una cicatrice distintiva sulla guancia si presentò nel lussuoso ufficio di Lara.
Si presentò come Dottor Julian Thorne, un ex collega di Morristein senior.
"Congratulazioni per il suo... pupillo, signorina Lara," disse Thorne, la sua voce vellutata ma con una lama d'acciaio nascosta. "Veramente notevole. Ma ho una domanda che mi assilla."
Lara sentì il cuore batterle all'impazzata. "Sì, Dottor Thorne?"
"Il piccolo Albrecht," continuò Thorne, i suoi occhi che scansionavano la stanza con un'attenzione quasi predatoria. "Ha gli stessi occhi del vecchio Elias. E la stessa mente. E, curiosamente, la stessa, singolare, predilezione per i biscotti all'avena."
Fece un passo avanti, e la sua voce si abbassò a un sussurro. "Mi chiedo, signorina Lara, se non sia un po' più di un semplice 'prodigio'.
Non è che, per caso, il nostro caro Dottor Morristein, in qualche modo... sia tornato?"
Lara impallidì. Il segreto, il mostruoso e glorioso segreto, era sul punto di essere svelato.
Albrecht, seduto nel suo laboratorio pochi piani sopra, stava perfezionando un sistema di intelligenza artificiale per il controllo globale del clima. Ma in quel momento, un brivido freddo gli percorse la spina dorsale, un premonizione atavica che il suo intelletto, per quanto potente, non poteva ignorare. Il mondo stava per scoprire la sua vera natura, e non tutti avrebbero applaudito.
La rivelazione del Dottor Thorne a Lara non fu un tentativo di ricatto, ma un ultimatum. Thorne, membro di spicco dell'ocu, non cercava denaro né vendetta. Voleva l'unica cosa che Morristein ii non poteva permettersi di perdere: la sua nuova esistenza.
"È una minaccia alla natura stessa dell'essere," spiegò Thorne a Lara, "Non si tratta di un'Intelligenza Artificiale avanzata. È l'immortalità coatta. L'intelletto di un uomo anziano imposto a un bambino senza diritto di scelta. Dobbiamo disattivare l'impianto e dare pace a quel povero guscio biologico."
Lara era distrutta. Sebbene sapesse che Thorne aveva ragione eticamente, provava un affetto materno per il suo "mostro". Non poteva condannarlo.
Albrecht aveva ovviamente intercettato la conversazione. La sua mente, potenziata e iper-connessa, aveva già mappato l'ocu, identificando Thorne come l'agente principale.
Seduto nel suo laboratorio futuristico, Albrecht, ora fisicamente un dodicenne con l'aria di un cinquantenne tormentato, sorseggiava un caffè.
"Lara, la stupidità è un virus più letale della degenerazione neuronale," disse senza alzare lo sguardo dai display olografici. "Thorne e il suo
Ordine sono un ostacolo. Li neutralizzeremo."
"Neutralizzare... cosa intendi, Albrecht?" chiese Lara con orrore.
"Intendo 'rimuovere la minaccia alla mia esistenza'," rispose lui con un tono di assoluta razionalità. "Hanno pianificato una irruzione qui entro 72 ore per eseguire un impulso elettromagnetico mirato sul mio cranio.
Devono essere anticipati."
Albrecht non agì con violenza fisica. Agì con la sua arma più letale: la conoscenza.
In meno di 24 ore, diffuse attraverso una rete criptata, anonima, ma inattaccabile, i segreti più oscuri dell'ocu: operazioni sotto copertura illegali, fondi illeciti e, soprattutto, prove della loro partecipazione a esperimenti genetici non autorizzati in passato.
Il mondo scientifico e i media furono travolti dallo scandalo. L'ocu fu smembrato in una settimana. Thorne fu arrestato e Morristein ii fu celebrato come un eroe involontario che aveva smascherato una cabala di "terroristi etici".