Pazzo d'amore di Branduardi. Questo frammento poetico e riflessivo si muove sul crinale sottile tra il disincanto digitale e la nostalgia dell’autenticità.L’autore osserva la sua comunità poetica , un piccolo mondo popolato da avatar, icone e pseudonimi , con lo sguardo di chi conosce bene le seduzioni dell’immagine ma ne intuisce anche la fragilità. Dietro il tono ironico, quasi mondano (“a una cena galante non parlerei d’intelligenza”), si cela una riflessione più ampia: l’intelligenza artificiale diventa metafora del rischio che corre anche la poesia, quello di perdere la sua verità per diventare simulacro, artificio, posa.L’atto di “zoomare sull’icona” è il gesto centrale del testo: non è solo un’immagine visiva, ma un atto conoscitivo, il tentativo di vedere oltre la superficie, oltre l’immagine curata che ognuno proietta di sé.I personaggi , Deamor, Sir Morris, Cignonero, Annak , sono più che nomi: sono archetipi poetici di questo piccolo universo virtuale. Deamor rappresenta la passione esplicita, Sir Morris l’identità intellettuale e composta, Cignonero la misura emotiva e pudica, Annak la fragilità esibita. Attraverso loro, l’autore compone un mosaico di umanità filtrate, un coro di voci che si osservano e si misurano, tra desiderio e distanza. L’ombra del “silent pact” , questo patto silenzioso fra iniziati , allude a una consapevolezza condivisa: la poesia online è un gioco di specchi, una forma di esoterismo moderno, dove chi scrive e chi legge si riconoscono solo per segni sottili, per allusioni. Eppure, proprio quando sembra prevalere il sospetto, il poeta apre una finestra di tenerezza e verità: “C’è una sola donna al mondo, con innumerevoli voti, e un giorno insieme ritengo includa una cena galante, almeno a parole.” È la resa del poeta all’unicità del sentimento, alla possibilità , anche solo immaginata , di un incontro reale. Nel cuore del linguaggio mediato e delle intelligenze artificiali, rimane la fame antica di un contatto autentico, di un volto che non si possa “zoomare”, ma solo guardare.Il poeta osserva come il poeta, oggi, non sia più solo voce o parola, ma anche immagine, icona, profilo, “personaggio”. La poesia diventa un atto di presenza e di rappresentazione: ogni autore costruisce la propria figura , sensuale, colta, contenuta, fragile , e la offre al pubblico come se fosse un ritratto.Una poesia bellissima. complimenti!