Il laboratorio del Dottor E. Morristein non era un luogo, ma un santuario di vetro, titanio e calcoli infinitesimi. Al suo centro, la capsula di stasi pulsava di una luce verde malsana, illuminando il volto scavato e la fronte alta del dottore. Elias, un tempo luminare indiscusso della neuroscienza, ora era solo un uomo in fuga: dal tempo, dalla malattia e, forse, dalla morale.
La sua diagnosi era stata un verdetto inappellabile: degenerazione neuronale rapida, pochi mesi di lucidità prima che la sua mente, l'opera di una vita intera, svanisse in un confuso brusio. Ma Morristein aveva previsto l'inevitabile. Per anni aveva lavorato al "Progetto Mnemostasi", un sistema per eseguire il backup integrale dell'intelletto, mappando ogni sinapsi, ogni ricordo, ogni sfumatura della coscienza in un costrutto digitale.
Il culmine del suo lavoro era lì, sotto i suoi occhi: un piccolo, lucido cervello artificiale in lega di silicio e platino, un disco di memoria che conteneva l'equivalente di 150 anni di dati, pronto a ricevere la sua anima digitale.
"Il mio testamento, il mio eterno ritorno," mormorò con le dita tremanti sopra la tastiera olografica.
Il piano, tuttavia, mancava di un elemento cruciale: un contenitore. Il cervello artificiale necessitava di un organismo ospite, un cranio malleabile e in crescita, ma il processo era troppo delicato per la bioingegneria standard. Serviva una tela bianca.
Fu in una notte di pioggia acida e lampi che ricevette la notizia: un'anomalia.
Neonato di sesso maschile rinvenuto da escursionisti. Condizione fisica stabile. Anomalie neurologiche: assenza totale di encefalo (anencefalia). Il tronco encefalico rudimentale sostiene le funzioni vitali primarie. Età stimata: 48-72 ore. Abbandonato.
Morristein fissò l'immagine sgranata del piccolo, il cui cranio era una cupola vuota sotto la pelle sottile. Non provò orrore, solo una fredda, clinica esultanza. Non era una vittima, era una possibilità. Un vaso puro, senza coscienza da cancellare, senza memoria da sovrascrivere.
Il contenitore perfetto.
"Dottore, lei sa che questo viola ogni protocollo medico," sussurrò Lara, l'unica assistente rimastagli, una giovane bioeticista dal viso segnato dal sonno e dall'ansia. Teneva in mano un fascicolo: i documenti di adozione del neonato, ora chiamato, con fredda ironia, 'Null'.
Morristein non la degnò di uno sguardo. Il suo respiro era affannoso. "Protocolli. L'etica è un lusso per chi ha tempo, Lara. Io non ne ho. E questo bambino non ha nulla da perdere, se non la non-esistenza."
"Gli sta togliendo la possibilità di diventare," ribatté lei, in un sussurro disperato. "Non ha un cervello, ma ha un potenziale. Lei vuole sostituire quel potenziale con se stesso."
Il dottore si voltò, i suoi occhi di un verde glaciale incontrarono quelli di Lara. "No. Io sto offrendo a me stesso l'eternità e a quel guscio biologico una vita. Un'intelligenza, una storia. Sarà l'uomo più colto, più saggio, più... me che sia mai esistito. È un atto di creazione, Lara, non di distruzione."
Aveva già predisposto la sala operatoria, un santuario asettico nel cuore del complesso. Il cervello artificiale giaceva in una camera sterile, pronto per l'innesto. Fuori, la tempesta si placò, lasciando dietro di sé un silenzio denso, gravido di promesse e di incubi.
L'operazione era imminente. Il trapianto del Morristein digitale nel vuoto cranico di Null. La nascita del Dottor Morristein ii. Ma nessuno poteva prevedere se il neonato sarebbe stato un mero clone dell'uomo morente, o se il guscio biologico, l'ambiente sconosciuto di un corpo infantile, avrebbe plasmato l'intelletto trapiantato in qualcosa di nuovo e imprevedibile.
L'aria nella sala operatoria era satura di ozono e di una tensione quasi palpabile. Il piccolo Null giaceva immobile sul lettino pediatrico, un groviglio di tubi che monitoravano le sue funzioni vitali, tenute in vita da quel tronco encefalico minimale. Sembrava incredibilmente fragile, il corpo minuscolo e la cupola cranica, ora aperta con meticolosa precisione chirurgica, rivelava un vuoto osceno.
Accanto, nella capsula di Mnemostasi, il Dottor Morristein senior era preparato per il trasferimento. Una corona di elettrodi nanotecnologici circondava la sua testa, in attesa di scaricare l'oceano dei suoi ricordi, delle sue conoscenze, dei suoi pregiudizi e della sua coscienza nel nucleo di silicio.
Lara, con le mani guantate che tremavano appena, era l'unica a coadiuvare. Era combattuta: la sua lealtà al genio di Morristein si scontrava violentemente con il suo giuramento etico.
"Sei sicura, Lara," tossì con voce rauca ma ferma, "che la capsula cranica sia stata rivestita correttamente con il nostro bio-gel stabilizzante?"
"Sì, Dottore," rispose, concentrandosi sulla fredda procedura per non cedere al panico. "La sostanza è stata iniettata per assicurare l'integrazione neurale tra l'impianto artificiale e i tessuti in crescita del... del paziente."
Morristein chiuse gli occhi. "Bene. Iniziamo il download."
Fece un cenno con il capo. Lara attivò il protocollo.
Un ronzio acuto riempì la stanza. Sul monitor principale, una barra di progresso in percentuali iniziò la sua lenta ascesa. Era il viaggio della coscienza di Morristein: millenni di letture, innumerevoli scoperte scientifiche, l'amore perduto per la sua defunta moglie, l'ossessione per l'eternità, tutto compresso e scaricato a una velocità impressionante.
Per il Dottore, fu un'esperienza indescrivibile. Sentì la sua mente svuotarsi, come un vaso che perde lentamente il suo contenuto, non nel nulla, ma in un altrove digitale. I suoi ricordi balenarono, vividi e distanti, la sua identità si frammentò. Quando il progresso raggiunse il 99%, Morristein aprì gli occhi, che erano ora vuoti, persi in un punto indefinito. Il suo corpo fisico aveva assolto il suo compito.
"Trasferimento completato," annunciò Lara, la voce spezzata. La barra era al 100%. Il corpo del Dottor Morristein si rilassò sul lettino, un guscio esangue.
Il cervello artificiale, il disco lucido che conteneva l'intelletto di
Morristein, fu delicatamente prelevato e portato sopra la testa di Null.
Lara eseguì l'innesto con la precisione di un orologiaio. Il disco si inserì perfettamente nel vuoto cranico, connettendosi ai filamenti di bio-gel, che a loro volta erano in contatto con le terminazioni nervose e vascolari del neonato. Il sistema era progettato per indurre una crescita biologica che, nel tempo, avrebbe avvolto l'impianto con una neo-corteccia, rendendolo indistinguibile da un cervello naturale.
Per un istante, non successe nulla. Il silenzio nella stanza era rotto solo dai bip regolari delle macchine.
Poi, un sottile, quasi impercettibile, lamento.
Null, che era stato inerte e muto dalla sua scoperta, si mosse. Le sue minuscole dita si strinsero, e le sue labbra si mossero in un'espressione che non era il riflesso meccanico di un neonato, ma qualcosa di più... intenzionale.
Sui monitor, le onde cerebrali, che prima erano state una linea piatta e inconsistente, eruttarono in un complesso schema di attività: il picco di un pensiero formato.
Lara fece un passo indietro, portandosi una mano alla bocca.
Il neonato aprì gli occhi. Non l'opacità disorientata di un neonato, ma uno sguardo focalizzato e intelligente.
Il piccolo corpo tremò. Poi, con una voce che era una combinazione inquietante di balbettio infantile e inflessione adulta, il "nuovo"
Morristein parlò la sua prima parola:
"S... so... sono... on... li... ne..."
Non "Mamma" o "Papà", ma un gergo tecnico. Il Dottor Morristein, nella sua nuova forma, stava immediatamente cercando l'accesso ai suoi vecchi network scientifici.
Lara si avvicinò con cautela. "Dottore? È lei?"
Il neonato la fissò, la sua piccola fronte si aggrottò, una smorfia che era l'esatta replica di una vecchia abitudine di Morristein quando era perplesso.
"Non 'lei'," sibilò la voce, che si stava rapidamente stabilizzando in un tono più chiaro e adulto, anche se filtrata da corde vocali di poche ore. "Sono Io. Ma... il filtro è... opprimente. La biologia è cruda."
Morristein ii si lamentò di nuovo, scuotendo la testa sul lettino, come se stesse lottando per controllare il suo nuovo corpo.
"Sono... minuscolo. Affamato. L'input sensoriale... è travolgente," continuò; la sua mente geniale già alle prese con il più basilare dei problemi biologici.
Lara lo guardò, orripilata e affascinata. L'esperimento era un successo mostruoso. Il Dottor Morristein era tornato, ma era intrappolato in una carne estranea, costretto a sperimentare l'esistenza dal livello più elementare. L'intelletto era quello di un gigante, il corpo quello di un parassita.
"Cosa facciamo, Dottore?" chiese, sentendosi più la babysitter di un dio che un'assistente di laboratorio.
Morristein ii la fissò, gli occhi pieni di un'antica ambizione e di una nuova, sconcertante, fragilità.
"Il mio vecchio corpo è morto," rispose. "Questo... questo crescerà. Ma prima, Lara... Ho bisogno di un pannolino pulito."
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