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Pubblicata il 09/11/2025
Nella tetra e umida Glasgow del tardo XIX secolo, il dottor Elias Morristein non era un uomo comune.
La sua residenza, un'antica magione vittoriana in cima a una collina nebbiosa, era tanto imponente quanto i suoi tormentati spiriti.
Era un luminare della neurochirurgia, ma la sua vera passione risiedeva nelle zone d'ombra della scienza, nel desiderio ardente di sconfiggere la morte stessa.
Il suo più caro amico, Stair Finch, un brillante pittore dalla risata contagiosa e dal cuore gentile, era stato colpito da una malattia terminale.
I suoi giorni erano contati, e ogni respiro affannoso era un pugnale nel cuore di Elias: non poteva accettarlo, non Stair.
La sua mente, un tesoro di bellezza e sensibilità, non poteva semplicemente svanire; fu allora che l'idea, una scintilla folle nata dall'angoscia, prese campo nella mente di Morristein.
Nonostante la sua gentilezza, Stair aveva sempre avuto un carattere difficile, per così dire.
La sua fidanzata, la splendida e focosa Clara, lo amava con un amore che era spesso una battaglia; le sue sfuriate, la sua irruenza, l'avevano spinta più volte sull'orlo della disperazione.
Una notte piovosa, un grido squarciò il silenzio delle strade acciottolate; un uomo, un bruto del porto conosciuto come Fred, era stato trovato morto, con una pallottola conficcata nella testa.
Il suo corpo, incredibilmente robusto e intatto altrove, era perfetto per lo scopo di Elias.
I suoi occhi brillavano di una luce febbrile, mentre il cadavere veniva furtivamente trasportato nel laboratorio segreto sotto la magione.
I giorni e le notti si fusero in un unico, estenuante, frenetico delirio.
Morristein lavorò con una determinazione maniacale; le sue mani sicure e precise, guidate da un'ambizione che rasentava la follia, ricollegavano ogni nervo, ogni vaso, ogni minuscola parte vitale.
Il cervello intatto di Stair, fu rimosso con cura quasi religiosa dal suo corpo morente, proprio mentre il suo respiro finale esalava, e trapiantato nel cranio vuoto di Fred.
Il laboratorio divenne un inferno di fumi chimici, scintille elettriche e l'odore metallico del sangue.
Fili si intrecciavano, elettrodi brillavano, e l'aria vibrava di un'energia innaturale.
Poi, dopo un lampo accecante e un ruggito che fece tremare le fondamenta della casa, la creatura sul tavolo di marmo si contorse.
Elias Morristein trattenne il fiato, il cuore che gli batteva all'impazzata: gli occhi del "nuovo" uomo si aprirono, sgranati, confusi.
Non c'era la bestialità che Morristein aveva temuto, solo una profonda, disorientata malinconia.
"Stair?" sussurrò il dottore, e un debole, rauco "sì" fu la sua risposta.
Il nuovo Stair era un uomo diverso; il corpo possente di Fred, unito alla mente raffinata e sensibile del pittore, creò un essere di straordinaria presenza.
Ma c'era di più: la brutalità di Fred era sparita, e con essa, stranamente, anche la parte più irruenta e difficile del carattere di Stair.
Era come se il trauma della rinascita avesse purificato la sua anima, lasciando solo la pura essenza della sua gentilezza e del suo talento.
Clara, devastata dalla morte di Stair, si aggrappò alla sua routine di lutto, visitando la tomba del suo amato ogni giorno.
Un pomeriggio, un uomo alto e robusto le si avvicinò nel cimitero, con un mazzo di fiori di campo in mano.
I suoi occhi, profondi e malinconici, la guardarono con una familiarità che la sconvolse.
"Clara," disse l'uomo, con voce profonda ma incredibilmente dolce, "sono io, Stair."
Clara inizialmente lo respinse con orrore; era assurdo: quel corpo, quei tratti rudi non erano quelli del suo Stair, ma l'uomo parlava con la conoscenza intima dei loro ricordi, dei loro segreti, con la stessa passione per l'arte e la stessa sensibilità che aveva sempre amato (e a volte odiato) nel suo fidanzato.
Giorno dopo giorno, dell'uomo, non c'era più traccia della sua vecchia irruenza, della sua gelosia possessiva; c'era solo una dolcezza inesauribile, una comprensione profonda, una devozione che non aveva mai sperimentato prima.
Le dipingeva ritratti che catturavano l'essenza della sua anima; le parlava di poesie e stelle con la stessa voce che aveva sempre amato, ma senza l'ombra delle sue sfuriate.
Clara si sentiva in bilico sull'orlo della follia: l'uomo che aveva amato era morto, ma la sua anima, o almeno la sua mente, era in quest'altro corpo, e quest'uomo, con la mente di Stair, ma con una nuova calma e forza, la stava corteggiando come mai prima d'ora.
Il suo cuore, che prima provava solo irritazione e fastidio per il carattere difficile di Stair, ora fioriva per questo nuovo essere.
Era come se la sua anima, liberata dalle impurità del suo vecchio corpo e dalle sue idiosincrasie, fosse ora nella sua forma più pura e perfetta.
La paura si trasformò in curiosità, la curiosità in affetto, e l'affetto in un amore ardente, diverso eppure così profondamente familiare.
Si innamorò di lui, non solo del ricordo del suo amato, ma dell'uomo che era diventato: un gigante gentile con l'anima di un poeta.
Il dottor Morristein osservava da lontano: aveva sconfitto la morte, aveva creato un nuovo essere, ma nel silenzio della sua magione, con il fumo del suo sigaro che si arricciava verso l'alto, si chiese se avesse giocato a fare Dio o se avesse semplicemente dato una seconda possibilità all'amore.
E mentre vedeva Clara e il "suo" Stair camminare mano nella mano sotto la nebbia scozzese, un barlume di speranza, e forse un pizzico di terrore, illuminò i suoi occhi stanchi: aveva creato un mostro? O aveva creato qualcosa di più bello e complesso di quanto avesse mai osato immaginare?
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È nato così il prototipo della pienezza. I complementi disgiunti, per quanto apprezzabili, erano parziali. Ora sono mirabilmente amalgamati in una entità esemplare. 5 calamai al tuo miglior racconto.

il 09/11/2025 alle 13:40

La mia vita è costruita, involontariamente, su coincidenze paradossali: finisco di scrivere codesto testo, e mi arriva una mail da parte di Netflix che mi invita a visionare e recensire il nuovo film: Frankenstein di Guillermo del Toro. Probabilmente ti è sembrato il migliore perchè è stao "concepito" all'età di 14 anni, e non è prolisso! Grazie tante, amico, Poe!

il 09/11/2025 alle 15:11

ti devo, sommessamente, confessare un segreto: non amo i racconti, in genere. se trovo autori più vicini a me per alcuni aspetti e senza tanti fronzoli, con storie umane che mi coinvolgono, posso anche essere portato a dichiarare una cosa migliore di un'altra (quindi non tanto per la migliore struttura o qualità, ma per gusto personale).

il 09/11/2025 alle 15:20

Ah, perchè tu dichiari anche o sostanzialmente in base alla struttura e alla qualità? Beh, io dichiaro soltanto in base al gusto personale: se quella data cosa non è vicina, ma lontana a me, non la considero neanche!

il 09/11/2025 alle 15:58

ho imparato ad avere un debole per l'aspetto umano di ogni cosa. una buona intenzione, la coerenza di un ateo, l'ingenuità che commuove, etc. mi portano a premiare o comunque a non punire, piuttosto a comprendere. questo non compromette la mia convinzione e tantomeno la mia lucidità. il mio gusto è chiaramente una lente privilegiata.

il 09/11/2025 alle 16:06

Ma infatti, io sono tutto questo! Ciò che va oltre, è fuori gioco!

il 09/11/2025 alle 16:16

il bello di tutto ciò è che prevalga la bellezza di condividere pensieri, emozioni, esperienze e soprattutto umanità. ciao, grazie.

il 09/11/2025 alle 16:21

Prego

il 09/11/2025 alle 16:22

aggiungo anche: mi capita spesso di vedere un pò tutto il panorama, con interesse e magari solidarietà e complicità. molto spesso con c'è proprio corrispondenza o riscontro e pensando di non piacere a prescindere (cosa che non ha alcuna priorità), comincio a pensare che anch'io posso permettermi di ignorare e selezionare . e forse non c'entra neppure con l'educazione ... ciao caro, a risentirci.

il 09/11/2025 alle 16:36

Perfetto! Cominci a comprendere!

il 09/11/2025 alle 18:03

Questo racconto parla di un medico molto intelligente e appassionato di scienza, Elias Morristein, che non riesce ad accettare la morte del suo migliore amico, Stair. Così, compie un esperimento folle: prende il cervello di Stair e lo mette in un altro corpo. All’inizio sembra spaventoso, ma alla fine Stair ‘rinato’ diventa un uomo più calmo, gentile e buono, conservando però tutta la sua intelligenza e la sua sensibilità. La storia parla di amicizia, amore e delle conseguenze delle nostre scelte: mostra quanto la scienza e l’ambizione possano essere potenti, ma anche rischiose. Ci fa riflettere su cosa rende una persona davvero se stessa: il corpo o la mente, e su quanto l’amore possa cambiare quando impariamo a vedere la parte migliore degli altri.Sempre interessanti e ben scritte le tue opere Sir.Abbracci.

il 09/11/2025 alle 21:47

Carissima amica Nin, cerco sempre di scrivere qualcosa che piaccia anche a me nel rileggerla! Sono molto autocritico, e i tuoi commenti consolidano la mia contentezza! Sei meravigliosa!

il 10/11/2025 alle 10:02

Il racconto dal punto di vista letterario è stupendo, nella scorrevolezza e nella precisione dei dettagli. Comprendo i dubbi irrisolti del protagonista, certo le sue intenzioni erano sicuramente buone, ma una cristiana come me non potrebbe mai accettare una decisione simile. Non credo che Dio approverebbe. Ovviamente questa è la mia modesta opinione.

il 13/11/2025 alle 14:58

Accolgo con ammirazione entrambi i giudizi che non cozzano assolutamente! Giusto così! Grazie anche a te per la sincerità, ma sto per completare ed inserire l'ultima parte del romanzo! Da questo punto di vista, valuto e testo le persone, di conseguenza! I miei rispetti!

il 13/11/2025 alle 18:36