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Pubblicata il 04/11/2025
Nel film Martyrs,pellicola che non consiglierei alla lista papabile di un cine Serafina,occultato nelle viscere di Milano,dopo un'ora di concessioni splatter,non è che il regista disattenda le aspettative di platee anestetizzate dal soft core,per carità,continuano le mazzate in testa,senza un filo di erotismo,ma si introduce una sottotrama che probabilmente era già dominante nella psiche degli autori.Perché dovrei vedere una schifezza simile,pensavano i frequentatori di sale pornografiche prima che venissero chiuse in blocco,per intralcio al buon gusto e forse qualcosina in più?Dopo tanti anni,gli autori di pellicole di frontiera esagerano con l'orrore fine a se stesso,e spingono il comitato di censura a farsi domande ulteriori.Che senso ha il corpo fisico,incapace ormai di patir suggestioni prima erotiche,successivamente pornocerebrali,infine dall'apertura dei tessuti in chiave iperrealista?Nessuno dovrebbe trarre godimento da queste visioni,e i macellai lo fanno per lavoro,li trovi ogni trenta chilometri a soddisfare i piaceri supposti dello stomaco.Subentra quindi la trascendenza derivata dalla tortura al corpo fisico,metodicamente,sino alla visione...Visione,apertura su un'altra percezione,l'individuo squartato non soffre più,trascende.
e cosa vede?L'horror non ne parla,si chiude con un suicidio,il suicidio del responsabile ai lavori,una vecchia oscena,con cui forse Torrance aveva flirtato nella concessione al brivido targata Stanlio.Ma l'erotismo che trasmetteva un prodotto come Femme Publique,chi se lo ricorda,potrebbe esser ancora proposto al Serafina,ad un pubblico scelto,di bocca galante,che anche le pratiche della voluttà senza libidine appaiono vistosamente incartapecorite,con il progredire del pensiero e forse dell'amore stesso!
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Si,ma anche dai tempi di Femme publique,ne son cambiate di cose,nell'assetto sociopolitico.Per non parlar di quello che succede fuori dall'officina del racconto,il cine Serafina.

il 11/01/2026 alle 18:47