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Pubblicata il 02/11/2025
Anno 1462.
Nelle fertili, contese terre della Valacchia, regnava Vlad III Draculea, il Voivoda; non era solo un principe, era il Drago, il baluardo di fede e ferro contro l'inarrestabile marea dell'Impero Ottomano.
Vlad non impalava per sadismo, ma per necessità strategica e per pura, fredda vendetta; i suoi nemici lo temevano, i suoi sudditi lo adoravano, e la Chiesa lo celebrava come un crociato.
La sua forza non risiedeva solo nella spada, ma nel suo cuore, interamente dedicato a una sola donna: Elisabetta, la sua sposa.
La battaglia era imminente, la più grande della sua vita; prima di partire, Vlad si inginocchiò nella cappella del castello, stringendo il crocifisso e giurando su Dio e sull'anima di Elisabetta: "Se vinco, il mio regno vivrà. Se cado, che Dio protegga il mio amore oltre la morte."
Gli Ottomani, tuttavia, avevano un'arma più sottile dell'acciaio: il tradimento.
Il loro piano non era solo militare: con l'aiuto di un Vescovo corrotto, un uomo ossessionato dall'idea che il potere temporale di Vlad oscurasse quello spirituale, fu ordito il colpo di grazia.
Mentre Vlad era in battaglia, vittorioso contro un numero schiacciante di nemici, il Vescovo inviò un falso messaggio al castello, non un annuncio di morte, ma un ordine diretto in nome del Papa, che accusava Vlad di eresia per i suoi metodi brutali e dichiarava Elisabetta "consorte di un dannato", intimandole di fuggire o di subire l'anatema.
Il messaggio concludeva con una menzogna ancora più crudele: Vlad è caduto, la sua anima è persa; sei libera di scegliere la tua salvezza.
Elisabetta, credendo che la sua stessa esistenza fosse ora una macchia sull'onore di Vlad e convinta che il suo amato fosse morto e il suo sacrificio inutile, scrisse un ultimo, disperato messaggio d'amore a Vlad, lo nascose in una fessura della pietra e poi si suicidò con un veleno a lenta azione, morendo prima che i nemici potessero raggiungerla.
Vlad tornò trionfante, il suo esercito in festa; ma la gioia si trasformò in orrore: trovò Elisabetta morente e, al suo fianco, la pergamena del Vescovo.
Il suo sangue gelò; il Crociato di Dio aveva vinto per la Chiesa, e la stessa gli aveva rubato la sua unica ragione di vita; il suo ruggito di dolore scosse le fondamenta del castello.
Portando il corpo di Elisabetta nella cappella, Vlad gridò il suo dolore al cielo: "Ho combattuto per la Tua gloria, o Padre! Ho versato sangue in Tuo nome! E Tu permetti un tale vile tradimento? Se questo è il Tuo disegno, se la mia fede e il mio amore sono stati ripagati con questa menzogna e questa perdita, allora rinnego la Luce per sempre!"
Con una forza disumana, scagliò il crocifisso e la statua della Vergine sull'altare; il marmo si crepò, ma le forze che risposero al suo grido non furono infernali; furono le antiche, dimenticate energie del luogo, risvegliate dalla potenza del suo dolore e della sua furia.
Non fu Satana, ma la Terra stessa, il potere ancestrale, scuro e primordiale dei Carpazi, a rispondere; la Maledizione non fu imposta, fu accettata da un uomo che aveva perso tutto tranne la sete di vendetta e l'ossessione di un ricongiungimento.
Dal cuore del castello, una nebbia scura e densa, carica di millenni di leggende e sangue, si riversò su Vlad; non un patto, ma una trasfusione di potere.
La Voce della Terra (eco ancestrale): "Sei stato tradito dalla Luce. L'Oscurità ti accoglie. Ti darò la vita che hai perso. Ti darò la forza per la tua vendetta. Ti darò il tempo per ritrovare il tuo amore, in qualsiasi forma si presenti. Ma in cambio, sarai per sempre un paria della Luce. Bevi, e sii Immortale."
Vlad bevve il sangue scuro che sgorgava dalle crepe dell'altare rotto; non era sangue umano, ma l'essenza stessa della terra che aveva difeso, un misto di ferro e rabbia.
Il Principe Vlad morì quella notte, ma nacque Dracula, l'immortale. Non come un demone, ma come un guerriero spezzato, votato a un'unica ricerca: ritrovare l'anima di Elisabetta, reincarnata, e punire chiunque si fosse messo tra loro.
Ben quattrocento anni trascorsero, da quando i suoi adepti avevano perlustrato il mondo intero, senza riuscire nell'intento.
Un giorno, preso dalla solitudine dei Carpazi, il Conte venne attratto dalla modernità dell'Inghilterra vittoriana e assunse lo
Studio legale della Hawkins & Co. di Londra, per finalizzare l'acquisto di diverse proprietà locali.
Per completare le pratiche legali per l'acquisto, Dracula pretese un avvocato sano, giovane e meticoloso.
Voleva un emissario che, portando in sé il seme del vampirismo, tornasse in Inghilterra per preparare il terreno, non diffondendo la paura, ma l'inconsapevole fascino del suo dominio.
Il Conte necessitava di un "assaggio" della mentalità inglese, di un'analisi in loco del suo potenziale di resistenza: Harker era il cavallo di Troia biologico e psicologico.
Il biglietto del Conte, consegnato all'albergo Golden Krone di Bistritz, aveva la freddezza misurata di un invito d'affari, ma celava la promessa di un destino ineluttabile.
Il viaggio notturno, su una carrozza trainata da quattro cavalli neri in una regione scossa da lupi ululanti e leggende oscure, non spaventò Harker, ma lo caricò di un'aspettativa febbrile.
Era l'ignoto, l'esotico, che stuzzicava la sua mente metodica.
Quando la carrozza si fermò nel cortile del Castello di Dracula, un edificio diroccato i cui merli disegnavano una linea frastagliata contro la luna, Harker non provò terrore, ma una solenne deferenza.
Ad accoglierlo, in cima a una rampa di scale di pietra, c'era il Conte in persona: un uomo alto e anziano, con un naso aquilino e labbra sorprendentemente rosse, vestito di nero dalla testa ai piedi.
Il Conte si mosse con una lentezza innaturale, i suoi occhi brillavano di un'intelligenza antica e implacabile. “Entrate libero e franco! Benvenuto nella mia casa!”
Le parole di Dracula, pronunciate in un inglese arcaico ma impeccabile, risuonarono con un'autorità che travalicava la semplice ospitalità.
Da quel momento, Jonathan Harker non fu più un avvocato in visita; era un oggetto di studio, un esperimento e, in segreto, un messaggero.
Jonathan Harker, seduto nella sua lussuosa stanza, annotava minuziosamente gli orari e i documenti, ignaro che il suo vero lavoro era già iniziato: non come avvocato, ma come paziente zero dell'ossessione vampirica.
Durante la cena, il Conte venne attratto da una luminescente catenina che Jonathan teneva con sé, e chiese chi ritraesse l'immagine del ciondolo.
Confidata l'identità, la mostrò, e il Conte, con avidità, gliela sottrasse, folgorato: Mina, la sua futura sposa, era identica ad
Elisabetta, il suo amore perduto.
Da quel momento, Jonathan, non fu più solo un ospite ipnotizzato, affascinato suo malgrado dall'aura magnetica di Dracula, ma un mero e proprio prigioniero, in un castello diroccato tra i Carpazi.
Quando le tre Spose di Dracula apparvero, Jonathan non fu terrorizzato, ma sedotto. Invece di respingerle, cedette al loro fascino, permettendo al primo sorso di sangue vampirico di penetrargli nelle vene.
La sua fuga dal castello non fu disperata, ma un calcolato piano del Conte stesso, che voleva un messaggero contaminato ma non ancora trasformato, per testare le difese dell'Inghilterra.
Dracula gli permise di portare con sé i suoi diari, ben sapendo che la loro natura distorta e ossessiva sarebbe stata minimizzata o ignorata da coloro che lo avrebbero soccorso.
Jonathan raggiunse Budapest, non malato, ma cambiato, un inconscio, fervente emissario.
In Inghilterra, la bellissima e spensierata Lucy Westenra non fu la vittima passiva del vampiro; era una ragazza moderna, annoiata dalle convenzioni vittoriane e in cerca di un'emozione che i suoi tre innamorati, Lord Arthur Holmwood, il dottor Jack
Seward e l'americano Quincey P. Morris, non potevano darle.
Quando il Demeter naufragò a Whitby, e un grande cane oscuro balzò a terra, non fu la paura a spingerla a sonnambulismo notturno, ma una curiosità irresistibile, un'attrazione fatale. Lucy si recò nottetempo sulla scogliera non per fuggire, ma per incontrare il misterioso "Signore della Notte".
Dracula non la dissanguò per indebolirla, ma per prepararla, infondendole parte della sua immortale vitalità, trasformandola lentamente in una sposa potente e consapevole, una compagna di caccia anziché una schiava. I tentativi di trasfusioni del
Dottor Seward e compagni non fecero altro che accelerare la sua metamorfosi, rendendola una creatura più forte e più rapida.
Il Professor Abraham Van Helsing, arrivando da Amsterdam, si trovò di fronte non una malata, ma una donna esaltata e incredibilmente forte.
Quando il gruppo tentò di trafiggerla con un paletto, lei si difese con una ferocia e una forza sovrannaturale, disarmando gli uomini in pochi istanti.
Lucy divenne la prima alleata di Dracula in Inghilterra, svelando al Conte tutti i piani del gruppo di cacciatori.
Mina Murray, ora sposata con Jonathan e con lui di ritorno a Londra, era in realtà Elisabetta, la reincarnazione dell'amore eterno di Dracula.
L'arrivo di Jonathan, con i suoi diari e la sua ossessiva fedeltà, servì solo a condurre il gruppo di cacciatori dritto nelle mani di
Dracula.
Van Helsing, Arthur, Seward e Quincey si riunirono per tracciare il Conte.
Tuttavia, Mina/Elisabetta, pur combattendo contro l'influenza vampirica, sentiva un richiamo sempre più forte.
Non fu una vittima passiva marchiata, ma una partecipante attiva nel ricongiungimento.
Quella notte fatale, in cui Van Helsing e Seward irruppero nella sua camera per trovare Dracula al suo collo, la situazione fu diversa: Mina era sveglia, completamente cosciente, e accettava il Dono.
Quando Van Helsing le impose l'ostia consacrata, ella non fu ustionata, ma provò un dolore fugace, un ultimo, disperato legame con la sua vita mortale.
Quella sera stessa, ella decise il suo destino, abbracciando il suo vero sé come Elisabetta, l'amata del Conte.
Condivise con Dracula tutti i piani di attacco degli "eroi", trasformando la caccia in una trappola mortale.
La caccia si spostò rapidamente. Il gruppo, ora guidato da un Van Helsing disperato, inseguì Dracula credendo di bloccarlo e distruggerlo prima che raggiungesse il suo castello.
Mina/Elisabetta li accompagnò, fingendo la sua "trasformazione" incompleta.
Sulla nave che riportava il Conte in Transilvania, le cose precipitarono: Dracula, non più solo, ma assistito da Lucy, attese gli inseguitori al varco.
Dr. Seward e Lord Arthur Holmwood: Furono i primi a cadere. Attratti in una falsa pista da Lucy, furono attaccati e prosciugati dalla vampira, che godette di una vendetta gioiosa per il tentativo di palettamento subito.
Jonathan, nonostante la contaminazione, lottava ancora, ma scovato da Dracula, fu nuovamente morso, e ciò lo trasformò in una creatura senza volontà, un servo devoto che non poteva più nuocere.
Solo Van Helsing e Quincey P. Morris raggiunsero la Transilvania, uniti e risoluti, ma ignari della totale sottomissione di Mina/Elisabetta.
Arrivarono al Castello di Dracula, dove il Conte aveva già disposto i suoi fedeli zingari e le sue tre Spose.
Quincey Morris, con il suo coraggio americano, si lanciò contro la bara di terra consacrata, ma fu intercettato da Lucy che lo ferì mortalmente con una coltellata al cuore.
Van Helsing, il vecchio Professore, l'emblema della scienza e della fede contro le Tenebre, trovò Dracula in piedi, radioso e forte, affiancato dalla sua amata, Elisabetta, che intimò:
"Basta, vecchio pazzo; la tua croce non ha potere su un amore che ha sfidato Dio stesso."
Van Helsing si preparò a lanciare l'ultima, disperata maledizione, ma fu lei a muoversi per prima; con la velocità e la forza del suo nuovo stato, afferrò il pugnale d'argento che lo stesso aveva preparato, e lo pugnalò al cuore, gridando: "Sono io,
Elisabetta! E Vlad non è un demone, ma il mio amore eterno! Sei tu, il prete, la reliquia del passato, l'unico vero nemico della nostra felicità!".
Il vecchio professore cadde: la sua fede e la sua scienza sconfitte dal potere combinato di un amore immortale e dalla ferrea volontà del vampiro.
Nel Castello di Dracula, il sole non era più un nemico, ma un ricordo sbiadito.
Seduti sul trono ancestrale, Dracula e la sua Contessa Elisabetta, adesso, dominavano: lui era il guerriero eterno, lei la sua regina risorta.
Avevano sconfitto la morte, il tempo e la morale; il loro amore, finalmente rinnovato e reso indistruttibile dal sangue e dal sacrificio dei loro nemici.
Erano vivi, erano felici, e regnarono sull'oscurità e sul silenzio del loro dominio, per l'eternità.
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Questo racconto è davvero avvincente! Trasforma la storia di Dracula in un’epopea piena di mistero, avventura e soprattutto amore. Vlad/Dracula non è solo un vampiro spaventoso, ma un uomo che ha perso tutto e che lotta per il suo amore eterno, Elisabetta. Mi è piaciuto molto come anche Mina e Lucy non siano semplici vittime, ma ragazze intelligenti e coraggiose, che prendono decisioni importanti e influenzano davvero la storia. La tensione è continua, tra inganni, battaglie e magie oscure, e si sente quanto Dracula e Elisabetta siano legati da un amore più forte della morte stessa. È un racconto cupo ma affascinante, che ti tiene incollato fino alla fine e fa riflettere sull’amore, la vendetta e le scelte che cambiano tutto.Molto bello Sir.Abbracci.

il 02/11/2025 alle 21:49

Carissima la mia Nin; ho visto "il" Dracula (L'Amore perduto) di Luc Besson, e la scena finale mi è talmente piaciuta, che mi ha ispirato a realizzarla in modo ancora più entusiasmante e avvincente! L'amore vero non si perde mai, e il male non vi si può opporre, nè tanto meno esserne causa o vettore! Grazie infinitamente, mia fedelissima compagna di viaggio! Un bacio con lo scroscio!

il 03/11/2025 alle 10:25

Dal buio alla luce passando attraverso mille peripezie , dall'oriente all'occidente, da situazioni funeree e oscure , dai personaggi antichi ai moderni, ma che sempre affondano le radici in essi .E' un racconto che sembra una favola moderna che coinvolge il noir e la sensibilità dell'uomo evoluto , praticamente lo scrittore , ossia tu Sir che fai rivivere il vecchio Dracula emblema del terrore in un uomo , il nuovo Dracula che ha un cuore tenero e vota la sua eternità al ritrovamento del suo antico amore che come in ogni favola che si rispetti , rinasce e vissero poi felici e contenti . E' anche un racconto della rinascita : nulla va perduto tutto ritorna (esempio dal buio alla luce dal dolore alla felicità). E' una favola che lega situazioni antiche a situazioni nuove del presente , in altre parole passato e presente , due sfere temporali , si legano in una sfera futura rispetto al tempo della storia che narri è praticamente tutto il nuovo sorgere dal vecchio a significare che la vita non ha interruzione ma già nel passato ci sono i germi dell'avvenire. Mi è piaciuta molto questa storia . Bravo Sir , favolista anni 2000 . Ti abbraccio Eos Ti abbraccio

il 03/11/2025 alle 13:32

l'umanità di Dracula induce a riflettere, dopo essere riemersi da una avvincente lettura. i valori presidiano sempre le tue composizioni.

il 03/11/2025 alle 18:02

Non ne sono certa, ma qualche tempo fa il film da te citato mi fu consigliato da Marcys, e benché io sono un po' restia a questo tipo di personaggio lo trovai molto bello. Tu lo hai trasformato un un bellissimo racconto arricchito da dettagli e sensazioni. L'amore, i teoria vince sempre, ma purtroppo io incomicio ad avere i miei dubbi.Ma questa è solo un'opinione personale. Viva l'amore sempre. Complimenti Sir. Un abbraccio al cubo.Ciao

il 03/11/2025 alle 18:41

Sei io sono un Favolista, tu sei Favolosa, amica Eos! Grazie davvero tante! Ti abbraccio

il 03/11/2025 alle 23:49

Molto gentile, amic Poe! Grazie molte

il 03/11/2025 alle 23:49

Un abbraccio al cubo anche per me a te, amica San! Chiaramente, l'amore deve essere "Vero", amica mia! Grazie sempre dei tuoi stupendi contributi! Bacissimi

il 03/11/2025 alle 23:53