Molto tempo fa, quando i draghi dormivano sotto le montagne e gli uomini parlavano ancora alle stelle, esisteva una terra che nessuno possedeva e tutti desideravano: la Terra Promessa.
Si diceva che fosse il cuore del mondo, dove il cielo toccava la sabbia e ogni parola pronunciata diventava verità.
Due popoli la reclamavano:
i Figli della Luce, nati dalla speranza e dalla preghiera, e i Custodi della
Sabbia, figli dell’antica memoria e della forza della terra.
Per secoli avevano combattuto, consumando il suolo sacro con le loro lacrime e il loro sangue.
Il saggio Re Salamone, custode della corona dei giusti, vide che il suo regno era sull’orlo della distruzione.
Mandò a chiamare due cavalieri erranti, di cui si diceva che il destino li avesse uniti in sogno: Sir Morris, la lama della verità, e Sir Ioffa, il cuore della speranza.
“Andate,” disse loro il re, “e trovate un modo per rendere la Terra
Promessa di entrambi i popoli, così che nessuno più osi chiamarla soltanto sua.”
I due cavalieri cavalcarono per quaranta giorni, fino al Deserto dei
Silenzi, dove il vento sussurrava lingue dimenticate.
Lì incontrarono un vecchio eremita cieco, che viveva tra le ossa di un’antica città.
“La Terra Promessa,” disse l’eremita, “non è un dono da ricevere, ma una prova da superare.
Non appartiene a chi la conquista, ma a chi è capace di amarla più di sé stesso.”
Sir Morris e Sir Ioffa compresero che la pace non poteva essere imposta, ma insegnata con il cuore.
Tornati da Salamone, esposero la loro idea.
La Terra Promessa sarebbe stata divisa non da mura o confini, ma da un fiume di luce, che avrebbe unito due città gemelle: una costruita dai
Figli della Luce, e l’altra dai Custodi della Sabbia.
Al centro, sul fiume, sarebbe sorto il Ponte dei Due Specchi: un luogo sacro dove i capi dei due popoli si sarebbero guardati negli occhi ogni luna piena, e solo chi avesse riconosciuto il proprio riflesso nell’altro avrebbe avuto diritto di parlare.
“Così,” disse Sir Morris, “il nemico diventerà specchio.”
“E lo specchio,” aggiunse Ioffa, “diventerà fratello.”
Ma dalle colline oscure scese un uomo corrotto dalla brama di potere, il Signore del Dubbio, che seminò paura tra le genti: “Non fidatevi del riflesso, poiché l’acqua mente,” gridò.
E la guerra riprese; le due stirpi si affrontarono sulle rive del fiume sacro, e la Terra Promessa tremò come creatura ferita.
I due cavalieri si misero tra i due eserciti; piantarono le loro spade nell’acqua, gridando: “Se la Terra Promessa deve morire, moriremo con lei!”
Allora il fiume si accese di luce; le spade si fusero in una colonna d’oro, e una voce invisibile si levò nel cielo: “La Terra non vuole padroni, ma custodi.”
Gli eserciti si fermarono, accecati dal bagliore, e il Signore del Dubbio fuggì nel buio, gridando come un’ombra che svanisce.
Re Salamone scese dal trono e si inginocchiò davanti ai due coraggiosi.
“Mai avevo visto la Terra Promessa respirare così,” disse.
“Oggi ho capito che la pace non si firma, si custodisce.”
Con un gesto solenne, consacrò la Terra Promessa come dominio condiviso dei due popoli, e i nomi di Morris e Ioffa furono incisi su pietra, al centro del Ponte dei Due Specchi.
Molti secoli dopo, quando i cavalieri erano divenuti mito, un viandante trovò un’iscrizione nascosta tra le pietre del ponte:
“Quando la luce del fiume svanirà e gli uomini torneranno ciechi, due cuori puri, nati dalla verità e dalla speranza, rivedranno il riflesso perduto.
Allora la Terra Promessa tornerà a cantare, e nessuno potrà più chiamarla con un solo nome.”
E ancora oggi, nelle notti di luna piena, il fiume della Terra Promessa brilla per un istante.
Dicono che sia il saluto di Sir Morris e Sir Ioffa, i Cavalieri del Patto, che vegliano ancora sul giardino del mondo affinché la pace, promessa e conquistata, non svanisca mai.
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