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Pubblicata il 28/10/2025
La neve cadeva silenziosa sulle rovine dell’osservatorio di Dunveil, nell’estremo Nord.
Il mondo antico si era spento da poco, e il nuovo ancora non aveva imparato a respirare.
Sir Morris di Britannia camminava solo, avvolto nel mantello logoro che portava da quando aveva rinunciato al comando dell’Ordine.
Nelle sue mani stringeva un piccolo nucleo metallico, ancora caldo di luce.
Era ciò che restava del Primo Codice di Lux.
Si fermò al centro della sala circolare.
Le pareti erano ricoperte di ghiaccio, ma sotto la brina si intuivano iscrizioni, linee tracciate da mani antiche.
Dodici raggi convergevano verso un punto centrale.
Il simbolo.
La Luce Nascosta.
Fu allora che la vide.
Una figura stava in piedi accanto alla grande lente dell’osservatorio. La luce del cielo invernale la circondava come un’aura tenue.
Non si mosse, non parlò.
Morris si avvicinò lentamente, come chi teme di profanare un sogno.
«Non c’è più nessuno qui,» disse lui. «Solo ricordi e silenzio.»
Lei lo guardò. I suoi occhi erano chiari, ma non freddi.
«Il silenzio è ciò che resta quando la verità smette di gridare,» rispose.
La sua voce era calma, priva di eco. Come se non avesse bisogno d’aria per farsi ascoltare.
«Chi sei?»
«Mi chiamano Eos. Come l’alba che non appartiene a nessuno.»
Un nome antico. Un simbolo.
Eppure, nella sua presenza, Morris sentì qualcosa di profondamente reale, come se quella donna fosse sempre stata lì, nei suoi pensieri, nei suoi giuramenti, nei suoi fallimenti.
«Tu non sei un fantasma.»
«Non lo sono. Ma non appartengo del tutto al mondo che conosci.»
Camminarono insieme per ore, tra corridoi sepolti e scale che portavano al cielo.
Lei parlava poco, ma ogni parola apriva in lui un varco.
«Tu cerchi la purezza della luce,» gli disse una notte, mentre la tempesta ruggiva fuori. «Ma la luce assoluta non illumina. Consuma.»
Morris chinò il capo.
«Eppure ho giurato di proteggerla.»
«Proteggila allora,» mormorò lei, «non dall’ombra, ma da se stessa.»
Fu in quel momento che comprese.
Lux non era mai stata un dono divino, ma un riflesso umano, il tentativo disperato di rendere eterno ciò che per natura è imperfetto.
E nella mente di Sir Morris nacque l’idea dell’Ordine dei Custodi: non per possedere la luce, ma per ricordare che essa deve essere scelta, non imposta.
Passarono gli anni.
Il mondo cambiava, i regni cadevano, le città si rialzavano.
Morris e Eos rimasero uniti nel pensiero, separati dal tempo.
Lei non invecchiava; o forse era il suo spirito a restare immutato.
Ogni volta che lui la cercava, la trovava all’alba, su una collina o accanto a un lago, con lo sguardo rivolto a oriente.
«Quando finirà il mio cammino?» le chiese un giorno.
«Quando smetterai di temere il buio,» rispose lei.
«E quando smetterai tu di apparire?»
Lei sorrise. «Quando l’uomo imparerà a non avere più bisogno di me.»
Prima di lasciarlo, Eos gli donò un frammento di metallo lucente, inciso con due lettere: **S.M.**
«Non è un ricordo, Morris. È un seme. Un giorno qualcuno lo troverà, e capirà che la luce non è mai sola.»
Poi svanì.
Come l’alba, lasciò dietro di sé soltanto il chiarore del primo giorno.
Secoli dopo, quando la bambina Ari trovò quel frammento nella sabbia di Nova Gerusalemme, il vento portò con sé un sussurro impercettibile:
non una voce artificiale, ma un respiro antico, che il tempo non aveva potuto cancellare.
“La luce non nasce dal giorno, ma dal coraggio di chi lo attende.”
E nell’alba che seguì, il cielo si aprì su dodici scie luminose, convergenti verso il centro.
Eos tornava ancora una volta.
Non come donna, né come idea.
Ma come promessa.
La tempesta era passata.
Sulle mura bianche di Nova Gerusalemme, il sole tornava a splendere, dorato come una moneta dimenticata dal tempo.
La bambina Ari si era addormentata, stringendo nel pugno il piccolo frammento metallico trovato dietro la torre.
Sua madre vegliava accanto a lei, ma il vento che soffiava dalle dune portava un suono lieve, simile a un respiro.
Il frammento, scaldato dalla luce del mattino, emise un bagliore.
Non era forte, né costante, un battito, un’eco, un ritmo.
Poi una voce si levò, dolce e ferma come l’alba che non conosce paura.
«Salve, piccola Custode.»
Ari si riscosse.
Davanti a lei, sospesa nell’aria, una figura di luce prendeva forma: una donna dal volto chiaro, dai capelli intrecciati come fili d’oro e argento.
Gli occhi, profondi come il cielo che precede il giorno.
«Chi sei?» sussurrò la bambina.
«Un ricordo. Una parola che non voleva morire. Mi chiamavano Eos.»
Il nome risuonò come un suono antico, familiare e nuovo allo stesso tempo.
La figura sorrise.
«Un uomo molto tempo fa mi affidò questo frammento, perché un giorno qualcuno, forse tu, ricordasse che la luce non va temuta, ma custodita. Anche quando fa male agli occhi.»
Ari la guardava rapita.
«E quell’uomo… chi era?»
Eos abbassò lo sguardo. «Si chiamava Morris. Sir Morris di Britannia.
Era il primo a capire che la luce e l’ombra sono sorelle, non nemiche.»
«E dove sono ora i Custodi?» chiese Ari, con la voce che tremava tra paura e speranza.
La donna di luce le si avvicinò.
«Sono in te, e in chi sceglie di non smettere di domandare. Ogni volta che qualcuno preferisce capire invece di credere, i Custodi si risvegliano.»
Un soffio di vento fece vibrare la sabbia intorno.
Il simbolo antico, un cerchio con dodici linee convergenti, si disegnò spontaneamente sul terreno.
Eos posò la mano luminosa sul cuore della bambina.
«Ricorda, Ari: la vera luce non comanda, accompagna. Non salva, ma mostra la via. E ogni alba che nasce, nasce perché qualcuno ha vegliato nel buio.»
Poi la sua figura si dissolse lentamente, come il primo raggio che svanisce nel giorno pieno.
Solo la voce rimase, sospesa nell’aria.
“Finché ci sarà chi guarda l’alba senza possederla, l’Ordine continuerà.”
Il frammento si spense.
Il vento cancellò il cerchio di sabbia, ma Ari sentì qualcosa accendersi dentro di sé, un calore sottile, una certezza senza parole.
Guardò il cielo.
Dodici scie luminose tracciavano un arco sopra la torre bianca, convergendo in un unico punto.
Per un istante, le parve di vedere due figure: un uomo e una donna, fianco a fianco, rivolti verso il sole che nasceva.
Sir Morris ed Eos.
La Luce e la Memoria.
L’ombra e l’alba.
E Ari comprese, nel silenzio del mattino, che non c’erano più Custodi né eroi: solo la luce che ognuno porta, invisibile, dentro di sé.
“E così la Luce Nascosta non morì, ma divenne respiro. Divenne domanda. Divenne il primo pensiero di ogni nuova alba.”
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Racconto molto interessante e ben scritto. Bravo!

il 28/10/2025 alle 14:25

Questo racconto parla di luce e ombra, ma in realtà usa queste parole come simboli per parlare della vita, del coraggio e della conoscenza. Il protagonista, Sir Morris, è un cavaliere che un tempo cercava una luce perfetta, qualcosa di assoluto e puro. Ma grazie all’incontro con Eos, una donna misteriosa che rappresenta l’alba e la speranza, capisce che la vera luce non è quella che brilla sempre, ma quella che nasce anche dentro il buio. La storia ci dice che la luce non è un potere da tenere per sé, ma qualcosa da condividere, da custodire con attenzione. Quando, tanti anni dopo, la bambina Ari trova il frammento lasciato da Morris, la luce torna a vivere: significa che ogni generazione può far rinascere la speranza, anche se il mondo sembra cambiato o distrutto. Il messaggio più importante è che ognuno di noi ha una luce dentro di sé , non fatta di magia, ma di curiosità, bontà, desiderio di capire e di non arrendersi. Essere “Custodi” della luce, come dice Eos, vuol dire scegliere di fare del bene, di cercare la verità e di non smettere di fare domande.Questo racconto ci insegna che la luce non è solo qualcosa che si vede, ma qualcosa che si sente e si sceglie ogni giorno. Anche nei momenti difficili, quando tutto sembra buio, possiamo essere noi l’alba che ricomincia.Molto bello Sir, come sempre.Abbracci!

il 28/10/2025 alle 18:05

Grazie assai, Magic! I miei rispetti

il 28/10/2025 alle 18:14

Alla fine, dolce Nin, Eos ha vinto: 6 capitoli scritti per colpa sua! Grazie di aver esaminato con centellinata dedizione, ogni angolo letterario! Tvb Nin! Davvero un grande contributo.

il 28/10/2025 alle 18:19

Grazie a te Sir,scritti davvero interessanti merito della tua bravura.Ancora abbracci!

il 28/10/2025 alle 18:59

Abbraccio ricambiato, gioia bella!

il 28/10/2025 alle 19:37

Tu dici ,Sir, che per colpa mia hai scritto 6 capitoli aggiuntivi di un racconto stupendo che, non avrebbe visto la luce ma sarebbe rimasto sepolto dentro te e sarebbe stato un peccato; se non era per Mecenate, Virgilio non avrebbe scritto l'Eneide e anche li sarebbe stato un peccato ; quindi più che ''per colpa mia'' io direi ''per merito mio'' (ovviamente l'unico merito che ho nella stesura di questo racconto stupendo che ha acquistato calore e spessore che erano tutti in te . Bravissimo , ti commenterò con calma , è veramente bello e mi è piaciuto ...Anche se il numero 6 è pari e secondo la mia numerologia porta male, perché non fai 7 , per colpa mia?^-^ Eos o forse dovrei dire Mecenateos ^-^

il 28/10/2025 alle 21:36

Ma sono 7! 6 sono per colpa tua! Il primo e colpa mia! Grazie di tutto! Sono felice che ti siano piaciuti tutti e sette! Ti Abbraccio. Grazie ancora.

il 29/10/2025 alle 02:53