PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 23/10/2025
Nel ventre grigio della città
alice trascina il cuore come un sacco vuoto,
ha i capelli che odorano di pioggia e benzina,
e una stella spenta tatuata sul polso.

le voci dei passanti scivolano via,
come piatti rotti in un bar chiuso tardi,
nessuno si interessa davvero —
troppo fragili i sogni per restare negli occhi degli altri.

una volta credeva che bastasse volere,
che il mondo si piegasse ai desideri più puri,
poi è arrivata la fame dentro le vene,
una madre scura chiamata eroina.

l’ha stretta, dolce e feroce,
le ha detto: “Ti porto via dal dolore”,
ma l’ha lasciata nuda in un vicolo,
con il cielo cucito alla gola.

ora Alice non corre più,
cammina piano, come chi ricuce la pelle
ogni passo è un perdono,
ogni respiro un ritorno alla luce.

guarda i palazzi e li chiama montagne,
i fili dell’elettricità — corde d’altalena.
la città è ancora una gabbia,
per chi ha grandi sogni da fare volare via.

e quando piange, il mondo trema un istante:
le sue lacrime son vetro e scintille,
cadono sull’asfalto — e ogni piccola goccia
è una finestra aperta verso il cielo.
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il dramma diventa poesia, diventa racconto di desideri mancati, di vita infranta, forse tradita da una perfida chimera. lucida e suggestiva esposizione. sei sempre bravo.

il 23/10/2025 alle 16:35