sospeso tra cielo e asfalto,
cammino su vene di luce,
le strade pulsano —
arterie di un dio dimenticato.
ogni palazzo è un frammento d’universo,
ogni finestra una galassia che lampeggia.
e io — un atomo errante,
un pensiero che cade dai neon.
la città parla in codici segreti,
nei ronzii dei treni sotterranei,
nei cartelloni che brillano come profezie:
“Tu sei qui.”
ma dove, esattamente?
forse sono la somma
dei silenzi che non dico,
forse il riflesso di una stella
che ha scelto di abitare la carne.
l’immenso non è fuori,
è questo battito che risponde ai lampioni,
questa sete che mi tiene vivo
quando il mondo corre e non guarda.
chi sono io?
un respiro dell’universo,
intrappolato in una giacca di pelle,
che cerca ancora di capire
come si fa ad essere infinito
senza smettere d’essere umano.