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Pubblicata il 20/10/2025
Negli anni che seguirono, la leggenda dei Dodici divenne un sussurro tra gli iniziati. Non più cavalieri, né assassini: erano custodi del flusso, come li chiamavano coloro che conoscevano la verità dietro le cronache. Non cercavano gloria, non ricevevano onori, ma i loro passi segnavano le pieghe del destino.
Sir Morris, tuttavia, non trovò pace. Dopo aver salvato Gesù, si ritirò nel deserto di Giuda, dove il vento soffiava tra le rocce come un canto di memoria. Ogni notte ripensava a quell’incontro: agli occhi di Cristo, che avevano visto oltre la violenza, oltre il sangue. In quegli sguardi, aveva letto qualcosa che non comprendeva ancora, una promessa, o forse un ammonimento.
Fu lì che, un giorno, un uomo lo raggiunse. Era Giovanni, uno dei discepoli, portatore di un messaggio.
«Il Maestro sa chi sei», disse con voce ferma ma gentile. «Dice che la tua missione non è finita. Non dovevi solo salvare la sua vita, ma preparare la via di coloro che verranno dopo.»
Col volto scavato dal sole e dalla colpa, chinò il capo. «Non comprendo. Io sono un’ombra, non un profeta.»
Giovanni sorrise. «Anche l’ombra serve alla luce.»
Da quel giorno, raccolse di nuovo i suoi dodici, viaggiando in silenzio verso oriente e portando con sé manoscritti, conoscenze, e un nuovo voto: non solo difendere la giustizia, ma tramandare il sapere. Nacque così l’Ordine dei Custodi della Luce Nascosta, un fratellanza che operava dietro le quinte della storia, proteggendo le prime comunità cristiane dai tradimenti, dai poteri corrotti e dalle distorsioni del messaggio originario.
Nel tempo, i Custodi si dispersero: alcuni raggiunsero Alessandria, altri
Roma, altri ancora l’India, dove si racconta che uno di loro, chiamato
Aminon, trovò eco del medesimo insegnamento nelle dottrine locali.
Da quel sincretismo nacquero scuole di pensiero che univano fede e filosofia, spada e compassione.
Sir Morris scomparve infine nei pressi di Antiochia, ma secoli dopo, durante le crociate, alcuni cavalieri trovarono in una grotta un sigillo d’argento: un cerchio inciso con dodici linee convergenti al centro. Sul retro, un’unica frase in aramaico antico:
“Non la spada difende la luce, ma chi la impugna con giustizia.”
Quel simbolo, reinterpretato nei secoli, sarebbe diventato emblema di molti ordini cavallereschi segreti. Alcuni giurarono di aver visto, nei momenti più bui della storia, apparire figure incappucciate, silenziose, che salvarono innocenti o impedirono massacri inspiegabilmente.
Gli storici li chiamarono mito. I saggi li chiamarono leggenda.
Ma chi conosceva davvero la verità, li chiamava ancora così:
“Le Ombre che vegliano.”
Era l'anno 1187, Gerusalemme ardeva di nuovo sotto il sole e il sangue. Dopo decenni di conquiste e perdite, la Città Santa era tornata a essere il fulcro del mondo, dove i crociati e i guerrieri del Saladino si affrontavano con la furia di chi crede di servire Dio, ma dimentica di servirne la pace.
Nel caos delle mura spezzate, un uomo avanzava tra i cadaveri, il volto celato da un cappuccio nero. Nessuno conosceva il suo nome, ma tra le taverne e i conventi lo chiamavano il Figlio dell’Ombra.
Il suo vero nome era Aedric di York, ultimo discendente conosciuto dell’antico Sir Morris. Non portava stemmi, non brandiva vessilli. Solo un anello d’argento con dodici linee convergenti, identico a quello trovato secoli prima nella grotta di Antiochia.
Aedric non combatteva per un regno o una fede, ma per mantenere in vita l’intenzione originale, quella di proteggere la giustizia, non di piegarla ai troni e ai dogmi.
Una notte, tra le rovine del Tempio di Salomone, Aedric incontrò un uomo in abiti semplici ma dagli occhi lucidi come il vetro; si chiamava
Ibn Rahim, un sapiente arabo, custode di testi che parlavano di un antico patto tra uomini e luce.
Tra loro nacque un’alleanza impossibile: un crociato e un musulmano, uniti dal medesimo segreto. Entrambi conoscevano la leggenda dei
Dodici. Entrambi ne possedevano alcuni scritti in lingue perdute.
Scoprirono che i Custodi non erano mai scomparsi: si erano solo trasformati.
Alcuni si erano infiltrati tra i Templari, altri tra i monaci guerrieri del
Levante. Alcuni si erano spinti in Oriente, portando con sé la conoscenza che un tempo era nata nel silenzio di Gerusalemme. Ogni ramo custodiva parte della verità, ma nessuno il tutto.
Viaggiarono tra biblioteche segrete, monasteri e campi di battaglia, raccogliendo simboli, codici e profezie. Il loro obiettivo era rifondare l’Ordine, ma non come un gruppo di guerrieri: come una rete di pacificatori invisibili, uomini e donne capaci di intervenire dove la giustizia rischiava di essere soffocata dal fanatismo.
Nacque così il Patto di Gerusalemme, il nuovo Ordine delle Ombre, che nei secoli avrebbe agito come filo nascosto della storia.
Le crociate finirono, gli imperi caddero, ma ovunque la giustizia fu in pericolo, comparvero simboli strani incisi su pietra o legno: un cerchio con dodici linee che convergevano al centro.
Alcuni studiosi moderni avrebbero poi interpretato quei segni come marchi templari, o sigilli alchemici.
Ma chi conosceva la verità sapeva che, dietro quelle incisioni, si celava ancora l’antico giuramento dei Custodi.
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Questo racconto mescola storia e fantasia in modo molto coinvolgente. Parla di guerre e crociate, ma anche di speranza e giustizia. È ambientato nella Terra Santa, a Gerusalemme, durante un periodo storico difficile, quando cristiani e musulmani combattevano per la stessa città. In questo contesto appaiono due gruppi molto importanti: i Templari, che sono realmente esistiti, e i misteriosi Custodi, inventati dal, ma molto affascinanti. Templari? Erano cavalieri cristiani che proteggevano i pellegrini e difendevano i luoghi sacri. Vivevano come monaci, ma anche come soldati. Erano famosi per il loro coraggio, ma anche per il loro segreto: molti credevano che custodissero antichi tesori o conoscenze proibite. Custodi della Luce Nascosta? Nel racconto, i Custodi sono un gruppo segreto nato proprio da uno di questi cavalieri, Sir Morris, che dopo aver incontrato Gesù, capisce che la vera missione non è combattere, ma proteggere la giustizia e tramandare il sapere. I Custodi agiscono in silenzio, dietro le quinte della storia. Non cercano fama né potere: aiutano chi ha bisogno e intervengono nei momenti più bui. Il loro simbolo – un anello d’argento con dodici linee che convergono al centro, rappresenta l’unione di dodici persone diverse con un solo scopo: servire la luce, cioè la verità, la pace e la giustizia.Un messaggio importante Il racconto diventa ancora più profondo quando Aedric, l’ultimo Custode conosciuto, fa amicizia con Ibn Rahim, un saggio musulmano. In un’epoca di guerre religiose, loro due mostrano che la conoscenza e la collaborazione sono più forti dell’odio. Questo ci insegna che si può costruire la pace anche tra culture diverse, se si ha un obiettivo comune.Bel testo Sir.Abbracci.

il 20/10/2025 alle 22:51

La tua disamina finale abbraccia il fine e l'intenzione, amica Nin! Ho la fortuna di avere delle persone come te, che sanno ben interpretare i miei testi. Ti ringrazio immensamente! Tvb

il 21/10/2025 alle 06:32

Come Sentinelle nella notte i Custodi vegliano, sorvegliano, sorvolano le terre dell'odio e del sangue per riversarvi pace, pace, pace. fosse così anche sulle rovine di Gaza. Grazie Sir.

il 21/10/2025 alle 21:19

Forse, un giorno, scriverò come sarebbe dovuta andare a finire, "da tutto inizio", amica Dea! Al momento non mi pronuncerò, ma ho le idee chiare: i miei 12 adepti avrebbero fatto di meglio, certamente! Grazie a te, cara Dea!

il 21/10/2025 alle 22:21

Aspetto con ansia Sir!

il 22/10/2025 alle 10:38

Grazie molte, Dea! Un saluto sentito.

il 22/10/2025 alle 12:53

La verità è unica. Nel corso dei secoli si mescola a tante false verità fino a farne un cumulo di bugie che la nasconde del tutto; chi però l’ha ben radicata nel cuore ha una forza interiore che lo guida al di là di ogni parola scritta o orale e lo spinge verso una certa direzione; l’ immagine dello sguardo di Gesù che Sir ha visto non è dimenticata nemmeno dopo la sua morte ma come memoria genetica si trasmette automaticamente alla sua discendenza e in chi di quelli saprà ascoltarla nel silenzio dei sensi (in particolare dell’orecchio). Le generazioni dei 12 aumentano nei secoli e anche per loro è uguale a quando avviene al Sir per lo sguardo di Gesù: la memoria conserva quella verità in modo ancestrale e inspiegabile razionalmente a volte . Più la popolazione mondiale aumenta nel corso dei secoli più voci si sovrappongono , si scrivono libri in oriente come in occidente e in ogni angolo del mondo per fissare quella che si crede essere la verità che si cerca di imporre a volte con la forza e la violenza . Ma la Verità è unica, al di là di ogni tentativo di mistificarla resiste , attraverserà periodi bui nella storia dell’umanità, ha preteso olocausti in nome di una ‘’verità’’ che verità non è. C’è chi la conosce o almeno la sente nel cuore : i 12 segni interpretati in maniera diversa sono in realtà il giuramento dei 12 Custodi, morti solo fisicamente ma non nel messaggio che lasciano . E finirà per imporsi sul cumulo di bugie che la nasconde. Bravo Sir Eos

il 22/10/2025 alle 15:17

Mi esortasti di proseguire il racconto, carissima Eos, ed io ho mantenuto la promessa! Ringraziandoti ancora, vado a definire e inviare il proseguo! Grazie, Grazie, Grazie!

il 22/10/2025 alle 21:22