su di un cartone sgualcito,la città sembra respirare.
i lampioni non sono solo luci, ma occhi dormienti che ti seguono, e il vento raccoglie le parole come cori di fantasmi invisibili, trasformandole in melodie perdute.
le pozzanghere riflettono lampi di neon che diventano fiumi liquidi, dove automobili e passanti schizzano via come pesci in un acquario spezzato.
ogni finestra chiusa diventa un quadro, ogni insegna spenta una ferita di luce che pulsa nel buio.
ha occhi che contengono tempeste, ricordi di amori finiti tra vicoli di cemento e fumo, di notti in cui la pioggia cancellava tutto tranne il respiro del mondo.
ogni sua risata è un lampo che illumina un frammento di realtà, ogni parola un ponte teso tra lui e la città che corre senza fermarsi.
e lui è al centro del palcoscenico urbano, attore e regista della notte, custode di un segreto che nessuno osa guardare.
il mondo potrebbe dissolversi in un momento, ma lui resta sospeso, tra il cartone bagnato e il cielo di cemento, tra il rumore dei clacson e il silenzio che diventa musica,
ultimo spettatore dei suoi stessi sogni, resta li a raccattare briciole di umanità, un ombra sfocata nel vortice di questa fredda notte .