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Pubblicata il 05/10/2025
Il pastore e l’agenzia matrimoniale mancata

quando ero giovane, appena agli inizi della mia professione medica, affittai il mio primo ambulatorio. Un piccolo appartamento al piano terra , la soluzione ideale: accessibile, comodo, sobrio. Una spaziosa sala d’attesa, la stanza delle visite e un bagno profumato di disinfettante al limone. Nulla di lussuoso, ma mi sembrava un piccolo regno.Fu lì che lo conobbi.Ottant’anni portati con fierezza, la pelle bruciata dal sole e le mani forti di chi ha vissuto a contatto con la terra. Era stato pastore per decenni. Ogni giorno, si alzava all’alba e andava a piedi “in campagna”,diceva di possedere qualche orto, forse due galline, ma la verità era che non sapeva stare fermo. La campagna era la sua abitudine, la sua casa mentale. L’unico luogo dove sentiva di non essere “fuori posto”. Veniva ogni tanto per controlli generici, piccoli fastidi, ma in fondo non era mai malato davvero. Aveva una salute di ferro e uno spirito che sembrava non invecchiare mai. Dopo qualche visita, cominciò a portarmi dei doni.
frutta, soprattutto. Mele, pere, uva. Ma nel periodo dei fichi… quelli non finivano mai. Arrivavano due volte alla settimana, sistemati con cura dentro un cestino di vimini pulito. Li accettavo con un misto di gratitudine e imbarazzo: pensavo fosse una gentilezza, forse anche un modo per darmi il benvenuto come inquilina, perché sì, era anche il padrone del mio ambulatorio. Poi cominciò a fermarsi più a lungo.
non aveva appuntamento, ma si sedeva in sala d’attesa con disinvoltura. A volte leggeva il giornale. Più spesso osservava. Ogni donna che entrava riceveva uno sguardo attento, misurato. Alcune pazienti mi facevano notare, ridacchiando: "Dottoressa, questo suo paziente è molto… presente!" Una volta lo vidi attaccare bottone con una signora vedova anche lei. Le chiese con delicatezza come stava, da quanto tempo era sola, e poi, come in un confessionale laico , iniziò a raccontare. "Sa, io sono stato sposato quasi cinquant’anni. Una donna buona, solida. Non era solo mia moglie: era tutto. Quando è morta... mi è sembrato di perdere le braccia. Di non sapere più dove mettere le mani, dove guardare. Tornavo a casa e sentivo solo il silenzio. Quel silenzio che ti mangia da dentro." Lo disse con gli occhi lucidi, ma la voce ferma. La signora ascoltò in silenzio. Poi cambiò discorso, forse per pudore, forse per difesa. Lui non insistette,pensai che, per qualche istante, avesse sperato in un possibile connubio. Ma lei si alzò e lo salutò con gentilezza. Un giorno, mentre mi aiutava a sistemare il cestino, si fece serio e disse: "Dottoressa, mi deve fare un favore. Ma non si offenda." Lo guardai, curiosa e un po’ sospettosa. "Vede, io sono vedovo da tanto. Ho un figlio che fa il finanziere, ma sta lontano, nemmeno in Sardegna. Ho anche una figlia , è sposata, ogni tanto mi porta via la biancheria per lavarla, controlla casa... ma non vive con me. Io sono solo. E allora ho pensato: se per caso lei conoscesse una donna … per bene, che vuole sistemarsi."Sgranai gli occhi. "Una donna?" "Sì, sana, per carità! Settant’anni al massimo. Io ne ho ottanta, ma dentro me ne sento sessanta. Non m’ interessa una compagnia così, per passare il tempo. Voglio una persona vera. Da sposare, proprio!."

mi balbettò addosso come se fosse un’urgenza medica. Cercai di rispondere con tatto: "In questo momento non mi viene in mente nessuna, ma se dovesse capitare…" E lui, come un bambino che riceve una promessa di regalo, si illuminò.
continuò a portare frutta con puntualità svizzera, a sedersi in sala d’attesa come se fosse a teatro, e a “valutare” le possibili candidate. Io non sapevo più se ridere o preoccuparmi. Per lui, ogni paziente donna era una potenziale compagna. Ma più passavano i giorni, più mi rendevo conto che non era uno scherzo. Era una ricerca vera. Una richiesta di salvezza. Poi, una mattina, entrò con l’aria stanca e il cestino vuoto. Entrò con passo incerto, senza portare nulla. Mi guardò negli occhi come se cercasse le parole, poi si sedette in silenzio.
«Tutto bene?» gli chiesi. Fece un mezzo sorriso, ma era stanco, spento.
«No, dottoressa. Oggi no. Mi sono stufato. Pensavo… pensavo che magari da lei potesse nascere qualcosa. Una conoscenza, un’occasione. Invece niente. E allora mi sono detto: basta. Basta frutta, basta speranze.» "Lei mi aveva promesso che mi trovava una moglie. E invece niente. Sono mesi che vengo, e niente!" Tentai di spiegare, quasi con imbarazzo: "Ma guardi, io le avevo detto solo… se mi fosse capitato. Non è che io posso sapere cosa cercano le mie pazienti. Questo è un ambulatorio medico, non è un’agenzia matrimoniale!" Lui sbuffò, seccato: "Le agenzie le ho già provate. Mi hanno mandato solo donne ammalate, zoppe, senza denti… Io cercavo da lei una persona vera, sana, perché lei le visita, le conosce. Lei sa chi sta bene."In quel momento non sapevo se ridere o commuovermi.
lo guardai con calma.
«Mi dispiace. Davvero. Ma perché questa ricerca è così importante per lei?»
sospirò e si strinse nelle spalle.
«Perché non ce la faccio più da solo. Lo sa com’è il silenzio, la sera? Quando spegni la televisione e senti solo il frigorifero che brontola? Quando non hai nessuno che ti chiede se hai mangiato, se hai preso la pastiglia, se hai dormito male. È come stare in una casa piena di ombre. E io… io non voglio finire così.»
mi colpì la lucidità delle sue parole. Parlava piano, ma con un’onestà disarmante.
«Capisco. E ha tutto il diritto di cercare compagnia. Non c’è niente di strano, anzi. Però vede, aspettare che qualcuno arrivi… non sempre funziona. A volte bisogna andare noi incontro alla vita.» Lui mi guardò, incuriosito.
«Che intende dire?»
«Che esistono luoghi dove può trovare persone come lei, che cercano una parola, una risata, magari anche un caffè insieme. Ha mai pensato di andare in parrocchia? In molti organizzano gruppi per anziani. Oppure le bocce, il canto, i gruppi di lettura… non deve per forza cercare una moglie. Forse prima deve ritrovare un po’ se stesso, in mezzo agli altri.»
mi guardo’ con calma.
«Mi dispiace. Davvero. Scusi se sono stato invadente!»
e fece un cenno con la testa, riflettendo.
«Già… forse ho sperato troppo. E ho sbagliato modo. Però lei è stata sempre gentile. Anche quando io insistevo. Mi ha fatto sentire… visto. E di questi tempi, non è poco.»
gli sorrisi.” Perché io la vedo. Non come “un vecchio che porta la frutta”, ma come una persona viva. E non è mai troppo tardi per riaprire una porta.» Lui si alzò piano, con una nuova luce negli occhi.«Grazie, dottoressa. Proverò. Non prometto niente, ma... proverò.» «E se un giorno dovesse portarmi ancora delle pesche,» dissi scherzando, «lo faccia solo perché sono buone.»
rise. Una risata piena, come non ne faceva da tempo.
«Allora gliele porterò. Ma solo se ne ho voglia, eh!». Non stava cercando l’amore in senso romantico, ma una mano da tenere. Una voce che lo aspettasse la sera. Un caffè fatto in due. Qualche mese dopo lasciai quell’ambulatorio. Cambiai sede, cambiai quartiere. Non lo rividi più.Ma ogni tanto, quando vedo un cestino di fichi maturi o sento quell’odore di terra umida che sa di casa, mi torna in mente lui. Il pastore gentile, con il cuore pieno di ricordi e un futuro che tentava ancora di immaginare. Uno che a ottant’anni non chiedeva pietà, ma solo amore. Amore semplice. Concreto. Vivo.
e penso che, forse, la medicina serve anche a questo: ad ascoltare i battiti del cuore che non compaiono negli esami del sangue, ma che contano ancora , anche quando nessuno li sente più..
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Bella esperienza. Beh, il vostro ruolo è molto importante anche dal punto di vista umano e le vostre parole sono già medicina. Ecco che le tue parole sono sempre dolci e gradite anche a noi di PH. grazie. Bel racconto.

il 05/10/2025 alle 18:45

Molto bella questa tua esperienza, amica Nin! Un uomo vero e sano, con ancora tanta voglia di condividere le sue giornate! Hai dato il miglior consiglio possibile; sei stata davvero preziosa! Ti auguro una serena serata!

il 05/10/2025 alle 19:50

Ti ringrazio per le parole. In effetti, quell’uomo portava con sé una gran voglia di vita, di compagnia, e forse anche un pizzico di illusione. Io ho cercato di esserci per quello che potevo, con rispetto. A volte anche solo ascoltare e accogliere una richiesta “strana” è già qualcosa. Mi fa piacere che tu abbia colto questo aspetto, perché non è sempre facile bilanciare il lato umano con quello professionale. Grazie davvero Poe.

il 05/10/2025 alle 21:00

In questo caso, ho cercato di rispondere con rispetto e onestà, senza alimentare false speranze. Non sempre possiamo "guarire" tutto, soprattutto quando il bisogno è più umano che clinico. A volte, il miglior consiglio che possiamo dare è quello di aiutare una persona a riattivarsi nella vita, a cercare relazioni, anche fuori dallo studio medico. Non è sempre facile trovare il confine tra il dovere professionale e il coinvolgimento personale, ma ci si prova, ogni giorno .Grazie Sir.Buona serata!.

il 05/10/2025 alle 21:06

Che tenerezza e che tristezza . Peccato che la vita a volte è così cattiva , era un uomo avanti con gli anni, dolcissima e mostra proprio quanto sia vero il fatto che quando si invecchia si torna indietro con gli anni nel senso questo signore è quasi un adolescente nel senso che nel periodo più delicato della vita sente un grande bisogno di vicinanza , condivisione , tenerezza e si comporta cercando una compagna con la quale dividere l'inverno della vita , perché il ''freddo'' dell'inverno sia meno ''freddo''. L'età avanzata secondo me è il tempo dei ricordi ma se non c'è nessuno con cui ''condividere'' anche i ricordi diventano più sfumati . Chissà se poi trovò una compagna adatta ... Certo che la tua vita è stata piena di incontri con persone particolari che ti hanno lasciato dentro una grande ricchezza di umanità ,anche perché sei stata sempre una persona ricettiva e delicata , capace di accogliere e provare affetto e darne . Baci Eos

il 07/10/2025 alle 10:31

In tanti anni di vita professionale ho veramente tanto da raccontare... storie di vita vere, autentiche...temi che sono anche storie universali...Come nel caso del pastore... Sono persone che hanno vissuto una vita piena, spesso segnata da amore, famiglia, lavoro, relazioni, ma che ora si ritrovano sole, senza più il compagno o la compagna di una vita. Sono ancora lucide, spesso in buona salute, e sentono che dentro di loro esiste ancora una forza vitale, un desiderio di vicinanza, di intimità, di scambio umano. Non cercano solo qualcuno con cui parlare, ma qualcuno con cui sentirsi visti, riconosciuti, toccati nel profondo. Vivono una solitudine che non è solo fisica, ma esistenziale: non c’è più nessuno che li aspetta, che li chiama per nome con affetto, che condivide con loro la cena, un film, un pensiero della giornata. La loro sofferenza è fatta di silenzi lunghi, di sere che sembrano pesanti, di una malinconia che si insinua piano, ogni giorno un po’ di più. Hanno molto da dare, ma si sentono invisibili, come se la società avesse messo un punto alla loro vita affettiva. E invece vorrebbero ancora sentire il cuore che batte per qualcuno, ritrovare il senso del quotidiano attraverso la presenza di un altro essere umano. Hanno bisogno di relazioni vere, non solo di passatempi. E spesso non lo dicono apertamente, ma lo mostrano con piccoli gesti, come il portare un dono, restare un po’ di più in sala d’attesa, cercare uno sguardo, un ascolto. Queste persone non chiedono pietà né assistenza, chiedono solo di non essere lasciate ai margini della vita emotiva e relazionale, perché dentro di loro c’è ancora un mondo che aspetta di essere condiviso.No, eos, non trovò mai una compagna ...morì circa a novant'anni e, fino alla fine dei suoi giorni, lo videro tutte le mattine incamminarsi verso il suo podere. Baci.

il 07/10/2025 alle 21:36

Ninetta il Dottore di ieri ,racconto tenero e amaro ma bellissimo,lo sai che il mio dottore di quando ero piccolo per ricordarlo e' stata messa una lapide in sua dedica era un grande dottore mi chiamava pallloncino per la mia faccia rotonda (da piccolo) .Un Saluto dimenticavo lui al paese faceva visita pure alle persone sane con problemi da te magnificamente espressi.

il 09/10/2025 alle 14:49

Anch'io appartengo a quella categoria, medici di un tempo...Grazie Giancarlo per il tuo bel commento.

il 09/10/2025 alle 20:14