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Pubblicata il 04/10/2025
ultima corsa, notte sfinita,
il bus tossisce alla fermata vuota,
e lei — zaino leggero e occhi pesanti —
scende senza fretta, come chi non aspetta più.

ha auricolari scarichi,
una felpa larga e una cicatrice
che non è sul corpo,
ma la portano gli occhi,
quando guardano troppo nel vuoto.

il capolinea odora di pioggia vecchia
e birra rovesciata da qualcuno
che voleva dimenticare qualcosa
prima di ricordare tutto.

lei si siede sulla panchina di ferro,
accende una sigaretta
come se fosse un faro,
un piccolo incendio personale
contro il buio di certi pensieri.

controlla il telefono. Nessun messaggio.
ma lo fa lo stesso —
non per sperare,
solo per abitudine.

un gabbiano urla da qualche parte,
come a ricordare che anche il mare
ha le sue notti storte.

e intanto la città le gira attorno,
senza vederla davvero.
perché certe persone
non scompaiono mai tutte insieme —
si dissolvono piano,
una fermata alla volta.
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veramente, veramente un testo che si eleva. grazie.

il 04/10/2025 alle 09:23

Cinema e letteratura francese rivivono piacevolmente. Bella. Ciao Vittoriano. Novità per questo sito.

il 04/10/2025 alle 10:36

Raccolgo piccoli ritagli di quotidianità e li coloro di malinconia,solo questo. Grazie a tutti per l'interesse.

il 04/10/2025 alle 12:13

Uno scritto piacievole ma nello stesso tempo crea perche'.Bravo

il 04/10/2025 alle 18:47

La tua "quotidianità " è benvenuta a nobilitare l'ambiente. La tua malinconia sta alla lirica come Roger Waters ai Pink Floyd. Io leggo e imparo.

il 04/10/2025 alle 20:51