cammino tra città sventrate,
palazzi come scheletri urlano ruggine.
non cerco rifugi né gregge ;
la mia legge è la cenere che semino
sono fratello dei corvi,
compagno dei cani affamati;
mi nutro di rovine,
bevo odio e né vomito la polvere.
il male di vivere è un trono spezzato
su cui mi siedo reietto,
ridendo del vuoto che chiamano ordine.
brucio nella mia pochezza,
sputo sui confini,
porto bandiere nere cucite col dolore.
quando il cielo crollerà a pezzi,
io sarò lì a danzare sulle rovine,
un inumano corpo,
ultimo superstite
della mia stessa apocalisse.