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Pubblicata il 30/09/2025
cammino tra città sventrate,
palazzi come scheletri urlano ruggine.
non cerco rifugi né gregge ;
la mia legge è la cenere che semino

sono fratello dei corvi,
compagno dei cani affamati;
mi nutro di rovine,
bevo odio e né vomito la polvere.

il male di vivere è un trono spezzato
su cui mi siedo reietto,
ridendo del vuoto che chiamano ordine.
brucio nella mia pochezza,
sputo sui confini,
porto bandiere nere cucite col dolore.

quando il cielo crollerà a pezzi,
io sarò lì a danzare sulle rovine,
un inumano corpo,
ultimo superstite
della mia stessa apocalisse.
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e' il paradosso di quanto la pochezza possa guastare. catastrofe dentro e fuori.

il 30/09/2025 alle 15:33

... e lo sgomento della scoperta di una penosa attualità...

il 25/01/2026 alle 15:14