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Pubblicata il 15/09/2025
S’io vi donai la vita e ciel sereno,
l’erba e le fonti in limpido futuro,
schiusi le nubi a un sole di vangelo
e l’uomo in me sentì vigor più puro.

Ma voi creaste l’oro e il ferro oscuro,
e il numerar vi fece il cor più duro,
non più la mano che porgea l’anello,
ma la moneta che spezza ogni muro.

E vi mirai cadere in cieco abisso,
ove il fratel non riconosce il volto,
quel volto stesso in me promesso e fisso.

Or vi abbandono al fulmine disciolto,
al tuono che non chiede ormai permesso,
al foco che vi strugge e vi dà scosso.

Non più rugiada bagnerà la terra,
né il fiore aprirà petalo lucente,
ché la mia ira, simile a gran guerra,
vi spezzerà con lampo incandescente.

L’aria si muta in polvere e bufera,
d’un’eco morta resta il suon stridente,
la voce mia, che un dì fu primavera,
ora rimbomba fulmine rovente.

Il sole piangerà sangue di fiamma,
la luna vestirà mantello nero,
e l’oceano vi avvolgerà senz’ brama.

Così l’uomo, ridotto a vano pensiero,
cadrà nel buio d’una notte infame,
e il suo tesoro sarà un anello nero.

Soffro con voi nell’immenso dolore,
in questo silenzio che recide i legami,
e mi domando perché spento sia l’amore,
perché più l’uomo non mi cerca né chiami.

Vi detti il cuore, vi donai l’ardore,
ché l’altro fosse pane e vin fra gli infami,
ma voi cercaste l’oro e il suo bagliore,
che spegne l’anima e corrompe gli animi.

Non più fratelli, ma nemici e danno,
non più speranza, ma catene vane,
e un vuoto eterno che nessun sanerà.

Così l’inganno delle vostre pene
rese il mio pianto un mare senza inganno,
ove la vita stessa affogherà.

E ora contemplo l’opera svanita,
e vedo l’ombra d’un mondo che muore:
non fu mia colpa, ma la vostra ferita,
fu il vostro egoismo a spegnere il cuore.

Tra le rovine non resta che il dolore,
tra le ceneri il vento disperato,
tra i vostri occhi un baratro di gelo.

Così la terra piange il suo valore,
e il cielo tace, stanco e lacerato,
coprendo il sole d’un mortale velo.

Eppur tra i resti un germoglio s’innalza,
un seme vivo, immune da denaro,
che al sole puro timidamente spalza
l’ombra che grava sul deserto amaro.

È il canto d’un bambino che s’esalta,
è il pianto d’un innocente senza riparo,
che alla mia luce fragile s’innalza
ed onora l’aurora col suo raro.

Su quel dolore rifonderò l’amore,
su quel filo d’erba che lento fiorì,
tornerà l’uomo a ciò che un dì fu.

E dalla polve sorgerà il valore,
rinnoverà la fede ch’egli smarrì,
e darà al mondo un nuovo lume in più.

Nel buio fitto brilla una mia stella,
che guida l’alba d’un mondo rifiorito,
e il cielo apre la sua porta più bella
a chi ritorna puro e redimito.

La vita nuova si fa dolce e snella,
l’antico amore torna senza ardito,
e l’uomo sorge come luce novella,
rinato al vero, all’esser suo gradito.

In questa terra rinnovata e viva
donerò fiamma che non morirà,
sarà per sempre un caldo abbraccio eterno.

Così la pace in ogni cor s’arriva,
così la grazia al mondo tornerà,
e brillerà la vita in ciel superno.
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Il testo è un potente lamento lirico che esprime la delusione di una voce superiore – forse divina o naturale, di fronte alla corruzione dell’umanità. Dopo aver donato vita, bellezza e amore, l’uomo ha scelto l’avidità, il potere e la distruzione. Ne segue una condanna apocalittica, in cui la natura stessa si rivolta contro l’uomo. Tuttavia, tra le macerie emerge un seme di speranza: l’innocenza di un bambino e un germoglio che indicano la possibilità di rinascita. Il messaggio è chiaro: solo tornando all’amore e alla purezza l’umanità potrà ritrovare sé stessa e costruire un mondo nuovo.Molto bella!Abbracci Sir.

il 15/09/2025 alle 23:42

Una struttura in sequenza di sonetti in endecasillabi canonici (qualche eccezione che riporterò) da leggersi tutti in tonalità a minore (enfatizzando cioè l'accento presente in 4ª sillaba) per ricalcare la delusione del recitante. Le eccezioni che minano la perfezione formale sarebbero «né il fiore aprirà petalo lucente,» che non è canonico, accentato in quinta, che potremmo sistemare in «né aprirà il fiore petalo lucente,», accentato in 4ª oltre che in 6ª, poi le assonanze imperfette in -erra/-era che terrei così (la rima nella recitazione è sempre meno pressante della metrica in quanto a pignoleria, vanno bene anche le "imperfette"), poi il verso «e l’oceano vi avvolgerà senz’ brama.» eccederebbe senza quella elisione che però suona innaturale, secondo me si può migliorare con «avvolgeravvi oceano senza brama.»; Eccede il dodecasillabo «Così l’uomo, ridotto a vano pensiero,», sistemabile in «L’uomo così, ridotto a van pensiero,», endeca canonico accentato in 4ª e 6ª; anche «e il suo tesoro sarà un anello nero.» eccede (e nuovamente si chiude occhio su assonanze, accettabilissime -amma/-ama/-ame) e può canonizzarsi in «sarà tesoro suo 'n anello nero.». Il cerso «in questo silenzio che recide i legami,» pure eccede, sistemabile in «questo silenzio recide i legami,» eccetera eccetera… insomma versi da sistemare ce ne sarebbero ancora (debbo fuggir via a prendere la corriera quindi mi fermo qui, continuerò a leggerla sulla via per l'ospedale ma da telefonino non riesco a scrivere altri suggerimenti) ma è proprio bella come idea dal punto di vista formale ed il senso è abbastanza condivisibile anche da un ateo.

il 16/09/2025 alle 06:12

Molte grazie, Nin! Questo é quello che un Eventuale Creatore penserebbe e direbbe! Eventualmente, questo é ció che un Ateo dovrebbe sentire in Coscienza. Un abbraccio sincero.

il 16/09/2025 alle 07:48

Attendo tuoi nuovi consigli, Iof! Mi raccomando, stammi bene!

il 16/09/2025 alle 07:50

Credo alla salvezza. Che bello vedere il mondo rifiorire!

il 16/09/2025 alle 08:08

Infatti, proprio cosí

il 16/09/2025 alle 08:11

Dio è onnisciente forse sapeva già, dico forse perché come esseri umani non sappiamo Dio cosa pensa e cosa prova ; umanamente è molto probabile che sia amareggiato , di fronte all'ingratitudine dell'umanità , che ha considerato e considera tutto quanto di buono Dio ha offerto per rendere la sua vita più piena e piacevole e cara se avesse saputo sfruttarlo. Ma Dio è amore ed è quindi probabile che non si stancherà mai di offrire una possibilità di redenzione e di rinascita , che potrebbe originarsi da un bambino e da un germe di fiore , però , ,e la mia è una visione umana , il fiore si svilupperà in un ambiente corrotto , il bambino crescerà in un ambiente corrotto ... Quindi a meno di una ''rivoluzione'' spirituale l'umanità toccherà il fondo e forse lo stiamo toccando . Ma Dio è onnipotente e non credo che abbandonerà l'umanità alla sua autodistruzione forse un lampo di ''sale in zucca'' si affermerà , per merito Suo, nelle menti piccine e stupide dell'umanità che dalla sua comparsa non ha fatto altro che cercare potere e ricchezza , passando sul cadavere dei suoi simili. Credo sia vero che siamo ancora : ''al mondo non c'è che fare del male o subirlo'' come diceva Adelchi nella tragedia di Manzoni . Ma l'umanità muore da una parte , rinasce in un'altra ed io credo , o spero, che l'umanità saprà apprezzare il valore della vita ... Mi è piaciuta questa tua lettera di Dio ,riflessiva e umanamente condivisa , speriamo lo sarà da tutti . Ti abbraccio Eos

il 16/09/2025 alle 11:16

Grazie, Eos. Sono molto affezionato all'Antico Testamento! Il Nuovo, non é fattibile, ha fallito. Spero in quel bambino! Un bacio a te!

il 16/09/2025 alle 11:31

Rieccomi in attesa di andare a nanna che domani all'alba di nuovo in corriera per tornare in ospedale, vediamo se finisco: il verso «e mi domando perché spento sia l’amore,» son 13, ridurrei in «perché mi chiedo sia spento l’amore,», end. can. a minore; «perché più l’uomo non mi cerca né chiami.» son 12, ridurrei in «l’uomo perché non mi cerchi né chiami.», end. can. a minore; «ché l’altro fosse pane e vin fra gli infami,» son 12, ridurrei in «ché l’altro fosse pane e vin tra infami,», end. can. a minore/maiore; «e un vuoto eterno che nessun sanerà.» dodecasillabo tronco, «e un vuoto eterno che alcun sanerà.», end. can. tronco a minore; «non fu mia colpa, ma la vostra ferita,» dodecasillabo, «non fu mia colpa, ma vostra ferita,», end. can. a minore; «Tra le rovine non resta che il dolore,» dodecasillabo, «Tra le rovine resta sol dolore,», end. can. a minore/maiore; «che al sole puro timidamente spalza» (immagino sia "s'alza") dodecasillabo, «che al sole puro timido s'innalza», end. can. a minore/maiore; «è il pianto d’un innocente senza riparo,» son 13, «d’un innocente lai senza riparo,», end. can. a minore/maiore; «Su quel dolore rifonderò l’amore,» dodecasillabo, «Su quel dolor rifonderò l’amore,», end. can. a minore; «su quel filo d’erba che lento fiorì,» dodecasillabo tronco, «sul filo d’erba che lento fiorì,», end. tronco a minore; «rinnoverà la fede ch’egli smarrì,» dodecasillabo tronco, «rinnoverà la fede che smarrì,», endecasillabo tronco canonico a minore/maiore; «che guida l’alba d’un mondo rifiorito,» dodecasillabo, «guida l’alba d’un mondo rifiorito,», endec. canonico a maiore; «e il cielo apre la sua porta più bella» dodecasillabo (cielo - àpre non "sinalefano") «e il cielo apre la porta più bella» end. can. a minore; «e l’uomo sorge come luce novella,» dodecasillabo, «e l’uomo sorge qual luce novella,», end. can. a min./maiore. /// Problema a parte è "redimito"… la prendiamo per licenza poetica su "redento"? /// Mi si chiudono gli occhi e mi restano poche ore per dormire, ma ho tagliato tutte le eccedenze nei versi, buonanotte

il 17/09/2025 alle 01:18

Grazie per la pazienza, amico Iof! Adesso dormi bene, mi raccomando. Con ammirazione - Sir Morris

il 17/09/2025 alle 07:19