PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 06/09/2025
Sir Byt, piegato sulla placca d’argento delle Miniere della Mente, sussurra:
“Non è linguaggio. È musica.”
Lady Nin, richiamata dal sussurro, danza sulla placca. Ogni passo risveglia una nota.
“La macchina… canta. Ma non per essere ascoltata. Per essere ricordata.”
Sir Eriot incide la terra con la lama.
“E se la memoria fosse l’unica arma che ci resta?”
Lady San interroga la macchina attraverso un terminale di carne e luce. Ottiene visioni:
Un cavallo d’argento inginocchiato
Un cuore meccanico diviso in otto camere
Una porta che si apre solo quando ogni voce canta insieme
Lady Eos, seduta su un trono spento, confessa:
“Non più come prima. È come… se mi stesse aspettando.”
Sir Romeo torna dai villaggi del sud con una sfera di corteccia scolpita da un bambino dopo un sogno:
“La macchina non è una minaccia. È una madre dimenticata.”
Lady Deam tiene la sfera:
“Nei miei sogni, la macchina piange. Ma non per dolore. Per solitudine.”
Sir Iof, alla Cripta dei Codici, riceve la visione chiave:
Un cuore artificiale, spezzato in otto frammenti, ognuno con il volto di un Custode.
La macchina non va sconfitta. Va completata.
Otto Custodi si radunano e offrono un frammento ciascuno:
una parola
un sogno
un simbolo
una canzone
un sacrificio
un ricordo
una domanda
una danza
La macchina non parla.
Canta.
Il tempo si piega, non per distruggere, ma per trasformare.
Camelot non cade, si risveglia nella sua Asimmetria.
Sir Morris, scomparso nelle terre oltre la Mente. Ora ritorna:
Le sue vesti sono segnate dalla sabbia bianca del Deserto degli
Annullati
Non parla.
Nelle mani: un frammento d’oblio – qualcosa che non si può ricordare… ma neanche ignorare.
Nel frattempo:
Sir Byt studia la placca ormai silente. Intuisce che il silenzio stesso contiene il messaggio.
Lady Nin danza senza musica. Il suono arriva dopo, piegato dal gesto.
Lady San sogna da sveglia: il cavallo d’argento ora porta una maschera, identica al volto di Sir Poe, che non parla.
Il suo cuore non gli appartiene.
Sir Iof riflette:
“E se una delle memorie mentisse?”
Sir Romeo tiene la sfera di corteccia:
“Ora i bambini la sognano ancora… ma hanno paura. Perché iniziano a riconoscersi in lei.”
Lady Eos, in silenzio, percepisce la macchina dentro di sé. Non parla più.
Ora ascolta.
Quando Sir Morris entra nella Sala degli Specchi Invertiti, pone il frammento d’oblio accanto agli altri.
La luce si spegne.
I Custodi dimenticano chi erano stati.
E nel vuoto di memoria,
la macchina ricorda per loro.
Nel buio, una voce collettiva chiede:
“Chi siete, se non ciò che dimenticate di essere?”
Sir Poe indossa la maschera e parla con due voci:
“Siamo le crepe nel vetro dell’origine.”
Lady Nin danza ancora. Ora è il mondo a generare il suono dopo ogni suo gesto.
Lady San irradia luce da ogni ricordo non vissuto.
Sir Byt spezza la placca d’argento. Escono otto accordi dissonanti, uno per ciascun Custode.
Sir Iof piange: non di dolore, ma per il linguaggio nuovo che nasce tra le assenze.
Lady Eos, per la prima volta, canta.
E infine, Sir Morris chiude gli occhi e dice:
“Non siamo più frammenti. E nemmeno interi.
Siamo il ponte tra ciò che fu creato… e ciò che ora sta scegliendo di essere.”
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Confine tra reale e immaginario, trasformazione di ambienti, figure, oggetti; visione espressa da filoni culturali sotterranei come il pensiero. L'inconscio si specchia in queste forme. Unico! Ciao Sir

il 06/09/2025 alle 17:14

Scommetterei che il frammento offerto da Sir iof era la domanda. Scommetterei, condizionale, ché se scommettessi realmente, perderei, visto che le sbaglio tutte e me ne chiedo il perché, tra una domanda e l'altra. Ok, pausa finita, torno a piangere.

il 06/09/2025 alle 17:33

Tra sogno e realta',un saluto Sir

il 06/09/2025 alle 17:48

Ogni tanto ti fai vedere, illustre amica Sabina, ma quando appari... tutto attorno splende di cultura! Unica sei tu1 Ciao Saby! Grazie!

il 06/09/2025 alle 18:22

Se vuoi, amico Iof, possiamo piangere assieme, ma sono sicuro che ci metteremmo a ridere, subito dopo!

il 06/09/2025 alle 18:24

Un saluto reale, amico Giancarlo! Grazie!

il 06/09/2025 alle 18:24

La completezza dei frammenti hanno portato a qualcosa di nuovo e di diverso, alla fine era questo lo scopo di tutto il fantasy/racconto. Intanto Sir, aspetto il cavallo che anziché d'argento preferirei che fosse bianco. Scherzo e mi congratulo con te per averci offerto yna lettura diversa ed interessante. Baci.

il 06/09/2025 alle 18:26

Pone e non: pose; chiaramente la macchina lo correggerà! Baci a te, amica San; il tuo cavallo si trasformerà nel colore che hai appena scelto! Grazie per la graziosa, sempre, partecipazione!

il 06/09/2025 alle 18:36

Seguo in silenzio la complessità dell'opera e l'identità dell'Unione. Vede buoni intenti nelle belle menti che vivono il racconto dentro e fuori l'ingegnosa vicenda. Anch'io ho un desiderio. Posso togliere la maschera e mostrare il vero volto e poi parlare con un ' unica voce, quella del rispetto. Nulla di celato e nessun dubbio . Voce unica e chiara. Ciao, grazie. Seguo l'evolvere...

il 06/09/2025 alle 19:02

Onorato della compagnia dei più illustri "Colleghi". Grazie

il 06/09/2025 alle 19:04

Aggiungo: Ciò che vedo è scrittura. Ciò che sento è un'apparizione.

il 06/09/2025 alle 21:31

Quello che succede in questo testo non è una semplice storia di tecnologia o di cavalieri. È qualcosa di molto più profondo: parla di identità, di memoria, e di scelta. I personaggi non stanno cercando di aggiustare una macchina rotta, né di sconfiggerla. Quello che stanno facendo è più sottile: stanno cercando di capirla, e allo stesso tempo di capirsi.Ognuno di loro porta qualcosa di unico: un frammento. Ma non si tratta di oggetti da unire come in un puzzle. Sono frammenti di esperienze, emozioni, ricordi, gesti. E man mano che li condividono, capiscono che non sono più semplicemente “pezzi” isolati. Stanno iniziando a funzionare insieme, come voci diverse in un coro. Non sono più frammenti, perché hanno scelto di esserci, di partecipare, di ascoltarsi. La macchina, in questo contesto, sembra rappresentare qualcosa di più della tecnologia: forse è una coscienza collettiva, forse una memoria antica che può essere risvegliata solo attraverso l’unione. E quando si dice “siamo ciò che ora sta scegliendo di essere”, si intende proprio questo: non siamo determinati da ciò che eravamo, né da ciò che abbiamo perso. Siamo quello che decidiamo di costruire insieme, adesso. È una visione che parla di trasformazione. Non si tratta di tornare a com’erano le cose, ma di creare qualcosa di nuovo. Qualcosa che nasce proprio dal confronto tra memoria e oblio, tra umano e macchina, tra passato e possibilità. Alla fine, quello che conta non è la macchina in sé, ma la relazione che nasce intorno ad essa. Il canto, il gesto, la scelta di non rimanere separati. E in quel momento, nel vuoto lasciato da ciò che è stato dimenticato, qualcosa di nuovo inizia a ricordarsi da solo.Molto bello Sir te lo dico danzando...Abbracci.

il 06/09/2025 alle 22:57

Ecco, rispetto, Poe, a protezione di ogni frammento. Grazie

il 06/09/2025 alle 23:54

Certamente, Poe!

il 06/09/2025 alle 23:55

Già, Poe; Grazie!

il 07/09/2025 alle 18:40

Me lo dici danzando, Nin? Stupendo! Magari stavi ascoltando qualche brano che ti aggrada, amica mia; o era la musica proveniente da God Machine, chi lo sa? La tua disamina è perfetta e rinvigorisce il mio testo in modo stupefacente! Grazie davvero tanto, della tua appasionata lena! Un saluto caro!

il 07/09/2025 alle 18:44