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Pubblicata il 04/09/2025
La vicina di mare ( Da storie particolari)

quando Françoise arrivò nella villetta accanto alla mia, sulla costa baciata dal mare, il nostro piccolo angolo di pineta sembrava farsi ancora più vivo. La sua presenza era immediata, e ricordo bene il primo incontro: io stavo spazzando le foglie nel giardino, lei mi vide e con un sorriso caldo e sincero mi chiamò subito, “Vicina, staremo insieme per un bel po’, eh?”
quel saluto semplice ma pieno di calore mi illuminò il cuore. Da quel momento iniziò una bella amicizia. La invitai per un caffè, poi andai a prendere un gelato per entrambe, e piano piano cominciammo a raccontarci la vita. Françoise era una donna speciale: sposata con un militare, passavano al mare solo i fine settimana, ma quelle giornate erano un dono prezioso.
quando arrivavano, le nostre case si animavano di voci e risate. Era come se un’onda di felicità ci investisse tutte e due. Lei portava sempre qualcosa di bello, doni semplici ma ricchi di affetto, anche se io raramente riuscivo a ricambiare. Ma la cosa più preziosa era la comunione delle nostre anime: amavamo parlare, confrontarci, scambiarci libri e idee. Françoise insegnava letteratura francese all’università e aveva viaggiato in tantissimi posti; ascoltare le sue storie era come aprire finestre su mondi lontani.La sua generosità si rifletteva anche nelle sue azioni: aveva fondato una scuola per orfane in Guatemala, e spesso si recava là per seguire da vicino il progetto. Figlia unica, non aveva figli edopo la morte della madre aveva aperto, sempre in Guatemala, una scuola per infermiere, impegnandosi con cuore e mente a migliorare la vita degli altri. Prima che la malattia la allontanasse dal mare, uno dei momenti più belli erano le cene che organizzava con le sue amiche: alcune erano compagne di collegio, altre insegnavano all’estero o partecipavano a convegni. Ogni anno ci invitava tutte, e lei sceglieva con cura un giorno speciale per il nostro incontro. Io ero sempre la sua ospite d’onore. La prima cena, in particolare, era un evento elegante: abiti da sera, tovaglie raffinate, calici scintillanti. Apparecchiavamo insieme, creando un’atmosfera che sembrava sospesa, quasi fuori dal tempo.
françoise aveva anche una cagnetta, Nerine, che aveva preso da un canile dove nessuno la voleva. Aveva una zampa malferma, e ogni passo era una lotta: cadeva spesso, ma si rialzava con una tenacia incredibile. Vederla inciampare e riprendersi era doloroso e al tempo stesso pieno di speranza. Françoise l' amava con tutto il cuore, la curava con una dedizione unica.
col tempo Nerine era diventata vecchia. Poi, una sera, sparì improvvisamente. La cercammo ovunque, ma nel buio del mare e nei boschi circostanti non c’erano luci, e trovare una cagnolina così piccola era quasi impossibile. La mattina seguente, ci alzammo presto e la trovammo sulla battigia, ormai silenziosa, con il suo ultimo respiro.La sofferenza fu grande, ma in tutte le cose della vita bisogna cercare una ragione, una forma di accettazione. Per Nerine avevo scritto anche una poesia, intitolata proprio a lei, per custodire la memoria di quella piccola vita coraggiosa.Poi Francoise si ammalò.La malattia peggiorò, subì una tracheotomia, e comunicare divenne difficile, anche al telefono. I nostri messaggi si fecero più sporadici, e le notizie le ricevevo quasi esclusivamente tramite la sua badante.Nonostante tutto, l’amicizia non si spense del tutto. Non poterla più vedere, sentire la sua voce, mi riempiva il cuore di una tristezza profonda.Una tristezza che s'accentuò quando ricevetti la notizia della sua scomparsa. Rimase il legame con alcune sue care amiche, con cui ancora oggi ci sentiamo e raccontiamo la sua vita, mantenendo viva la memoria di una donna che è rimasta nel cuore di noi tutte.

ti amavo, Françoise.
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Una storia davvero commovente, amica Nin! Nerine, Françoise... come affermi tu: il coraggio di vivere! Ti abbraccio, amica mia! Bellissima!

il 04/09/2025 alle 10:29

Ci sono amicizie che valgono più di un amore , preziose, indimenticabili ma sempre vive nel cuore; fatte di comunanza, familiarità, condivisione di interessi. Perderle è doloroso da ogni punto di vista ma condividerne il ricordo con altre persone a lei vicine, per un po’, almeno idealmente, annulla la distanza anche se le emozioni provate restano solo tue e lo saranno sempre: i legami di cuore non si spezzano mai anche se affievoliti dalla lontananza eterna. baci eos

il 04/09/2025 alle 12:26

Questi ricordi generano quelle che definisco "lacrime buone". La tua sensibilità è ormai libro di testo.

il 04/09/2025 alle 21:10

Grazie Sir, si... il coraggio di vivere e un'anima generosa compassionevole.Abbracci!

il 05/09/2025 alle 19:49

Hai espresso qualcosa di profondo e vero: ci sono legami che superano perfino l'amore, perché radicati nell’anima. Anche se la distanza o la perdita fanno male, il ricordo condiviso tiene viva quella presenza, come se non fosse mai andata via. Lei era una donna semplice, anche se ho parlato di abito da sera calici...In effetti mettevamo un abito normale magari lungo, perchè il suo invito era sempre"Cena importante, abito da sera,sei invitata a casa mia" .Era la maniera giusta per ricordarci di non arrivare in pantaloncini...Baci eos, grazie per il tuo puntuale commento.

il 05/09/2025 alle 20:02

Si Poe, lacrime buone.Una donna straordinaria, determinata, coraggiosa e profondamente umana. In un contesto difficile come il Guatemala, ha saputo affrontare rischi e ostacoli senza mai tirarsi indietro. Con amore e senso di giustizia ha creato un orfanotrofio che non solo protegge, ma offre cultura e dignità a bambine abbandonate. Un esempio concreto di come il bene si può costruire, anche dove sembra impossibile.Abbracci!

il 05/09/2025 alle 20:09

Nel piacere e i giorni,il giovane Marcel affrontava a petto nudo la nascente psicoanalisi,forse con eccessiva ingenuita'.La critica del novecento avrebbe interpretato alcune sue fantasie ancora invertebrate per messaggi cifrati che la larvale personalita' dettava ad un ego in formazione e ad un potenziale pubblico.Questa tua variante,Ninetta,mi pare un po' tardiva,considerata la produzione ben strutturata ed altrettanto ben orientata.Percepisco ancora quest'attrazione per le chiusure tragiche,ma le percepisco dall'incipit! De gustibus...

il 04/11/2025 alle 21:06

Ti ringrazio per la lettura così attenta e per il riferimento proustiano, che ho molto apprezzato. In effetti, questo racconto nasce più da un moto affettivo che da un’intenzione stilistica: è una pagina di cuore, forse più “nuda” e meno strutturata, ma proprio per questo autentica. Ho voluto affidarmi a una scrittura più impressionistica, lasciando che l’emozione precedesse l’analisi e che la memoria potesse parlare con la sua voce, senza mediazioni. So che il tono può sembrare “tardivo” o meno elaborato, ma credo che certe emozioni non maturino mai davvero: restano vive, sospese nel tempo, e scrivere diventa allora un modo per restituire presenza a chi non c’è più. Quanto al finale tragico, sì, forse è un’attrazione, ma anche un modo per fare pace con ciò che resta e dare un senso al silenzio che segue la perdita.Grazie!, sempre interessante il tuo commento.Saluti

il 05/11/2025 alle 17:47