Nacque in un villaggio tra i boschi e i monti,
un ragazzo che non era crudele, né superbo,
ma che viveva come un solitario lupo.
non chiedeva il mondo, non desiderava potere,
solo tratteneva per sé ciò che lo scaldava.
e per questo lo chiamavano egoista.
un giorno, nella notte chiara,
vide una stella cadere tra i rami del tempo.
non era fuoco, non era pietra:
era lei.
gli occhi luminosi come secoli di ricordi,
il sorriso che conosceva già,
pur non ricordando quando.
lui non capiva il perché.
perché la sua anima si aprisse,
perché il cuore, che mai aveva donato,
si riversasse tutto in lei come un fiume.
era destino o illusione?
no, era memoria.
un segreto inciso nel tessuto degli universi.
in ogni mondo possibile,
in ogni tempo frantumato,
tra deserti infiniti o città sospese nel cielo,
loro due si erano trovati.
sempre.
come stelle gemelle che non possono dividersi,
anche se il buio tenta di inghiottirle.
egli sapeva, senza logica, senza ragione,
che l’amava da sempre.
almeno in questa vita,
ma forse in mille altre,
e in altre ancora che non hanno ancora respirato.
per questo tratteneva quella luce,
la custodiva solo per sé.
non per cattiveria,
non per superbia,
ma perché senza di lei
il suo cuore non sapeva battere.
era un egoismo dolce e terribile:
quello di chi ha trovato la propria stella
e teme che il cosmo,
con i suoi abissi infiniti,
possa portargliela via.
e così continuano a camminare,
tra mondi e metaversi,
sempre vicini, sempre insieme,
il ragazzo e la sua stella.
lui con il suo amore che non conosce misura,
lei con la luce che lo salva,
da sempre,
per sempre.