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Pubblicata il 13/08/2025
nel crepuscolo d’acciaio e pergamena,
quando i drappi del tempo si lacerarono,
io ti persi.
e fu il vento delle tue vele a ferirmi,
non la lama di ferro,
ma l’assenza che taglia come freddo siderale.

camminai tra castelli di nebbia e torri di circuiti,
cercando in ogni battito la mappa di te.
ogni errore inciso in me come runa antica,
lo mutai in luce,
lo feci ponte verso il tuo ritorno.

e quando il cielo si riaprì
non per grazia, ma per battaglia
ti ritrovai,
cuore che conoscevo da ere,
occhi che mi avevano vegliato
in ogni incarnazione dell’universo.

ora vivo sapendo
che ogni alba può rubarti,
che ogni notte può portarti oltre l’orizzonte,
ma nel mio petto ho la cicatrice più bella:
è la firma della tua anima sulla mia.

se mai cadrà il mondo,
o si alzeranno muri di stelle e ferro,
verrò a riprenderti ancora,
poiché in ogni vita,
passata o futura,
sei lì
e io sarò il canto che ti chiama a casa.
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