Panchine vuote,
luci che tremano come palpebre stanche,
un vento che porta odore di rotaie e ruggine.
non c’è nessuno,
solo io e il mio riflesso
nella vetrata chiusa del bar.
ogni treno che non arriva
è un pensiero che parte da solo
senza salutare.
aspetto,
non so cosa,
forse il coraggio
di salire sul primo convoglio che fischia,
anche se va dall’altra parte.