La poesia si apre in un ambiente sacro — una chiesa antica e decadente : Crocifissi sghembi ,intricano la navata.I crocifissi, simbolo centrale della cristianità, sono "sghembi": disallineati, storti.La chiesa, luogo per eccellenza di simmetria e ordine spirituale, appare invece disordinata e frammentata. Seguono dettagli materici e sensoriali:” su candelabri,a metà dipinti d’oro,e polvere sul pulpito rappresa da cent’anni.”L’oro che non ricopre più tutto il candelabro, la polvere rappresa ,una bellezza interrotta, consumata, che ancora conserva tracce di sacralità, ma ormai opaca.un luogo fuori dalla storia viva .Conchiglie e scranni: il sacro che diventa umano,”Conchiglie di pietra assetate d’acqua santa,e lisce di carezze” Sono probabilmente le acquasantiere, scolpite nella pietra, ora "assetate": non contengono più acqua santa, hanno perso la loro funzione. Tuttavia, sono ancora "lisce di carezze" – testimonianza del passaggio umano, delle mani che le hanno toccate.” gettano ombre mentre gli scranni dormono come clochard perduti.” li scranni, sedili di legno usati dai religiosi o dai membri del coro, ora "dormono": personificati, sembrano abbandonati a sé stessi, come clochard – emarginati, dimenticati. Lisa come Monna Lisa: l’ideale che sfugge:” Lisa, ti cerco nelle sfuggenti cappelle nel matroneo deserto che sbriciola dall’alto Lisa entra solo alla fine, ma è chiaro che è la chiave del testo.Musa perduta, ma anche , e in modo più sottile , icona artistica: Monna Lisa, simbolo della bellezza rinascimentale, del mistero, dell’enigma femminile. La ricerca nelle cappelle è la ricerca dell’immagine, del volto, del senso. Le cappelle sono "sfuggenti": cioè non contengono più ciò che si cerca, sono forse decorate ma ormai vuote di significato. Il matroneo deserto, luogo che storicamente accoglieva le donne nella chiesa, "sbriciola dall’alto" – un’immagine straordinaria, che può suggerire sia il crollo dell’ideale femminile, sia la decadenza di una visione dell’arte che collocava la donna in alto, inaccessibile, osservata da lontano.” E quì mi siedo, sereno, ad aspettare.” Dopo tanta ricerca, dopo tanta osservazione e interrogazione silenziosa, il poeta non trova Lisa. Ma accetta l’assenza, e vi si siede accanto, sereno. Questo "aspettare" non è passivo: è un gesto poetico, contemplativo, quasi mistico. Come chi siede davanti a un dipinto e sa che non lo comprenderà mai fino in fondo, ma lo guarda lo stesso, in silenzio. Una poesia bellissma! Complimenti
Cara ninetta, travolto dalla follia agostana, avevo perso questo tuo acutissimo commento, che mi fornisce ulteriore approfondimento sulle motivazioni meno evidenti del mio scritto. Alcune di queste erano "in nuce" nel mio pensiero e ti ringrazio sinceramente per avermele sviluppate ed esplicitate.
''E qui mi siedo sereno ad aspettare ''...E' un verso bellissimo , profondo, che racchiude il senso totale dell'attesa non vana, pure nello sfacelo esterno. Ti abbraccio Eos