Lo spessore sulle spalle. Le braccia vuote tra i cenni delle foglie. Non risponderai, guardi avanti tra le cose, nella solitudine. Un soffione spoglia lo specchio di una vecchia stanza, aspetto uno sguardo e mi ribello nelle retoriche di madre, spero almeno in un rancore mentre resti fermo nel silenzio. Non sai toccarmi, ti evito in un dolore d’amore antico.
cammino su cimiteri di occhi. Piove vetro sulle paludi. Apro un cancello che sfiora l’ironia e non toglie la fame. Ho cercato fratelli per ripercorrere i luoghi dove sono mancata, dove non potrò andare. Sommo le trasparenze, i confini e le nubi.
sulla soglia sorridi appena. Dai tuoi passi si alza un volo diviso di conchiglia
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