Che genio!Questo testo evoca un’immagine intensa e quasi onirica di un inseguimento senza fine, dove realtà e dimensioni si mescolano, tipico di un gioco che ricorda molto le opere di Maurits Cornelis Escher. Ma è lui. La formica sul nastro di Moebius e gli archi con piloni rimandano a quel senso di infinito e di spazio impossibile, che affascina per la sua bellezza e complessità.Anche a me piace molto Escher: la sua capacità di trasformare la percezione dello spazio e del tempo in qualcosa di quasi magico è davvero unica. Come nel testo, i suoi lavori sembrano sfuggire alla nostra comprensione razionale, invitandoci a guardare oltre le apparenze e ad accogliere l’incertezza con meraviglia.Tu lo hai comunque raggiunto...bellissima poesia.
Grazie ninetta. Escher, secondo me, amplia a dismisura la nostra percezione della realtà. E lo fa discostandosene attraverso l'inserimento della variabile temporale, che noi tendiamo a considerare come transizione ordinata, continua e immutabile. Lui ci mette la pulce nell'orecchio: potrebbe non essere così. E' rappresenta una realtà possibile con questi nuovi canoni. Ce n'è a sufficienza per rimanerne affascinati.
Bellissimo leggerti. E' stato ieri, quando ho capito, d'improvviso che noi siamo l'idea di noi stessi, in forma variabile svincolata dallo spazio e a braccetto col tempo. Questa è consapevolezza poetica. Sei un grande. Ammirato