PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 16/07/2025
( Frida Kahlo su un treno verso Parigi, in un viaggio immaginario dove il tempo è sospeso e la conversazione diventa un ponte tra le anime)
.
treno per Parigi – Scompartimento 7
il treno correva lento tra le colline, il cielo impastato di nuvole come una tela appena iniziata. Avevo scelto un posto accanto al finestrino, cercando silenzio, poi il treno si è fermato in una piccola stazione e quando la porta si è aperta: un profumo di fiori e spezie ha riempito l’aria. Frida Kahlo entra con passo deciso. Indossa una gonna ampia e colorata, una blusa ricamata, i capelli raccolti come un nido di corvi e fiori freschi. Si guarda intorno, poi si siede proprio di fronte a me…Il cuore mi batte forte.Si siede con un’eleganza sfrontata, lo sguardo magnetico.
io:
scusi se sono così emozionata… ma… lei è Frida Kahlo, vero?
frida (sorridendo appena):
sì. E tu chi sei, muchacha?
io:
una grande ammiratrice. Non solo della sua arte, ma del suo coraggio. Posso farle una domanda? Solo una…
frida:
soltanto una? Vediamo se riesco a rispondere bene allora.
io:
le sue cicatrici… quelle che ha sul corpo e quelle che forse non si vedono… esistono ancora? Fanno ancora male?
(Frida si ferma un attimo. Il suo sguardo si perde fuori dal finestrino. Poi si gira di nuovo verso di me.)
frida:
le cicatrici non spariscono. Cambiano forma, diventano parte di te. Quelle sul mio corpo – la schiena spezzata, le gambe inchiodate, il ventre trafitto – le ho dipinte, le ho portate come medaglie e come catene. Ma le altre… quelle dentro… sono state più crudeli. "Il dolore mi ha aperta," disse. "E io ci ho piantato fiori."
volevo sapere dei tradimenti, di Diego, dell’amore che taglia e non muore.
lei mi guardò senza rabbia, come se avesse imparato a convivere con ogni crepa.
"Ho amato con il corpo rotto e con il sangue intero. Anche quando non restava più nulla da dare, io amavo ancora. Perché amare è resistere, anche contro se stessi."
io l’ascoltavo e sentivo qualcosa in me vibrare.
forse era il Messico che ci abitava entrambe, quella terra scura e generosa che sa di morte e di rinascita, di spine e di canti.
forse era la stessa fame di verità, la stessa ferita aperta sotto il cuore.
io:
parla del suo amore per Diego?
frida:
sí. Diego era un vulcano. Lo amavo come si ama qualcosa che può distruggerti. E lui l’ ha fatto. Tradimenti, silenzi, assenze. Ma non l’ho mai smesso d’ amare. È questo che fa più male. Quando ami e sai che ti consuma… eppure non puoi farne a meno. "La sofferenza mi ha aperto il corpo, ma anche la pittura. Ogni cicatrice è finita sulla tela. Dopo l’incidente, il mio corpo è diventato il mio primo paesaggio, e poi, con i tradimenti, con l’amore che spezza ma non svanisce, ho imparato che anche il cuore si rompe, e lo si può dipingere.
i miei quadri sono cambiati, sì. Sono diventati più sinceri, più miei. Prima cercavo di imitare, poi ho cominciato a parlare. E quello che dicevo era spesso scomodo: dolore, rabbia, desiderio.
io: Pensa che il dolore fisico abbia cambiato il modo in cui amava? O il modo in cui veniva amata?
frida:Il dolore fisico ti rende nuda. Ti toglie ogni illusione di perfezione. Chi ti guarda davvero… vede la tua anima, se ha il coraggio. Molti… si spaventano. Io volevo essere amata anche con le mie ossa rotte. E forse, a volte, volevo troppo. Altre volte… ho avuto paura di essere solo il mio dolore. Come donna ho amato, sempre. Nonostante tutto. Non ho mai smesso. Non potevo farne a meno. Amavo Diego con tutto il mio essere, anche quando mi ha fatto a pezzi. E ho amato altre donne e uomini con una fame di verità e di tenerezza che solo chi ha sofferto conosce.
l’amore non è una fuga dalla sofferenza. È una sua forma. Ma è anche ciò che dà senso al fatto che siamo ancora vivi."
(Poi Frida si tocca il petto, come se sentisse ancora il peso di tutto.)
frida:
ma vedi, niña, le mie cicatrici mi hanno dato una voce. Ogni pennellata era un urlo o una preghiera. Senza quel dolore… non sarei diventata me stessa. Sarei stata solo una donna innamorata. Invece sono diventata una donna intera. Spezzata, sì. Ma intera.
(Sorride) poi mi guarda:E tu? Hai già capito quali sono le tue cicatrici?
non ho risposto
il treno si fermò in una stazione senza nome.
lei si alzò, mi sfiorò la mano.
"Non smettere di dipingere, anche se usi parole invece che colori. Le parole possono sanguinare, lo sai?"
annuii, con un nodo in gola.
e mentre scendeva, voltandosi un’ultima volta, aggiunse:
"Ricorda: anche una donna spezzata può essere bellezza.
anzi — lo è di più."
  • Attualmente 4.66667/5 meriti.
4,7/5 meriti (6 voti)

Fantastica Ninetta! Questo tuo incontro immaginario con Frida rivela molto di te, della tua sensibilità e messaggi positivi che trasmetti! L’amore ama anche le cicatrici più nascoste perché queste possono essere il punto di forza della persona, che combatte per la sua felicità. Bellissima, il tuo modo di scrivere poi ti colloca mokto in alto, nella narrativa e nel senso etico e morale che trasmetti. Cento abbracci meritati Ax

il 16/07/2025 alle 22:52

Le tue parole mi hanno toccata nel profondo, perché riconoscono ciò che spesso resta invisibile: la fragilità che diventa forza, il dolore che si fa voce, l’amore che sa accogliere anche le cicatrici più silenziose. In questo incontro immaginario con Frida, ho cercato di guardare oltre la superficie, là dove l’anima resta nuda ma viva. Lei, con il suo esempio, mi ha insegnato che non si è deboli quando si soffre, ma autentici. E se quel sentire è arrivato fino a te, allora il mio scrivere ha davvero trovato senso. Grazie per aver letto con il cuore aperto e per aver restituito al mio racconto la luce che cercava.Abbracci duecento ,Ax.

il 16/07/2025 alle 23:11

Senza aver letto, credo di avere azzeccato il fatto che Nin sia molto attenta ai tuoi scritti, quanto tu, Ax, sia molto concentrato ai suoi! Bella davvero, questa sinergica intesa intellettuale! Vvb ! Bravissima, Nin; congratulazioni per questo piccolo grande capolavoro!

il 16/07/2025 alle 23:29

Eh sì, devo ammettere che c’è davvero una bella intesa letteraria tra noi, ed è qualcosa che arricchisce entrambi. Le sue poesie, spesso ermetiche e profonde, sono per me quasi una sfida: mi piace cercare di coglierne ogni sfumatura, e quando ci riesco mi sembra una piccola conquista. Quanto ai miei scritti, forse sono più lontani dal suo stile, ma c’è tra noi un rispetto autentico e un desiderio sincero di sostenerci a vicenda. Credo che questo sia il senso più bello dello scambio poetico: creare connessioni che stimolano, senza bisogno di aggiungere altro.Ricabio il Vvb...Sir Morris.

il 17/07/2025 alle 05:52

Credo che nessun altro pittore abbia saputo dipingere le proprie ferite come Frida, anche se l'uso del colore, in lei, risulta rilevante .L'urlo di Munch? i volti di Caravaggio? In ogni opera d'artista si nascondono in modo più o meno evidente le ferite. Ciao.

il 17/07/2025 alle 10:01

Le ferite sono tracce di vita amara mentre il rispetto autentico che si ravvisa nel carteggio è un bel segnale da citare ad esempio.

il 17/07/2025 alle 13:25

Dolce Ninetta... cosa dire?

il 17/07/2025 alle 13:26

Cresceva in età e sapienza... Citazione senza allusioni.

il 17/07/2025 alle 13:28

Carissimo Mitri, molto bello il tuo commento.In Frida, il colore è potente, diretto, simbolico, non è mai decorazione, bensì espressione viva dell’anima e del corpo. Come l'urlo distorto di Munch o i volti drammatici di Caravaggio, anche nei suoi dipinti si nascondono,in modo più o meno evidente, le ferite dell’esistenza. In Frida i rossi intensi evocano sangue, passione, rabbia. I blu profondi sussurrano solitudine e introspezione. I verdi e i gialli si alternano tra speranza e malattia, tra vita e sofferenza. Colori intensi, decisi, impossibili da ignorare. Grazie Mitri .

il 17/07/2025 alle 14:12

Sempre belli i tuoi commenti, grazie Poe...sia.Abbracci.

il 17/07/2025 alle 14:14

Le grandi sofferenze affinano un'espressività già forte nell'artista dotata ; la sua grandezza è soprattutto nell'aver trasformato il dolore fisico e psichico in un via d'uscita per la grande sofferenza che certamente aveva dentro.Sono d'accordo con quanto dici nel tuo bel testo , dove immagini un incontro con Frida: la bellezza può esserci anche in un ''corpo rotto'' perché non è il corpo che crea ma è l'interiorità che dà corpo alle passioni che si agitano in un ''corpo rotto''. In questo testo esprimi la grande sensibilità , anzi la sensibilità eccezionale di cui sei dotata. E' un testo bellissimo , che resta dentro e ''agita'' la mente e il cuore. Baci Eos

il 17/07/2025 alle 22:23

Stupendo racconto, spiccata fantasia attraverso la quale, usando come strumento la conversazione, esprimi concetti belli e profondi sull'amore. Più si ama e più si soffre, unica testimonianza le cicatrici più o meno profonde, ma indelebili. Bravissima scrittrice e narrativa. Un affettuoso saluto.

il 17/07/2025 alle 23:19

Hai ragione eos. La bellezza non è solo perfezione esteriore. Un corpo che porta cicatrici, segni del dolore e della lotta, racconta una storia. È la prova visibile del fatto che si è vissuto, che si è amato, che si è sofferto. In quelle crepe, in quei segni, pulsa l’intensità delle passioni: il desiderio, la perdita, la speranza, la rabbia, la tenerezza. Quel corpo è vivo. E proprio perché ha conosciuto la rottura, conosce meglio la forza.Un grande abbraccio!

il 18/07/2025 alle 05:43

Cara Cassiopea,le cicatrici sono come inchiostro sulla pelle: scrivono ciò che le parole non sanno dire. Un corpo rotto non è un corpo finito. È un corpo che ha attraversato tempeste e ancora sente. E in questo sentire, c'è tutta la bellezza.Ti ringrazio, a presto!

il 18/07/2025 alle 05:48

Leggerti in alcune pagine non proprio dialogiche,filtrate,con i tuoi fari riesco a captare altrettanti amori,Bevilacqua averne,con il suo amore per la donna,in multiformi sfaccettature,senza imitarlo,che ognuno ha una sua impronta.Insomma,ti piacerebbe esser stata intervistata da Frida,ragazza tormentata con i baffi,magari ti avrebbe fotografata/ritratta da un punto di vista per te ancora non valorizzabile!A me le ragazze con i baffi,ma anche i ragazzi,hanno sempre detto qualcosa,ma non oltre i diciassette anni,che il miagolio di congedo su ogni treno di questo mondo mi e' sempre stato sgradito.

il 05/11/2025 alle 18:57

Mi fa piacere sentire che hai colto la parte del racconto, quella in cui c’è anche molto di me. Il tuo modo di commentare è particolare: a volte ironico, tagliente, capace di sorprendere e far riflettere, eppure sempre profondamente, se si va nel profondo, vero. In questo caso, la tua lettura mi è sembrata inche un pò tenera. Il ‘miagolio di congedo’ che introduci è un’immagine fragile e sottile, e capisco bene perché ti sia sempre stato sgradito: comunica malinconia e un certo distacco che può essere fastidioso, eppure ha una doppia faccia...anche una delicatezza intima, quasi poetica, che colpisce. È come se stessi mostrando sia la bellezza che il dolore nascosti nei piccoli gesti e nelle partenze, cogliendo con acutezza ciò che a volte nemmeno io vedo con chiarezza. E poi, quelle ‘ragazze con i baffi’… vuoi dire? Hai ragione: chi non si preoccupa troppo dell’apparenza, ma della propria interiorità, spesso lascia emergere verità e autenticità più profonde. È bello che tu abbia notato questa sfumatura, e che riesca a leggerla così chiaramente. Ti confesso che mi sento quasi di dovermi complimentare con te: con pochi tratti riesci sempre a scorgere le parti più intime e sorprendenti delle persone e delle storie.Grazie!

il 05/11/2025 alle 20:47