Tutto è fatto, i figli per il mondo, lei chissà.
notti rotte da impellenti risvegli
pensieri neri, ciechi e stridenti,
volano radenti l’anima come pipistrelli.
un futuro di niente, senza lampi né colori.
avanzi un passo per non arretrare,
aspetti il giorno per indossare il trucco,
far la messa in scena del solito copione.
hai percorso la vita, sei carta d' argento
ma le voglie son vive, ti urlano dentro.
un vuoto profondo che senti pulsare:
smania svergognata, desiderio d' Amore.
al Bar, sulla panchina, al circolo di bocce
ridi con gli amici e fai buon viso;
ma la febbre sale, qualcosa devi fare
per darti pace e reggere la parte.
cambio di scena, si entra in Suburra.
tristi vetrine di rosse lucine addobbate
ammiccanti come vecchie puttane.
suoni, chiedi di Luna… Sofia, Maria
oppure Giovanna, poco importa chi sia.
... piccole stanze, muri a tre quarti,
alcove apparecchiate di carta,
salviette da bebè, flaconi da dozzina,
il mastello gigante...
ti odi eppure ci rifai,
vuoi la tua libbra di carne
per ammansir la bestia,
poi ripartire sapendo di tornare.
amore? Amore qui non c’è.
c’è il lieto fine, di mano o di bocca,
oppure il “sublime”, a due vu.