Il titolo della poesia si riferisce a uno strumento giapponese chiamato shishi odoshi, che serve a spaventare i cervi nei giardini: un tubo di bambù che si riempie d’acqua, si abbassa, e poi colpisce una pietra facendo un suono secco. Questo ritmo naturale e meditativo ci introduce nell’atmosfera della poesia. Il poeta ci parla di un viaggio dentro se stesso, dove arriva a un punto lontano e profondo, come se fosse "all’afelio" , il punto più distante dal Sole nell’orbita di un pianeta.Una metafora (Il poeta si sente lontano, forse smarrito, ma anche in cerca di significato).Ci sono immagini forti e creative: i pensieri diventano lettere chiuse con la ceralacca, lanciate in un vulcano e poi sulla Luna. Forse è un modo per dire che sente il bisogno di liberarsi dei pensieri confusi e mandarli lontano, dove qualcuno saggio potrà capirli — come il “Maestro del tè”, una figura simbolica della cultura giapponese, calma e riflessiva.Le parole della poesia sembrano eco nel vuoto, come campane a vento: suoni leggeri ma che ci fanno sentire quanto sia grande il silenzio dentro il poeta. E poi ci sono lacrime, che cadono “per caso”, come se nemmeno lui sapesse bene perché sta soffrendo. Alla fine, ci parla di “porte senza mura,” un’immagine poetica per indicare opportunità o momenti importanti nella vita, che non si vedono facilmente, ma che dobbiamo attraversare con coraggio, anche se non sappiamo dove portano.I tuoi versi,Ax, invitano a guardare dentro di noi e ad ascoltare i nostri pensieri, anche quelli più difficili. Grazie ,Abbracci.
Grazie a te Ninetta che riesci sempre ad estrapolare un messaggio di valore dalle mie visioni/tentativi d’intuizione… Un abbraccio caro
Quando si va lontani dai nostri pensieri, dalla nostra logica si accendono luci nuove e tutto ci appare più comprensibile, ma bisogna abbandonare i legami umani e prendere pensieri che possono sembrare sibillini e non comprensibili, ma bisogna raggiungere l'afelio da noi stessi. Forse, comprenderemo che tutto è fatto di armonia, calma e purezza e che il rispetto non è solo per chi berrà il Tè, ma anche per ciò che è servito a preparalo. Senza il legame della corda del campanaro, le campane sembrano suonare a vento, ma nell'armonia naturale del vento. Lo stesso sono le parole perse in un cranio vuoto che è il vuoto dell'universo. Parole la cui semantica va oltre il valore umano che noi diamo alle parole, ma diventano simbolo con il suono di una campana. Parole, suoni, che aprono porte dimensionali che ci proietteranno oltre l'afelio dell'umano, non umano, esistere. Testo molto apprezzato e significante.
Grazie carissimo, anche il tuo commento è veramente prezioso, integrandosi con una luce Zen sui miei versi. Te ne sono grato… sento campane a vento suonare…