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Pubblicata il 29/05/2025
podsol
il terreno sotto la cenere

posto che il vivere è una coazione,
coazione al ripetersi di un’illusione,
esiliati dallo Stato di Natura,
non è che eterno ritorno
alla stessa turlupinatura.

vivere è uno strano rocchetto
del quale non vi è brevetto …
fingere che sia utile spaziare con la mente,
scervellarsi sulle traiettorie di questo yo-yo costante …

partir sapendo di dover far ritorno
come la Notte che si alterna al Giorno.

a questo dualismo si deve tutto
ecco che “prender parte” è il vero lutto,
come tutto siamo energia
tra il “più” dell’Amor
ed il “meno” dell’Entropia …

forte di questo antico memento,
sveglio nel mentre che mi addormento,
duole cercare il senso del viaggio
riconoscendosi parte d’un miraggio.

“Soffro perché esisto
apprezzo perché sono
tutto è già visto
nei miei limiti di Uomo”

siamo la cenere dei nostri avi
ed ancora non abbiamo le chiavi,
le domande saranno sempre le stesse;
le risposte false promesse.

siamo figli del Fuoco di un’emozione …
quel Fuoco che ci ha fatti cenere …
muore e nasce, da questa reiterazione,
ogni figlio degenere.

il soffrire, in questo panorama,
dove la tela nessuno ricama,
è un mancato ritorno
all’unità di Quel giorno.

rifiuto; abbandono; ingiustizia; umiliazione e tradimento
tutte ferite di uno stesso momento,
del giorno in cui abbiamo iniziato il cammino
appena lontani dalla certezza del Seno.

ecco la sete di far ritorno
a quella Fonte d’essenza pura,
di nuovo Vi si alterna il Giorno
che allevia ogni paura.

È tutto un ricordar di sé
scevro da ogni perché.
È tutto adesso, in ogni respiro,
vista di un rapace ma coscienza da ghiro.

grazie ai cinque, la Percezione:
ciò che non vediamo è un’affezione.
così facendo stiamo ricordando solo una parte,
anche qui il dualismo è dietro le porte.

affidarsi ai sensi è sempre un bene
mostra la realtà così come si conviene,
ma la Percezione è come un Ponte,
tra Quella Fonte ed il Creato:
l’Uomo vi è seduto al centro
su di un’altalena in perenne moto.

cerchiamo invano Chi ha dato la spinta
ci proiettiamo con paura verso l’inerzia,
la verità sta nel far finta
di poter compiere ciò che si inizia.

godere di ogni singola oscillazione
per guardare oltre l’illusione
per poi tornare al punto opposto:
l’altalena non è monoposto.

È così che con un pizzico di compassione,
sotto la cenere nascerà un’emozione
che abbiam detto esser fuoco
che alimenta questo strano gioco.

e se il nostro altalenare in maniera costante
fosse obbligato da un Fuoco sotto il ponte?

fermarsi sarebbe bruciare …
ma ci sarà dolce questo ozio
il nostro rogo altro non è che un nuovo inizio.

come cenere nutriremo il terreno,
proprio come ci nutrì quel Seno
cui tanto volemmo far ritorno,
ecco l’albeggiare di un nuovo Giorno.

con uno sforzo d’astrazione,
sintetizzando i processi,
la più dolce unione
non ha a che fare coi sessi.

È un’alleanza tra forze opposte,
qualunque ne sia la natura,
l’eterno compromesso
prima dell’aratura.

… Posto che il vivere è una coazione
bisogna scegliersi la propria illusione …
È coazione perché non abbiamo scelta,
morire è solo vivere alla svelta.

scegliersi però come centro dell’Universo
lo trovo un buon compromesso.

fingo che la traiettoria abbia un senso,
mi convinco di essere ciò che penso.
creo di me una piccola storia,
mi illudo che ne abbiano memoria.
vivo l’attimo come fosse l’ultimo,
bevo per la sete, mangio quando ho fame e …
ti guardo negli occhi per capire quanto ci rimane.
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