PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 27/05/2025
Le notti in ospedale si vivono in così tante maniere; questo era per me un pensiero ricorrente mentre aspettavo buona, buona il giorno del mio intervento. In effetti, la mia notte non era certo uguale a quella della mia vicina di letto, una povera donna di quasi ottant’anni malata di Alzheimer e di non so più quale malattia per la quale era stata portata in ospedale dalla figlia. Era una notte fatta di continui tentativi di fuga verso la lontana masseria nella sua amata Puglia, dove secondo lei la aspettava sua madre.

la mia notte non era sicuramente uguale a quella dell’altra donna, quella del letto 22, che attendeva impaziente di sottoporsi a un intervento che le avrebbe donato un seno perfetto, che lei già vedeva e accarezzava: piccole tette sode sul corpo di una sessantenne, che si era ricoverata senza dire niente a nessuno, neanche alla sua unica figlia, che ignara le telefonava e alla quale lei, con un po' di timore, rispondeva di trovarsi in vacanza con una sua carissima amica.

molti altri vivevano notti agitate e insonni, un mare di menti piene di perché, un mare di corpi tormentati da ansie e dolori. Tutto sotto lo sguardo vigile dei medici di turno e degli infermieri. Notti, per alcuni di loro, fatte di stanchezza e insoddisfazione, mentre per altri piene di rabbia, per turni assurdi, per una carriera che non riesce a decollare, o per quello che li aspetta fuori.

la mia notte, carica di pensieri non miei, di paure e gemiti non miei, la mia notte vuota, vissuta in un eterno stato di incoscienza, come se niente di ciò che stava accadendo riguardasse realmente me, come se neanche l’ago cannula fosse conficcato nel mio braccio. In fondo, ho sempre avuto la sensazione di vivere in una specie di stato ipnotico, o meglio in un continuo letargo che mi allontana da tutto, anche da me.

solo quando il silenzio aveva ormai avvolto l’intero reparto e tutti dormivano o cercavano di farlo, sentii forte il bisogno di dare un ultimo sguardo al mio corpo ancora integro, così mi alzai, entrai in bagno e, davanti allo specchio, mi spogliai e inumai mentalmente il seno che ben presto mi avrebbe lasciata; una cerimonia intima, senza lacrime, quelle sarebbero venute dopo appena tornata a letto.

la luce del mattino piano si faceva strada nella stanza e il via vai nel corridoio ricominciava: medici, infermieri, malati, terapie e termometri, tutto come ogni giorno. Tranne il bicchiere pieno di tintura di iodio, dall’odore nauseante, che l’infermiere di turno mi aveva lasciato sul comodino, raccomandandosi di lavarmi completamente con quello.

in piedi, nella vasca da bagno scrostata, ho iniziato a passare sulla pelle il disinfettante; la mia pelle si tingeva di giallo e questo mi faceva sentire marchiata, segnata, proprio come quella vecchia pubblicità sull’aids. Ecco, dopo quel bagno colorato e maleodorante, tutti avrebbero saputo, tutti avrebbero visto e capito che ero una bambola rotta.

per fortuna, il mio lato bambinesco non mi ha mai abbandonata e quella mattina, appena mi consegnarono il camice verde col quale si saliva in sala operatoria, lo indossai e, per rallegrare le mie compagne di stanza, offrii loro una sfilata del tipo "piccolo diavolo", “modello Giuditta”. Due risate ci volevano, poi via verso quel sonno profondo e innaturale che mi avrebbe messa per sempre davanti a una nuova vita.
  • Attualmente 4/5 meriti.
4,0/5 meriti (3 voti)

Un testo bellissimo, momenti in cui molte si ritrovano... Scrivi benissimo e chi ti legge vive le tue stesse emozioni e paure.Meno male che tutto è passato,la gioia di vivere è sempre presente e questo è ciò che importa.Ti abbraccio cara Marisol61.

il 27/05/2025 alle 06:23

Ti ringrazio Ninetta.Tutto è passato e mi ha ha aiutata il mio modo di essere che gioca e ride per me e nonostante me . ; - )

il 27/05/2025 alle 12:58

un racconto davvero toccante e commovente, hai descritto benissimo, con malinconia ma anche fine ironia un momento così drammatico per una donna, ti abbraccio forte!

il 27/05/2025 alle 15:59

Gentilissimo Axel,ti ringrazio per le tue parole e per l'abbraccio,anche scrivere aiuta . : - )

il 27/05/2025 alle 16:21

certamente aiuta, scrivere, ma inoltre occorre davvero scindere l'idea che la Persona sia solo il suo corpo. La Mente, l'Anima, sono la nostra vera identità, quella che affascina, ama e si ama.

il 27/05/2025 alle 16:33

Mi è sembrato di essere lì. Grazie per questo emozionante racconto.

il 27/05/2025 alle 18:19

Cogitoergosum,ti ringrazio infinitamente per il tuo commento,e per la tua vicinanza. : - )

il 27/05/2025 alle 19:53