Tengo la corda,
le mani lacerate dal peso
di un amore immobile.
una montagna.
non urla, non crolla,
non si mostra.
eppure mi frantuma le dita
ogni giorno che resto.
io stringo,
perché credere è resistere.
perché l’amore non si abbandona
solo perché fa male.
ma quando solo uno regge,
non è amore:
è un abisso con il nome dell’altro inciso sulla pietra.
tu, montagna,
sei rimasta ferma,
mentre io morivo in ogni passo.
ho urlato la mia presenza
in un silenzio che non ti ha scalfito.
ho lottato anche per te,
quando tu hai deciso che bastava non muoversi
per non cadere.
ma sai,
chi ama davvero non si arrende alle prime crepe,
non fugge dai temporali,
non abbandona le mani che tremano.
l’amore va vissuto come incendio e rifugio,
non come roccia che osserva senza agire.
e ora cado.
non per debolezza,
ma perché nessuno può reggere un peso
che si ostina a non diventare compagno.
e tu perderai chi ti ha amato
fino a consumarsi l’anima.
io, che ti ho scelto ogni giorno,
anche quando tu hai scelto di non scegliere.
la colpa è di chi non ha creduto.
la fine, di chi ha voluto
che l’amore morisse nell’attesa.
io…
io muoio vivo,
nel limbo di ciò che poteva essere.
e non sarà più.
.
mi stai per perdere per sempre, mi spiace che tu lo debba leggere qua.
ma ti ho amato ed è dura amare da soli. Forse capirai, resterai nella tua eterna convinzione che sia ingiusto, normale lo dicono tutti. Tutti coloro che non ci conoscono, sto facendo il possibile per non dare alito e ragione a costoro. Ma l'addio sarà più duro per me fidati!
zovia finisce qui di scrivere per te e non ci sarà più una dedica un noi qua, fine...