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Pubblicata il 16/05/2025
Dietro le Quinte del Panico

Scarabocchi fasulli,
eiaculati da uno Scaramouche
più fanfarone che poeta,
sotto la sottile patina d’oro falso,
la ruggine del vuoto assoluto.
Versi rumorosi, rimbombanti,
pescati a caso nel mio disordine emotivo.

In cerca di nuova definizione
mi ritrovo bambino smarrito,
solo, con la paura del buio,
ogni certezza svanita,
e con le armi spuntate
di fragile cartone,
inutili, contro le mie ombre.

Procedo a tentoni,
ad occhi chiusi, con una rosa
stretta fra le dita sanguinanti.
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La poesia Dietro le Quinte del Panico esprime un profondo senso di smarrimento e insicurezza. Il poeta si sente come un attore che finge di essere poeta, consapevole che i suoi versi sono solo una facciata, vuoti dentro. Mostra un conflitto interiore tra ciò che appare e ciò che realmente prova: confusione, paura, fragilità. Nella seconda parte, si paragona a un bambino perso nel buio, senza più certezze e con “armi di cartone”, cioè strumenti inutili per affrontare le proprie paure. È una descrizione intensa del sentirsi vulnerabili e impreparati davanti alla vita. Il finale, con la rosa stretta tra le dita che sanguinano, suggerisce che anche le cose belle o importanti possono far male, ma l’autore le stringe comunque, forse perché rappresentano ciò in cui crede davvero, nonostante tutto. Questa poesia racconta cosa significa sentirsi persi dentro di sé, cercando di restare sinceri anche quando fa male.Si è comprensibile e umano.Abbracci Axel.

il 16/05/2025 alle 16:23

Ricordi ‘’l’arte per arte’’? Gli esteti non davano all’arte alcuno scopo se non l’arte in sé stessa è un po’ come non attenersi a nessuna regola morale civile-sociale, lo stesso Kierkeegard, che se non sbaglio da ateo diventò uomo di fede , diceva colui che non sceglie mai, si trova davanti tantissime possibilità e sceglie di vivere l'attimo. Con questo voglio dire , che capita nella vita artistica, che ad un certo punto ci sia un’inversione ad U e si conclude che tutto quanto fatto fino ad un certo momento, non è buono . Si torna cioè all’inizio, si torna ‘’bambini’’ e si cercano nuovi modi per affrontare ‘’la paura del buio’’; quindi la rinuncia a scrivere è vista un po’ come la resa incondizionata al ‘’disordine emotivo’’,e comunque alla fine parli del ritirarti nell’ombra stringendo una rosa in mano che ti fa sanguinare le dita…La tua ricerca potrebbe ripartire da qui ,da questo grande bene ,o affetto. Quindi : ‘’arte per arte’’ , ricerca del bello in qualunque campo, sia il tuo scopo e scrivi per loro ! Ti abbraccio Eos

il 16/05/2025 alle 16:37

grazie del bel commento Ninetta... molto umana anche tu! Un abbraccio!

il 16/05/2025 alle 16:59

oso aggiungere, cara Eos, al tuo commento dotto, che tutto vale niente e niente vale tutto, Vissi d'arte... e amore per l'Arte. Occorre rivisitare il sé per dargli nuove dimensioni. E ancora una volta, carpe diem. Un abbraccio! Ax

il 16/05/2025 alle 17:01

Non sia rappresentazione di.una sconfitta poiché per tutti c'è margine di ripresa. Il fantomatico smarrito è ormai adulto ed il sangue lo induce ad aggirare le ombre alla luce di una "luna propria".

il 16/05/2025 alle 23:21

Belle parole, molto gradite, buona notte, Poe…

il 16/05/2025 alle 23:31