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Pubblicata il 11/05/2025
"Il giorno dei guanti rossi"

erano giorni frenetici, quelli della preparazione all’esame di Anatomia Patologica. Ogni ora era assorbita dal leggere, ripetere, cercare di capire e memorizzare ogni dettaglio. Con la mia amica Lilly studiavamo senza sosta: eravamo determinate a superare quella prova tanto temuta, fatta di un esame orale e, se il caso lo voleva, anche di una parte pratica su un cadavere. La sera prima dell’esame, però, ci concedemmo una passeggiata nel quartiere studentesco. Avevamo bisogno di prendere fiato. E fu lì, tra le vie affollate di giovani, che ci imbattemmo nei nostri amici di sempre, Franco e Luigi — “i nostri compagni di viaggio”, come li chiamavamo affettuosamente. Ogni volta che ci ritrovavamo, eravamo “i quattro dell’Ave Maria”, inseparabili e allegri come bambini. Ci guardarono con aria complice e dissero: «Ci hanno detto che in questa zona ci sono ragazze carine... e allora siamo venuti a caccia!»«Mascalzoni!» rispondemmo noi, ridendo. «E pensate a queste cose proprio alla vigilia dell’esame!» La serata continuò tra battute e risate, e quando fu ora di tornare a casa, ci chiesero se potevano dormire lì da noi, così da partire insieme la mattina dopo per l’università. Lilly ed io ci consultammo con uno sguardo e accettammo, con una sola condizione: “Dopo cena si ripassa, e se non collaborate, vi buttiamo fuori!”Fu così che ci ritrovammo tutti attorno al tavolo, trasformando lo studio in un piccolo teatro comico: ciascuno doveva salire su una sedia e spiegare un organo, associandolo a qualcosa che si trovava in cucina. L’idea ,come al solito era Luigi,ma oltre che fungere di essere attori sulla sedia, esisteva anche la pena: pagare la colazione e il biglietto del cinema in caso di errore .Nonostante tutto, la rappresentazione teatrale fu efficace per il ripasso.Sul tardi ci salutammo scambiandoci la buona notte. Ognuno andò nella propria stanza. Ma la notte non fu affatto silenziosa. Franco e Luigi, sistemati nella stanza accanto, cominciarono subito a fare i “galletti”. Bussavano piano sul muro, sussurrando:
«Ragazze… state dormendo?»
«Avete bisogno di compagnia?»
«Vi cantiamo una ninna nanna?»
ridevamo in silenzio, cercando di trattenere le risate sotto le coperte. Una volta Luigi disse addirittura: «Oh, io sto male… è una crisi di panico… Mamma vieni!»
al che Lilly, senza nemmeno alzarsi dal letto, gridò:
«Va’ la! La crisi di panico te la farà venire il professore domani mattina, altro che mamma!» La notte proseguì così, tra scherzi, risate soffocate e l’eco delle loro voci che, più che disturbare, erano una carezza all’anima. Giovani, spensierati, complici: eravamo amici veri, e anche quei momenti di gioco innocente facevano parte del nostro affetto. Poi, poco prima di spegnere tutto, successe una cosa importante: ci accorgemmo che né Franco né Luigi avevano i guanti.«E se domani c’è davvero il cadavere?» Lilly, previdente, ne aveva comprato due paia in farmacia, uno anche per me. Ma i ragazzi erano senza. Fu allora che Luigi, col suo spirito geniale, propose: «Ragazze, niente paura. In cucina ho visto un paio di guanti per lavare i piatti. Rossi, belli, resistenti. Non sarà mica un problema se li uso… tanto sempre un morto è!» Noi ci guardammo tra il divertito e l’incredulo. Alla fine, ci sembrò assurdo ma possibile. Luigi li mise da parte, pronto a tutto. Il giorno dopo, intontiti ma decisi, salimmo sulla vecchia e cigolante Diana di Franco e arrivammo in facoltà. Quando arrivammo, il custode ci accolse con una notizia che ci raggelò:
«Oggi c’è il cadavere.»

il panico fu immediato. Nessuno di noi aveva mai visto dal vivo un cadavere.
“Ora Luigi come farai, anzi come farete ragazzi senza i guanti?”
“Useremo i guanti da cucina! Rossi, belli, spessi, perfetti !» risposero in coro Luigi e Franco.
arrivò il momento dell’appello. Il professore chiamò per primo proprio Luigi. L’orale andò bene, poi passò alla parte pratica:
«Bene, ora deve eseguire un’incisione mediana sterno pubica, Indossi i guanti?»
luigi, serissimo, tirò fuori dal borsello i suoi guanti da cucina e se li infilò come un chirurgo consumato.
quando il professore si voltò e lo vide, rimase pietrificato:
«Ma… che sta facendo? Qui non siamo in cucina! Non dobbiamo lavare i piatti!»
e Luigi, con la massima sincerità:
«Professore, non è per mancanza di rispetto, ma non avevo i soldi per comprare i guanti sterili. Questi erano nel cassetto di mia madre…»
per un istante ci fu silenzio. Poi il professore, cercando invano di trattenere il sorriso, ordinò che gli venisse passato un paio di guanti sterili. L’intera aula esplose in una risata generale. Nessuno riusciva più a trattenersi. Quella scena, surreale e indimenticabile, ci fece dimenticare per un attimo tutta la tensione. Alla fine, superammo tutti l’esame. E tornammo a casa increduli, esausti, ma col cuore leggero. Non solo avevamo vinto la sfida, ma avevamo vissuto uno di quei giorni che restano per sempre nei ricordi.
-- I guanti da cucina rossi al posto di quelli chirurgici … una trovata che oggi sarebbe virale sui social! E poi il professore che, pur mantenendo la facciata severa, sotto sotto rideva anche lui. Che scene!
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Simpaticissimo racconto, della bella gioventù dei bei tempi! Piaciuto molto! Un abbraccio! Senza guanti rossi!

il 11/05/2025 alle 19:41

Ho messo i guanti da cucina per risponderti, amica Ninetta! Ho minacciato io il professore, affinchè promuovesse il tuo collega! F.to Hannibal Lecter

il 11/05/2025 alle 22:44

Grazie Axel per la lettura senza guanti rossi...si vede che non bazzichi in cucina.Abbracci.

il 11/05/2025 alle 23:32

oh! sir che ridere! i guanti per rispondermi...ahah.Grazie di tutto anche per la promozione Hannibal!Abbracci.

il 11/05/2025 alle 23:35

Smack!

il 12/05/2025 alle 06:04

È un atmosfera molto comica : l’ansia per l’esame ;la fretta di ripetere , il dialogo goliardico tra voi quattro e poi la possibilità di un cadavere vero su cui fare la pratica, che puntualmente si verifica. Immagino la scena con Luigi che tira fuori quei guanti rossi da cucina …Scena comicissima che fa esplodere tutta l’aula in una risata, professore compreso…Penso che solo il cadavere non avrà riso ^-^ sono momenti, hai ragione indimenticabili. Maliziosamente e se Luigi e l’amico avevano invece intenzione di fare pratica sui ‘’cadaveri’’ vivi di voi due ?^-^ Baci Eos che ha letto con piacere

il 12/05/2025 alle 18:55

Cara Eos ,rido per il tuo commento...ahah.Nessuna pratica...non erano i nostri tipi, ma eravamo veramente amici.Pensa che Luigi, ogni sabato sera andava a casa sua a circa quaranta km di distanza dalla capitale, per occuparsi della proiezione dei film di Totò nel locale cinematografico della sua famiglia, lo aspettavamo con ansia il lunedì perchè a colazione ci raccontava il film, imitando Totò e gli altri attori... risate a non finire, eravamo giovani... uno spasso!Baci, baci.

il 12/05/2025 alle 21:54

La spontaneita' rende il mondo piu' allegro e il tuo scritto ne e' la prova.Un Salutone

il 13/05/2025 alle 18:00

Si, lo penso anch'io.Grazie Giancarlo per il tuo passaggio e per il tuo bel commento,ricambio il salutone.

il 13/05/2025 alle 23:21