PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 05/05/2025
Vastità di un Riflesso

Vago senza meta
per le città buie
dei miei pensieri
senza finestre.
Ad ogni angolo cieco
l’ombra di un angelo caduto,
con le labbra di cenere.

Rastrello parole di sabbia
da una clessidra sfondata,
a formare ideogrammi restii,
mentre mastico il marmo
dai residui di polvere
di un epitaffio scaduto
tra i ripiani del tempo.

Mi arrampico sul vetro
di fragili girasoli nudi
che cantano alla Luna.
  • Attualmente 3.66667/5 meriti.
3,7/5 meriti (3 voti)

La poesia Vastità di un Riflesso ci porta dentro un viaggio personale, intimo e malinconico. Il poeta si sente perso, cammina senza una meta nei suoi pensieri, che sono come città buie e chiuse, senza finestre. In questo spazio interiore incontra un angelo caduto con le labbra fatte di cenere, segno di qualcosa di bello ma ormai distrutto. Nel secondo passaggio, le parole diventano sabbia raccolta da una clessidra rotta: il tempo sembra finito o bloccato, e comunicare diventa difficile. Il poeta cerca comunque di costruire un senso, anche se tutto si sgretola. “Masticare il marmo” da un vecchio epitaffio dà l’idea di voler capire qualcosa che ormai appartiene al passato.Alla fine, la poesia si chiude con un’immagine fragile ma poetica: il poeta si arrampica su vetri fatti di girasoli nudi, che cantano alla Luna. Anche se sono deboli, cercano ancora la luce, la bellezza, o un senso.Questa poesia parla del sentirsi soli, smarriti, ma anche del bisogno di trovare qualcosa di vero dentro sé stessi, nonostante tutto.Molto bella.Abbracci.

il 05/05/2025 alle 10:32

Mille grazie per il tuo bel commento, sempre vasto e puntuale. Un abbraccio grato

il 05/05/2025 alle 10:43

Bel testo triste e melanconico! Bravo Axel

il 05/05/2025 alle 14:36

Yes, my dear friend… I’m a melancholy man, cantano anche i Moody Blues… Salutissimi!

il 05/05/2025 alle 14:43

Anche i tuoi pensieri sono nudi e genuini come i girasoli che descrivi. Sanno però vestirsi di mille situazioni così estrosamente presentate.

il 05/05/2025 alle 16:31

Considero ‘’l’epitaffio’’ come un cibo per l’anima che anche dimenticato ‘’tra i ripiani del tempo’’ , ha già fatto il suo compito: quello di nutrire un’anima che ormai è forte e vitale e in grado di cibarsi di qualcosa di diverso .Come un bambino che appena nato si nutre solo di latte poi passa a cibi più elaborati Così pure ‘’la clessidra sfondata’’ ha smesso la sua funzione già svolta . Ti ricordi di Winkelmann? Diceva:’’ facciamo versi nuovi su parole antiche e anche ‘’nobile semplicità’’ e ‘’quieta grandezza.’’ La prima è la capacità di controllare ogni passione e pulsione; la seconda è quella propria del mare, che per quanto possa apparire mosso, sul fondo rimane sempre tranquillo. Quindi la capacità artistica si evolve , cambia e si approfondisce con il passare del tempo.. Resuscitare ‘’ombre di angeli caduti’’, agli angoli bui del pensiero non ha senso .Senza il periodo blu , Picasso non avrebbe avuto quello rosa . L’arte procede per tappe evolutive e se i ‘’girasoli fragili e nudi’’ si arrampicano ‘’sugli specchi per cantare alla Luna ‘’non è detto che non possano cantare a qualcosa altro ; del resto sono piccoli e fragili , dagli il tempo di crescere Bella e triste Ti abbraccio Eos

il 05/05/2025 alle 16:57

Grazie Poe... molto carine le tue parole per me. Un caro saluto!

il 05/05/2025 alle 17:02

Grazie Eos, molto bella e significativa la citazione di Winkelmann che non conoscevo, e, come suggerisci tu, darò il tempo ai girasoli di diventare grandi e forti e rizzarsi verso il sole! :-) Un abbraccio grato! Ax

il 05/05/2025 alle 17:05