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Pubblicata il 03/05/2025
Simulazione di Silenzi Stracciati

Sbuccerò la grandine
fino a scorticarmi le dita,
per trovare il suo cuore,
piovuto dal cielo tigrato
da punti interrogativi.
Non ci sono parole fragili,
tra gli spilli di ghiaccio.

Le forme delle nuvole
sono romanzi variabili,
senza inizio né fine,
nascondono la luce
danzando come fantasmi,
assaltano la verità
con il brontolio del tuono.

La folgore acceca,
improvvisa e guerriera,
nel rogo della solitudine.
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Distopico, sincopatico accanimento contro se stessi! I ghiacciai si scalano... o si scia sulla loro neve! A noi la scelta! Bravissimo, Axel! Saluti sinceri!

il 03/05/2025 alle 09:07

Grazie Sir, gentilissimo! Un caro saluto!

il 03/05/2025 alle 09:30

Il testo si apre con un’immagine disturbante e potente: “Sbuccerò la grandine / fino a scorticarmi le dita”. Il gesto violento, estremo, suggerisce la volontà di penetrare oltre la superficie, di affrontare una realtà dolorosa per raggiungere un nucleo di verità, rappresentato dal “cuore” celato nella furia atmosferica. Questo cuore, “piovuto dal cielo tigrato / da punti interrogativi”, non è solo una visione lirica, ma diventa simbolo dell’enigma esistenziale: un dono celeste che però è incerto, sfregiato dal dubbio e dalla molteplicità delle domande. La seconda strofa introduce una dimensione onirica e mutevole: “Le forme delle nuvole / sono romanzi variabili, / senza inizio né fine”. Qui il cielo non è più solo scenario, ma diventa una narrazione fluida, instabile, che nega la linearità del racconto. La nuvola è metafora dell’esperienza umana e della coscienza: muta costantemente, sfugge a ogni tentativo di comprensione definitiva. Le nuvole “nascondono la luce / danzando come fantasmi”, e in questo nascondimento si oppongono alla chiarezza, abbracciando invece l’ambiguità, l’ombra, l’illusione. Il tono si fa più cupo e drammatico nella parte finale, dove entra in scena la folgore: “improvvisa e guerriera, / nel rogo della solitudine”. Qui l’immagine della luce diventa violenta, accecante, non portatrice di verità ma espressione del dolore interiore. La solitudine è un incendio che arde , vivo e la folgore lo attraversa come un trauma improvviso, una rivelazione che non consola, ma brucia. Nel suo complesso, la poesia è una rappresentazione cruda e liricamente raffinata del conflitto tra il desiderio di senso e la natura effimera e opaca della realtà. La “simulazione” del titolo potrebbe alludere alla finzione del linguaggio, alla sua incapacità di restituire pienamente il silenzio, lo strazio, o persino la verità. I “silenzi stracciati” sono forse i tentativi falliti di dare forma all’indicibile, brandelli di emozioni e pensieri che la poesia cerca disperatamente di ricomporre. Bel testo, abbracci!

il 03/05/2025 alle 15:12

Grazie Ninetta, hai evidenziato il punto focale nella chiusa come sempre profonda per la tua capacità di comprendere il tutto e dargli una trama significativa. Un abbraccio

il 03/05/2025 alle 15:41

Vorrei essere brava nell'analisi come Ninetta. Ma io resto folgorata e senza parole, scusa Axel.

il 11/05/2025 alle 16:20

Grazie a te, Deamor! Ninetta ed Eoskarma hanno un dono che anch’io invidio!

il 11/05/2025 alle 16:36