Un senso di vuoto e di confusione nel cielo privo di nuvole e i fogli bianchi riflettono l’assenza di parole ,la seduzione è priva di attrattiva. I versi rappresentano l’abulia, l’assenza di punti di riferimento nei quali fermare l’attenzione e nell’inerzia della incapacità di trovarne ci si morde le labbra a sangue ,forse per provare almeno una sensazione ,dolorosa sì, però una sensazione che manifesti il fatto di essere vivi. Più che vangelo il tuo potrebbe essere un diario nel quale scrivere la tua verità, e tra l’altro non hai nemmeno voglia di farlo forse perché non sai ancora dove approderai in questo stato di confusione e di incertezza . Tutto è evanescente , i cerchi di fumo indicano il vagare senza direzione …Ci sono vari riferimenti al sacro ma è troppo vago per costituire un punto di approdo mentre il richiamo del mondano è ancora evidente nelle ‘’scintille spruzzate e colate sulla croce del petto’’.E’ il transito tra il vecchio e il nuovo quando il vecchio non è scomparso del tutto ,almeno nel ricordo di un periodo ‘’buono’’ e il nuovo non ancora ben definito . Ti abbraccio Eos
Grazie Eos, grandioso commento, come sempre, complimenti a te! E un abbraccio. Ax
Caro Axel, oggi t'invito a teatro e sarai tu l'attore protagonista di:"Collage emotivo non dichiarato": Ci sono giorni in cui i cieli si spogliano. Restano nudi, senza veli, senza promesse. Li guardo riflessi su pagine bianche… pagine che non si muovono Il pianeta è orfano. Lo sento nel silenzio. Un silenzio che non è pace. È assenza. È abbandono. E in questo abbandono, in questo vuoto io……mi mordo le labbra. Le sento rosse, tagliate. Un morso. Un istante. Catatonico. Puro. Come se il dolore, almeno, fosse reale. Le mie dita… tracciano cerchi nel fumo. Sì, cerchi… come se cercassero un centro. Un senso. Ma l’aria è frizzante di sogni incompleti, spezzati, evaporati. Scintille. Spruzzate e poi colate, come metallo liquido… …sulla croce che porto sul petto. Questa croce… non è un simbolo. È un nodo. Una fiamma che non brucia fuori, ma dentro. E allora mi chiedo, , è una voce interiore che sussurra, nel silenzio che resta, mi chiedo : Chi può raccontare la mia verità ? Solo io posso scriverla. Solo io… anche se nel vuoto. Io sono il mio vangelo. Io sono la mia voce. E la scrivo qui. Ora. Nel vuoto. Perché anche nel vuoto c’è un’eco. ---- Il poeta parla di vuoto esistenziale, di perdita di senso e di una realtà che appare frammentata, quasi post-apocalittica, ma allo stesso tempo profondamente intima e corporea. È un contrasto forte tra l'immensità esterna e la fragilità interiore. Accetta questo mio omaggio !Abbracci!
Grato gratissimo per la tua rappresentazione scenica, in versione monologo teatrale, apprezzatissima! Mi vedo una Marlene Dietrich, recitarla, nella posa ieratica dell’Angelo Azzurro. Due abbracci! E buona notte!