Il Volo oltre l’infinito- Parte ii
quando la mia mano sfiorò quella palla di luce, il tempo si fermò. Non era calda, né fredda. Non era nemmeno materia. Era... conoscenza. Una voce silenziosa mi sussurrò non con parole, ma con immagini e sensazioni: "Sei pronta ad andare oltre."E fu così che il mio corpo non esistette più come prima. Mi espansi, sì, ma non nello spazio: mi espansi nella comprensione. Ogni cosa che avevo vissuto, ogni sogno, ogni dolore, ogni ricordo, si allineava in un disegno più grande. E poi, superai quel confine che credevo fosse "l'infinito". E lì, con mia sorpresa, non c’era il vuoto. C’era un luogo. Un mondo fatto di pensiero e luce. Non esistevano strade, eppure sapevo dove andare. Non esistevano corpi, eppure sentivo presenze. E poi l’ho vista. La luce. Ma questa volta aveva un volto: il mio. Solo che era me... ma anche tutto il resto.- Oltre l’infinito non c’era il nulla. C’erano spazi, dimensioni sospese, come bolle trasparenti in un cielo che non era cielo. Galleggiavano l’una accanto all’altra, come lanterne leggere appese a fili invisibili. Ogni bolla era viva, palpitante, e mi chiamava con una vibrazione diversa. Erano le stanze del tempo .Appena ne toccai una, ci scivolai dentro. Era la mia infanzia. Un campo di grano al tramonto, le risate leggere dei miei genitori, le prime paure, i giochi. Le emozioni non erano ricordi lontani — le vivevo, le sentivo sulla pelle. Lì, ero la bambina che ero stata, e la donna che sono ora, insieme. Poi passai a un’altra bolla. Era la mia adolescenza: tempesta e luce, dubbi, passioni, piccole ribellioni. Ogni stanza-dimensione era come un mondo con un’atmosfera propria. Alcune erano calde, avvolgenti, colorate come sogni estivi. Altre avevano il freddo tagliente delle decisioni difficili, dei silenzi, degli addii. Continuai a fluttuare tra queste dimensioni come in una danza. Ogni spazio era fatto di frammenti: un profumo, una voce, una luce, un sapore, una lacrima. Tutto ciò che avevo vissuto era lì, e mi accoglieva senza giudizio. E mentre fluttuavo in una bolla dorata, mi ritrovai in un angolo familiare. Una scuola. Il mio liceo. Mi fermai di fronte al corridoio, e lì c’era lui. Il mio primo amore. Avevo quindici anni, lui ne aveva diciotto, e i nostri sguardi si incrociavano furtivamente durante la ricreazione, in un silenzio che diceva più di mille parole. Un giorno, trovai un biglietto nascosto nella tasca del mio cappotto. Era lui. Iniziammo a mandarci messaggi nascosti, segreti, e poi un giorno, di sera ci incontrammo nel giardino dietro la scuola. In quel piccolo giardino dove l’erba aveva l’odore di terra umida e libertà. Il cielo era ancora chiaro, ma tra i rami calava una luce dorata, sospesa come il tempo che stava per fermarsi. Ci guardammo, vicinissimi. Lui allungò una mano, incerta, e mi sfiorò una ciocca di capelli. Io tremavo — non di freddo, ma di vertigine. Era come se il mondo si fosse ridotto a quel piccolo spazio tra i nostri volti. Poi, senza dire nulla, ci baciammo. Fu come volare davvero. Il mio corpo non aveva più peso, e la mia mente non faceva domande. Era puro sentire. Il calore delle sue labbra, il battito forte nel petto, il profumo della sua pelle, la luce del crepuscolo che si infilava tra le ciglia chiuse. Tutto era perfetto. Totale. Sospeso.
un momento così, pensai, si vive una volta sola. Fu come volare davvero. Da adulti, sì, si ama in altri modi. Si cerca, si trova, si perde. Ma quella fusione totale tra anima e corpo, quella verità muta, quel primo istante che accende il cuore come un fuoco, accade solo quando il cuore è ancora intatto, senza cicatrici. Eppure, in questa bolla sospesa oltre l’infinito, lo stavo rivivendo. E lui era lì, con me. Non c’era nessuno, solo noi e il nostro desiderio,il nostro primo bacio. Il calore delle sue labbra, la dolcezza di un gesto che non avevamo mai osato prima. Quel bacio… non era solo un contatto fisico. Era un incontro delle nostre anime, un momento sospeso fuori dal tempo. Una sensazione che non ho mai più provato, quel totale abbandono all’altro, come se niente fosse più importante di quel momento. Era la fusione perfetta, la bellezza dell’innocenza e della passione appena scoperta. Era il nostro giardino segreto Poi lui partì. La nostra storia si spezzò, ma in quella bolla, il tempo non esisteva. Lui era lì, giovane come allora. E insieme, rivivemmo quel bacio, quella sensazione unica che ci legava.”Ti aspettavo!”-mi disse-e mi baciò ancora mentre andavo via.
poi entrai in un’altra bolla.
(continua)
(Grazie eos,senza il tuo suggerimento non avrei finito il racconto)
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